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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Il panda non è più a rischio estinzione

Anche se dal 4 settembre 2016 l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura lo ha classificato come «vulnerabile» e  non più a rischio estinzione, il panda deve affrontare ancora numerosi pericoli per sopravvivere: il suo habitat, ad esempio, continua a restringersi a causa della distruzione delle foreste che rendono sempre più difficile trovare germogli di bambù per nutrirsi (fino a 40 chilogrammi al giorno). Spingendo questi animali a spostarsi di continuo, esponendoli al bracconaggio e ai problemi legati alle infrastrutture costruite dall’uomo.  I panda sono una delle otto specie di Ursidi ancora in vita e il solo rappresentante della famiglia Ailuropodini. La specie loro più vicina dal punto di vista genetico è quella dell’Orso degli Occhiali del Sud America.
I panda giganti (Ailuropoda melanoleuca), simbolo universale delle specie a rischio estinzione, vengono ricordati in occasione della Giornata mondiale del 16 marzo: grazie a oltre sessant’anni di progetti di conservazione condotti dal Wwf, dalle ong cinesi e dai governi locali, la popolazione di panda gigante è passata da circa 1.100 individui negli anni Ottanta a 1.864 esemplari stimati nel 2016, con un incremento del 17%. A questi si aggiungono circa 800 panda presenti in giardini zoologici, centri di ricerca e progetti di riproduzione in cattività.

In passato questa specie era diffusa in Cina, Vietnam e Myanmar, ma già nella prima metà del Ventesimo secolo la sua sopravvivenza era stata messa alla prova dalla frammentazione dell’habitat naturale e dalla deforestazione per far fronte alle necessità di Pechino, che andava incontro a una conversione agricola senza precedenti. Tra i risultati principali ottenuti dall’impegno tra gli altri del Wwf troviamo la creazione del Parco Nazionale del Panda Gigante, che collega habitat fondamentali in tre diverse province cinesi. Attraverso meccanismi di compensazione ecologica, pianificazione dello sviluppo sostenibile e la definizione di linee guida ecologiche, l’associazione continua a contribuire a un equilibrio tra esigenze di conservazione e sviluppo umano. 
Nonostante il nome comune, il Panda Gigante appartiene alla famiglia degli Ursidi (orsi), mentre il Panda Rosso (Ailurus fulgens) è l’unico rappresentante della famiglia Ailuridae, più vicino a procioni e donnole. La somiglianza tra i due nomi è legata alla comune alimentazione, alle tipiche macchie nere intorno agli occhi e al cosiddetto «falso pollice», utilizzato da entrambe le specie per afferrare le canne di bambù. Si tratta di un cuscinetto carnoso – come un «sesto dito», formato dall’allungamento dell’osso sesamoide radiale del polso – che permette all’animale di afferrare le canne di bambù, essenziali per la sua dieta.
La  specie è spesso associata anche alla cosiddetta «diplomazia dei panda», una strategia di soft power cinese che consiste nel prestare panda giganti agli zoo stranieri come gesto di amicizia e per stringere accordi commerciali, rafforzando così i legami diplomatici. Questi «ambasciatori preziosi» vengono utilizzati dagli anni ’40 per gestire le relazioni internazionali. 
E proprio nel 1961, anno di fondazione del Wwf Internazionale, il governo cinese decise di donare allo zoo di Londra un panda gigante come segno di pace, dialogo e fratellanza tra i popoli. Gerald Watterson, ambientalista e artista, creò una serie di bozzetti che il fondatore del Wwf, sir Peter Scott, sviluppò in quella che sarebbe stata la prima versione del logo che oggi, dopo alcune interpretazioni grafiche, è conosciuto in tutto il mondo. Nel 2019 il Wwf ha anche fatto parlare questo animale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con un video di animazione ideato da Paolo Marcellini, con la regia di Giorgio Ghisolfi e il doppiaggio di Luca Ward. «Se sono qui è perché il tempo sta per scadere», fu l’appello lanciato dal panda ai delegati raccolti in assemblea. Senza dimenticare, poi, l’annullo emesso nel 2016 da Poste italiane su un francobollo davvero speciale: un “Panda con piccolo”, ritratto a Wolong, in Cina, da Fulco Pratesi.