Corriere della Sera, 16 marzo 2026
Perché Bebe Vio ha scelto la corsa
Bebe Vio Grandis, ha deciso allora, si cambia sport?
«Per forza. Facendo scherma mi stavo distruggendo. Non perché faccia male, anzi fa benissimo. Il mio tipo di scherma faceva molto male a me».
In che senso?
«Ho avuto problemi al gomito, poi dolori a schiena, collo, anche alla testa».
Cosa vuol dire lasciare la scherma?
«Un trauma, sotto tutti i punti di vista. Ho iniziato ad avere incarichi in Federazione per non mollare del tutto. È una vita che sono con la squadra, non saprei stare senza».
E ha iniziato l’atletica.
«Un anno di preparazione. Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto. Ho fatto visite mediche e risonanze, anche».
Perché?
«Al ginocchio destro in particolare, era quello che volevano amputare quando mi è venuta la meningite».
Questi mesi come sono andati?
«Sto imparando qualcosa di totalmente nuovo. All’inizio era tutto troppo impossibile. Lo è ancora, ma almeno sappiamo che le gambe mi stanno seguendo».
Ha avuto la malattia a 11 anni, si ricorda come si corre?
«È diverso. Alzare le ginocchia, spingerle in giù, come muovere braccia, testa, collo, busto, bacino. Tutto nuovo. Sto riadattando la mia testa a muovere il corpo come non lo ho mai mosso».
Difficile?
«Anche, ma bellissimo. Ogni volta imparo qualcosa di nuovo».
Lascia la scherma e inizia a correre: decisioni collegate?
«In realtà no. Ho vissuto i giorni della Paralimpiade a Parigi con paura. Avevo iniziato a bloccarmi, a volte mi si paralizzava parte del corpo. Ho già metà corpo se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio...»
Qualcosa che va oltre lo sport?
«Sì, problemi che riguardavano la vita. Tiravo con la paura e mi sono ripromessa di non fare più le cose con la paura di farle. È stata una necessità lasciarla».
La passione
Non ho mai fatto tutto questo per essere famosa ma perché ne sono follemente innamorata
E l’atletica?
«Pensare di svegliarmi senza un obiettivo sportivo mi massacrava il cervello. Da quando ho 5 anni ho sempre pensato alla palestra, ad allenarmi, a migliorare. Non sarei in grado di vivere senza».
Un giorno arriverà il momento.
«Lo so, ma ora mi sento ancora troppo giovane per fare l’ex atleta. Non posso dire di essere innamorata dell’atletica, mi piace e so che è complicata per me. L’amore rimarrà sempre la scherma».
I mesi più difficili prima, durante o dopo Parigi?
«Tutti, per motivi diversi. Prima perché ho cominciato ad avere problemi. Mi si paralizzava una parte del corpo, non riuscivo a capire perché. Agli Europei in spogliatoio cercavo di alzarmi dal lettino e non riuscivo: la gamba destra non reggeva, l’occhio non vedeva, il braccio non funzionava. Anche in allenamento è capitato».
Durante i Giochi?
«Ho vissuto la paura. Non di perdere, ma di rimanere paralizzata. Facevo la cosa che amavo di più, ma con la paura di bloccarmi addosso. Il brutto era anche che sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che tiravo di scherma».
E dopo Parigi?
«Perché mi ero resa conto che era vero. Per questo avevo bisogno di avere un nuovo obiettivo subito. Sono quella che fa scherma, senza quella chi sono? Mi sono detta: ora cosa faccio?»
Eppure sembra abbia molte cose da fare, è così famosa.
«Non ho mai fatto sport per diventare famosa, ma perché ne sono follemente innamorata, specie della scherma. Amo poter stare con la squadra, gli allenatori. Il resto è una conseguenza, ma non è uguale».
Cosa le mancava?
«Adoro arrivare per prima in palestra, essere l’ultima a uscire, preparare il caffè per gli altri. La vita sportiva. Il contorno conta meno. Certo, se non fossi conosciuta non potrei fare altre cose che mi piacciono, come art4sport, l’associazione di cui faccio parte, o la Bebe Vio Academy».
Come ha organizzato la sua vita poi?
«Prima mi hanno aggiustato fisicamente. Poi ho iniziato a fare uno sport lineare, che mi permettesse di stare dritta e far funzionare nello stesso modo braccia e gambe, la spina dorsale. Senza sport non posso stare, sto male fisicamente».
Cosa sa dell’atletica paralimpica azzurra?
«Conosco diversi atleti, come Riccardo Bagaini, che ha fatto anche Paralimpiadi e Mondiali, il primo con il quale ho parlato».
Lei è molto legata alla famiglia. Cosa le hanno detto?
«Appoggiano ogni scelta, consigliano. Tutto parte dalla famiglia».