Corriere della Sera, 16 marzo 2026
Biennale, Giuli in forse alla cerimonia per il restyling
«Io giovedì a Venezia al posto di Giuli? Ma no, sarò a Roma», taglia corto il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi (FdI), 65 anni, già direttore artistico del Festival di Sanremo e dell’Arena di Verona, grande amico e produttore di big come Morandi, Mina e Celentano. E però «è un’ipotesi», confermano al Mic, in una domenica di calma apparente, mentre la guerra a destra continua tra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, per la storia del Padiglione russo che il 9 maggio, salvo colpi di scena, riaprirà dopo 4 anni di stop per la guerra in Ucraina. Buttafuoco è d’accordo, Giuli (e 22 Paesi europei, pronti a bloccare i 2 milioni di euro già stanziati) no. Così, giovedì 19 marzo, ore 12, a Venezia ci sarà la cerimonia per la fine dei lavori di restauro del Padiglione centrale, realizzati con i fondi Pnrr del Mic. E la presenza di Giuli, annunciata martedì scorso da Buttafuoco, non è più scontata. «Se andrà, lo farà solo per l’Italia, vedremo cosa dice Palazzo Chigi», chiosa una voce vicina al ministro della Cultura. Già, Palazzo Chigi. Con cui, separatamente, da giorni si stanno confrontando sia Giuli che Buttafuoco. La premier Giorgia Meloni e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano seguono con attenzione l’affaire del Padiglione russo («Inaccettabile», per l’Ucraina). Oggi da Venezia dovrebbero arrivare i documenti chiesti dal ministro per scandagliare i rapporti tra la Biennale e i russi in questi mesi: sullo sfondo, il rischio sanzioni dell’Ue. Ma Buttafuoco evita i toni accesi («Non voglio prestare il fianco, devo tenere salda l’istituzione») e intanto riceve l’appoggio di Iv e della Lega («La libertà di pensiero è da difendere sempre — ha ripetuto ieri Matteo Salvini — perciò mettiamo fine a polemiche che non hanno senso e non fanno bene a nessuno»). Il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI) ieri però ha rinnovato l’altolà: «Noi stimiamo Buttafuoco, perciò auspichiamo un suo ripensamento, motu proprio, affinché prevalga l’interesse nazionale. La Biennale, sui russi, è andata oltre»