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 2026  marzo 16 Lunedì calendario

La guerra (finta) con l’ AI

In sole due settimane di guerra in Iran i social network sono stati travolti da uno tsunami di video e immagini false generati con l’intelligenza artificiale. Solo il New York Times ne ha identificati 110 che sono diventati virali. Ci sono fotografie di bombardamenti mai avvenuti. Strade di città devastate che non sono mai state attaccate. Navi da guerra e petroliere bombardate che prendono fuoco, mai esistite. Soldati americani che piangono a dirotto e israeliani che fuggono dalle esplosioni su Tel Aviv. Spopola il video, visualizzato decine di milioni di volte, del grattacielo più alto del mondo a Dubai, il Burj Khalifa che brucia dopo essere stato colpito da un missile. Ma il grattacielo è ancora lì, nella città deserta degli Emirati. Solo che sono stati davvero registrati bombardamenti su Dubai, ed è così più facile costruire una narrativa fittizia.
Secondo Cyabra, società di analisi dei social media che ha pubblicato un report sulla campagna di disinformazione nella guerra in Iran, queste immagini e questi video sono stati visti 145 milioni di volte in meno di due settimane totalizzando 9,4 milioni di interazioni: su TikTok in primis (con il 72% delle visualizzazioni), ma anche Facebook, e X. E poi sono stati inoltrati innumerevoli volte sui profili privati delle app di messaggistica.
Ci sono il presunto bombardamento su Tel Aviv e l’attacco alla portaerei americana Abramo Lincoln da parte della marina iraniana. Ma in realtà la nave è rimasta intatta. C’erano anche (ma sono stati rimossi) video falsi che mostravano le studentesse giocare all’aperto nella scuola elementare Shajarah Tayyebeh poco prima dell’attacco missilistico americo-israeliano che l’ha colpita per un errore nella valutazione del bersaglio. La scuola era a due passi dalla base delle Guardie rivoluzionarie. Sono morte 108 bambine. Anche l’immagine che le ritrae in fila avvolte da lenzuola bianche è falsa.
I video sono da dieci secondi (il limite di quasi tutte le intelligenze artificiali che generano clip). Oggi chiunque può creare a basso costo simulazioni di guerra così realistiche da risultare difficile distinguere il vero dal falso e le aziende social hanno fatto ben poco per contrastare questa piaga. Online circolano anche molti filmati autentici della guerra, ma i missili sono luci in lontananza, le esplosioni colonne di fumo. Invece alcuni video creati con l’Ai rappresentano la guerra come un film d’azione con enormi nuvole a fungo e boati supersonici.
Secondo l’inchiesta di Cyabra la maggior parte dei video generati dall’intelligenza artificiale sulla guerra promuovono posizioni filo-iraniane con tre messaggi chiave: l’Iran che colpisce con successo obiettivi regionali (Israele, Dubai, Arabia Saudita, Stati Uniti), l’Iran come superpotenza tecnologica e militare e infine capace di ingannare gli americani spingendoli a bombardare aerei finti dipinti sulla pista. La campagna mostra pattern coordinati: didascalie e video riutilizzati, hashtag fissi (#standwithiran, #israelterroriststate), e pubblicazioni a raffica in finestre di 1-2 ore.
Tutto questo si aggiunge all’altra propaganda digitale, quella creata dagli Stati Uniti che hanno diffuso video presi da serie tv e videogiochi nel tentativo di rendere più accettabile e popolare la guerra. Ma ad inquinare le acque dell’informazione ci stanno pensando anche una costellazione di utenti capaci di sfruttare modelli generativi per fare soldi. Ci sono creator che si iscrivono ad account monetizzati: guadagnano qualche manciata di dollaro su qualunque video raggiunga un certo numero di visualizzazioni. E che cosa c’è di più virale di una guerra? Il risultato è sempre un pericoloso caos di video verosimili ma assolutamente falsi che raccontano la guerra nascondendo la verità.