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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Cile, Kast si insedia e si blinda Uno “scudo” contro i migranti

«Coloro che entrino illegalmente verranno espulsi. Chiunque contratti (migranti, ndr) illegali sarà sanzionato». E non solo. «Quelli che proveranno a passare troveranno un muro insuperabile e Forze armate disposte ad agire». Queste le minacce esplicite, anti-migranti, contenute nel piano “Escudo fronterizo” (Scudo di frontiera, in spagnolo), già sotto forma di decreto, presentato nelle prime ore di governo di José Antonio Kast, presidente del Cile, da poco a Palacio della Moneda. «È finita l’impunità», si legge ancora nel testo.
L’ultraconservatore Kast – che si è insediato mercoledì 11 marzo, promettendo un «governo di emergenza» e la deportazione di 340mila immigrati irregolari – ha dato il via alla «blindatura totale» del confine nord del Cile, dove transitano i flussi migratori provenienti soprattutto dal Venezuela e dalla Colombia. Come Donald Trump, Kast incolpa il suo predecessore, Gabriel Boric, per aver creato «caos, disordine e insicurezza» nel Paese.
Il piano di Kast prevede «muri» alti cinque metri, «simili a quelli usati in Israele e Ungheria», equipaggiati con «sensori di movimento» e «sorvegliati da droni» operativi 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Verranno scavati anche dei «fossi», profondi tre metri, nelle zone di transito, impedendo la circolazione di «vetture» e «carovane», e installate «torri di sorveglianza e radar termici» per individuare «movimenti irregolari» in tempo reale. I lavori hanno preso il via mercoledì 11 marzo, giorno dell’insediamento di Kast: «Non c’è tempo da perdere», sostiene la nuova Amministrazione cilena. Inoltre le Forze armate assumeranno il «pieno controllo» del confine, schierando 3mila agenti, che – sotto l’ombrello della giustizia militare – potranno «fermare» ed «espellere» qualsiasi straniero che «passi illegalmente». Ispirandosi al modello Trump, le Forze armate potranno ricorrere all’«uso legittimo della forza dello Stato» per fermare «chiunque provi a entrare in maniera violenta». Il documento parla anche di «Centri di reclusione ed espulsione», situati in prossimità ai confini, e di espulsioni express, che «avverranno nel minor tempo possibile», nei Paesi di origine o anche in Stati terzi. E minaccia «rappresaglie economiche e diplomatiche» in caso di una mancata cooperazione. Nel mirino anche le Ong, che saranno sanzionate in caso di «ostruzione» delle espulsioni o di «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». Non sono più previste sanatorie di massa, né possibilità di affitti o acquisti di proprietà per gli stranieri senza residenza. Bloccato l’accesso al Sistema sanitario, sussidi o altri benefici promossi in passato. Vietato anche l’invio di rimesse, fino alla «regolarizzazione» del proprio status.
«È una misura populista», ha commentato la deputata di opposizione Lorena Fries (Frente amplio), sostenendo che il decreto potrebbe colpire anche terze parti, come le comunità indigene insediate nel settentrione del Cile. «I droni c’erano già ma fossi e muri non servono a niente», aggiunge Fries. Secondo stime ufficiali a ottobre 2025, il 63% dei cileni si riteneva preoccupato per il dilagare di «criminalità» e «violenza» (più che in Messico e Colombia), ma il Paese conta appena 6 omicidi ogni 100mila abitanti. Di qui l’ossessione securitaria del leader conservatore, che una settimana fa ha viaggiato a Miami per aderire a un altro “Scudo”, lo “Shield of the Americas”, sottoscritto da 12 Stati del continente – da Argentina a Trinidad & Tobago – per una nuova offensiva contro il «narco-terrorismo». L’accordo, sottoscritto nel Trump national Doral Miami resort Spa, non è nient’altro che un tassello più della dottrina “Donroe”, con i soldati Usa già operativi in Ecuador. Intanto gli Status of Forces Agreement sono già siglati – nel nome della sicurezza – con Paraguay e Perù, sempre sulla sponda del Pacifico, per frenare l’espansione cinese nella regione.
Questa serie di accordi porta ad aumentare anche la spesa militare, che supera già i 100 miliardi di dollari, con gli Stati Uniti come fornitore principale e tutor non richiesto delle risorse naturali dell’emisfero, dal triangolo del litio (Argentina-Bolivia-Cile) all’Arco minero (Venezuela), preziose in tempi di crisi energetica.