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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Intervista a Francesco Paolantoni

Che tempo che fa sul Nove (dal 5 ottobre), Stasera tutto è possibile su Rai2 (dal 4 marzo), Pechino Express su Sky Uno (dal 12 marzo). Francesco Paolantoni, 70 anni appena compiuti il 3 marzo – al momento è in tv con questi tre programmi e dal 14 al 26 aprile sarà anche in teatro, al San Ferdinando di Napoli, con Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare. Da stakanovista dello spettacolo non si ferma un attimo e ormai da anni porta a casa risultati straordinari. In più riesce anche a sorprendere con una sincerità che nel suo mondo è merce rarissima.
Il segreto del suo successo qual è? «La pazienza. Per un bel po’ di anni ho vissuto in stand-by, lavoravo poco, per cui adesso mi sto sfogando per tutte le cose che non ho fatto».
E perché?
«Ho avuto un momento di grande splendore negli Anni 90, mi chiamavano tutti e lavoravo con chiunque in tv, al cinema e in teatro – poi a un certo punto si è fermato tutto».
Qual era il problema?
«Il nostro è un mestiere imprevedibile, ed è facile che prima o poi un calo arrivi. Io, però, ho peggiorato la situazione dicendo troppi “No"».
Il motivo?
«La pigrizia. Che per me non è un gran difetto: l’operosità è sopravvalutata. Credo nell’ozio. Aiuta a vivere».
E quindi dai primi Anni Duemila in poi come si è organizzato?
«Con il teatro, che ho sempre fatto».
Ha mai pensato di mollare e cambiare vita?
«Mai. So da sempre che sono un attore e quello farò finché vivrò. Detto questo, da più di dieci anni ho ripreso a pieni giri con una consapevolezza diversa, più matura. Ora mi godo tutto di più. E posso anche dire la verità: non mi aspettavo una ripartenza così potente. Di solito quando uno si ferma è difficile che riprenda alla grande. Tant’è vero che mi ero rassegnato a stare nelle retrovie. Adesso ho un pubblico che va dai quattro-cinque anni alle nonne: è un miracolo».
Ma lei non solo non crede in Dio, ma neanche in San Gennaro, vero?
«Non ho il dono della fede, è vero. San Gennaro mi piace, rappresenta la mia città, è una figura iconica, ma al resto non credo. Credo nel libero arbitrio».
A chi deve tutto questo?
«A uno show come Stasera tutto è possibile. Mi ha fatto rinascere, prima con Amadeus, nel 2015, e poi fino ad oggi con Stefano De Martino».
Quindi è possibile che nel 2027 la vedremo a Sanremo con De Martino e il gruppo di lavoro di “Step”?
«Potrebbe essere, certo. Anzi, un giro al Festival lo faremo senz’altro. Non so come e cosa accadrà, sarà Stefano a decidere, ma noi saremo con lui sempre, anche soltanto psicologicamente e a distanza».
C’è già chi ha parlato di nepotismo, riferendosi alla cordata dei napoletani...
«Un po’ di sano e giusto nepotismo ci sta, su. Da che mondo è mondo ognuno porta con sé le persone più care, quelle che gli danno più sicurezza e serenità. Solo che quando c’è Napoli di mezzo c’è sempre chi ha da ridire».
A De Martino, che potrebbe essere suo figlio, ha mai dato consigli?
«Per quel che posso, dal punto di vista artistico, glieli dò. Ma lui è come se avesse 50 anni, non 36, è saggio e lucido. La sa lunga.. Studia sempre».
Prima del Festival Giorgio Panariello ha detto che lui aveva accettato l’invito di Conti, ma Leonardo Pieraccioni non se l’è sentita e quindi è sfumato tutto: se De Martino chiamasse solo lei andrebbe?
«Certo. Su quel palco tutti andremmo anche da soli, ma insieme sarebbe più divertente».
Ne avete già parlato?
«Seriamente, no. Però durante Stasera tutto è possibile non si parla d’altro e si cazzeggia tutto il tempo proponendo qualsiasi cosa pur di andare a Sanremo con lui. Comunque, lo dico sul serio: se gli viene in mente di giocare con noi, va benissimo. Se ritiene che non è il caso, va benissimo lo stesso. Deve decidere con serenità».
Sì, va bene. Oggi come si presenta: attore o comico?
«Io non sono un comico vero e proprio, quello che fa sempre le battute o le scenette. Sono un attore votato alla risata, che però non disdegna di fare cose un pochino più serie e drammatiche come Shakespeare, che in passato ho già interpretato. Provare di tutto è la parte più divertente del mio mestiere».
Vive a Napoli o come tanti napoletani di successo, a Roma o da qualche altra parte?
«Non ho mai abbandonato la mia città. Napoli dà energia e creatività, è un valore aggiunto per chi fa questo mestiere».
Sal Da Vinci le piace?
«Sì, certo. Lo conosco bene: è bravo e su un palco – da quando è nato – ha fatto di tutto, dal 2001 al 2006 anche il musical C’era una volta... Scugnizzi di Claudio Mattone ed Enrico Vaime. Lo dico solo per ricordarlo a chi gli ha dato dell’improvvisato. Poi sulla canzone ognuno ha i suoi gusti».
Lei ha 70 anni, lui 56 anni: all’età sua qualche capello bianco ce l’aveva già?
«Sì, certo. Lui adesso sta bene, magari è fortunato e anche a sessant’anni avrà i capelli così neri. Anche Giucas Casella, che vedo tutte le settimana da Fabio Fazio, continua a dire che il colore dei suoi capelli è naturale».
A conti fatti, anche se presto reciterà Shakespeare, il comico si è mangiato l’attore serio che in passato ha lavorato con Marco Tullio Giordana, Mario Martone, Paolo Virzì, Cristina Comencini ed altri?
«Sì. Però posso sempre risputarlo».
Lo sfizio che vorrebbe togliersi, adesso, qual è?
«L’unica cosa che non ho fatto, al contrario di tanti colleghi, è un film non ridanciano. Racconterei una storia molto personale».
E perché non l’ha fatto?
«Per pudore. Solo che adesso ho capito una cosa: con questo pudore uno alla fine che ci deve fare? E quindi...».
A proposito di pudore, quando a “Tale e Quale Show” con Gabriele Cirilli si travestiva imitando chiunque da Heather Parisi a Mahmood cosa pensava dei colleghi un po’ schifiltosi e snob che la guardavano un po’ così?
«Che in questo mestiere bisogna andare fino in fondo e avere il coraggio e la forza di divertirsi senza limiti. Io gioco, non faccio operazioni a cuore aperto, e a volte mi esalta anche provocare. Quando il Napoli ha vinto lo scudetto mi sono fatto una passeggiata nudo sul lungomare...».
Sempre stato così?
«No, purtroppo. Rifiutai di fare i cinepanettoni per il cinema serio. Dissi di no anche a un film comico tutto mio all’epoca di Mai dire gol. Medusa me lo chiese per tre anni di fila. Per pigrizia, invece, non accettai l’offerta di scrivere con Virzì un film che poi avrei anche interpretato da protagonista. Quante cazzate ho fatto...».
Quel film poi Virzì lo fece?
«No. Non lo scrivemmo, quindi alla fine non lo girò».
La voglia di girare un film serio nasconde il desiderio di tanti comici di nobilitarsi un po’?
«Avendo fatto di tutto non ho mai avuto questo problema».
Cosa le è venuto meglio?
«Lo spettacolo Killer, che scrissi con Paola Cannatello, autrice con la quale lavoro ancora, che è stata la mia compagna per anni. Un lavoro con le nevrosi, i complessi le psicosi di un uomo come tanti. Un attore, per esempio. Un o che di solito tanto bene non sta. Chi si espone così non è atutto a posto».
E la cosa peggiore che ha fatto, quella che potendo tornare indietro non rifarebbe mai, qual è stata?
«Compagnia Totò di Giancarlo Sepe, nel 2012. Lui bravissimo, ma quello spettacolo era orribile. C’era anche Giovanni Esposito nel cast. Fu un errore che pagai caro: teatralmente mi bloccai. Il pubblico non va mai scontentato».
Ed evitare impegni solenni come matrimonio e figli, lo rifarebbe?
«Certo. Non faceva per me. Non impegnarmi è servito per conservare il mio lato infantile. Nonostante i settant’anni, mi sento sempre un ragazzino che fa casino e se la spassa. Con moglie e figli devi crescere per forza».
Mi hanno detto che è un gran seduttore, è vero?
«Nooo... Rientro nella normalità».

I suoi riferimenti, i suoi totem, quali sono?
«Totò, Eduardo De Filippo, Stanlio e Ollio. I più grandid i tutti».
Lei ha preso parte a “Pechino Express” in coppia con Biagio Izzo, ora su Sky Uno: avete vinto?
«Per carità, non posso dirlo».
Siete stati in Indonesia, Cina e Giappone: fra voi due com’è andata?
«È stato allucinante e faticosissimo, ma molto divertente. Non sapendo una parola d’inglese, essendo napoletani, abbiamo fatto i napoletani. Ce la siamo cavata a modo nostro».
Come?
«Con la mimica, la simpatia, il cazzeggio. Ci siamo fatti capire e apprezzare. Alla fine abbiamo fatto quello che volevamo. E tutti ci hanno aiutato. Napoli risolve tutto».