Il Messaggero, 14 marzo 2026
Pronto l’appartamento nel Palazzo Apostolico del papa
La Floreria, l’ufficio del Governatorato che si occupa anche di traslochi interni al Vaticano, aspetta solo di avere le coordinate precise da parte della segreteria del Papa per provvedere al trasloco perché nel Palazzo Apostolico tutto è finalmente pronto per ospitare un nuovo inquilino. Dopo nove mesi di complicati lavori interni l’Appartamento, quello con la A maiuscola, è finalmente stato terminato. Rifiniture, tappezzerie, mobili: ogni cosa è stata predisposta secondo le indicazioni fornite da architetti, geometri e tecnici che in questo lasso di tempo si sono alternati nella terza loggia.
I LAVORI
Gli interventi in corso d’opera hanno necessitato di valutazioni supplementari poiché alcuni lavori si sono rivelati più complessi del previsto. Per esempio la parte riguardante l’impermeabilizzazione di una parte del tetto o la messa in sicurezza dei cornicioni rinascimentali di travertino che rischiavano parzialmente di staccarsi per via dell’incuria e dello smog. Già l’anno scorso il Vaticano era dovuto correre ai ripari a mettere delle reti di protezione evitando che dall’alto cascassero dei pezzetti di marmo. Ad aver supervisionato quasi ogni fase nei lavori interni è stata la Governatrice del Vaticano, la potentissima suor Raffaella Petrini che è stata vista personalmente fare sopralluoghi e persino prendere misure. L’appartamento del Papa, del resto, è molto più di una semplice dimora, è un simbolo per la Chiesa, un pezzo di storia, un luogo al quale volgere lo sguardo. E tra qualche giorno la finestra che fa angolo e che grosso modo corrisponde allo studio nel quale ogni domenica Leone si affaccia per l’Angelus la si vedrà accesa di sera, proprio come accadeva in passato, ben visibile da piazza San Pietro, un po’ come una bussola, una luce amica. Papa Leone in questi mesi pare si sia spazientito davanti a tanta lentezza a concludere i lavori di casa sua, ma poi gli sono sempre arrivate valide spiegazioni tecniche a giustificazione di tempi tanto tempi laschi. Il fatto è che il palazzo è rinascimentale e non è proprio come operare su un condominio di periferia. E poi quando dopo il conclave, nel maggio scorso, lui stesso è entrato a visionarlo con alcuni cardinali era difficile non notare lo stato di abbandono. Da tredici anni non era stato più abitato, vi erano muffe, infiltrazioni in diversi punti, l’impianto idraulico era da rivedere, i tracciati elettrici da rifare assieme a tutte le altre modifiche suggerite. Per diversi mesi su un lato di piazza del Belvedere da una impalcatura altissima si sono visti gli operai scendere e salire in continuazione per portare su e giù i materiali.
IL TRASLOCO
Il trasloco dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) avvenire prima di Pasqua. Qualcuno dice persino nei prossimi giorni. Il Papa ci vivrà con i due segretari, l’italiano Marco Billeri e il peruviano Ivan Rimacuya, il giovane sacerdote che lo segue come un’ombra dai tempi di quando era ancora cardinale. È don Ivan la persona di maggiore fiducia nel ristrettissimo cerchio di aiutanti che lo supportano nel lavoro quotidiano. Completeranno la squadra alcune suore, forse salesiane, che saranno incaricate di provvedere alla cura della casa, del guardaroba e della cucina. Nell’Appartamento le novità sono parecchie rispetto all’impostazione originaria. Sono stati restaurati e resi confortevoli i cosiddetti “Soffittoni”, ovvero la mansarda al piano superiore anche se molto alta e luminosissima dove sono state ricavate le stanze da letto, i relativi servizi, una cappellina per la preghiera. Lì dovrebbe esserci anche l’angolo per la palestra che, da quello che si apprende, avrà macchine della Technogym, donate da un benefattore. Prevost da cardinale aveva la sana abitudine di andare ad allenarsi almeno un paio di volte la settimana nella palestra che dista poche decine di metri da piazza Leonina. Non potendo più farlo da pontefice ha suggerito di individuare uno spazio per tenersi in forma.
I CAMBIAMENTI
Sobrietà e razionalità sono state le parole d’ordine che hanno guidato il restauro. Il piano di sotto, invece, apparentemente è restato pressoché uguale, con lo studio e la biblioteca dove già oggi riceve alcuni ospiti. Il ritorno all’uso dell’Appartamento significa molte cose per la curia e per la Chiesa. Papa Bergoglio, come si sa, non lo volle mai occupare preferendo dimorare nella Casa Santa Marta. All’inizio questa sua personale scelta si era ispirata al criterio dell’austerità sebbene col tempo le sole due stanze e studiolo che lui voleva abitare si sono rivelate insufficienti, sia per motivi di sicurezza che per ragioni oggettive legate al lavoro e alla sua salute. Negli ultimi tempi era stata allestita una sorta di infermeria. Già dopo qualche anno di regno Francesco occupava tutto il secondo piano di Santa Marta, tra infermeria, stanza per la custodia, uffici per i segretari, salottini per le attese degli ospiti. E il costo della manutenzione ha iniziato a salire fino a raggiungere la cifra astronomica di circa 200.000 euro al mese. Dopo il conclave Leone XIV ha subito voluto riportare le cose nell’alveo della tradizione, annunciando di voler tornare nell’Appartamento. Al momento il Papa risiede ancora nel Palazzo del Santo Uffizio in attesa di fare scatole e scatoloni e trasferirsi. Ora tutto è pronto.