La Stampa, 15 marzo 2026
Niente messa in latino per Thiel
Vaticano, Vicariato, Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini: no unanime alla messa in latino per il raduno ultra-tradizionalista di Peter Thiel. «Qui non ci saranno celebrazioni di questo tipo», taglia corto il parroco don Roberto Paoloni. Altrettanto netto il Vicariato di Roma: «Non è arrivata alcuna richiesta e se arrivasse la risposta sarebbe negativa». In Vaticano liquidano la vicenda come «materia per esorcisti» riferendosi alle teorie apocalittiche del fondatore di Palantir sull’Anticristo. L’antica basilica nel cuore della Capitale di cui è titolare il cardinale Giuseppe Petrocchi, neopresidente della commissione di vigilanza sullo Ior, è stata chiamata in causa perché qui alcune mattine si celebra “pro tempore” in latino (ma non con il rito antico) mentre è in ristrutturazione la vicina chiesa dei santi Celso e Giuliano dove Francesco aveva autorizzato le funzioni religiose di una piccola fraternità.
L’associazione culturale Vincenzo Gioberti, di orientamento conservatore, intendeva affidare la celebrazione a don Giorgio Ghio, collaboratore nella rettoria di San Giuseppe accanto a piazza di Spagna, dopo aver sondato come possibile sede anche il convento delle suore dell’Immacolata sulle Mura Vaticane. Senza che ne fosse al corrente la diocesi di cui è vescovo il Papa. «Il problema non è la messa in latino ma la negazione del cristianesimo e dell’umanesimo che si intende veicolare propagandando una falsa religione – spiega lo storico cattolico Carlo Felice Casula -. La funzione in chiesa sarebbe stato il pretesto per l’autoesaltazione di un esoterismo satanista che nega sia il libero arbitrio sia le basi del Vangelo e della Bibbia. Gli algoritmi al posto degli esseri umani creati a immagine di Dio eppure derubricati a entità incapaci di redenzione».
Si è trattato di una «operazione tutta mediatica: un bluff per mostrarsi agganciati alla culla della cattolicità presentandosi come i veri cristiani. Hanno cercato di forzare la mano fallendo nel presupporre concordanze con la città eterna che non ci sono». Infatti «non si può trasformare una messa nel ribaltamento dei valori giudaico-cristiani di libertà e autonomia. Si può celebrare in tutte le lingue del mondo, quindi anche in latino, ma non benedire una versione blasfema della fede. Una strumentalizzazione respinta dall’Ecclesia».
Lo storico del cristianesimo Agostino Giovagnoli vede nei seguaci di Thiel «uno pseudo cristianesimo senza croce e con l’esaltazione della forza: l’opposto del Magistero di Leone XIV che non offre alcuna sponda, anzi ribadisce l’accoglienza dei migranti, il multilateralismo e il sostegno alle organizzazioni internazionali che sono l’anticristo per Thiel, che da ispiratore di Trump e Vance idolatra le energie distruttive degli algoritmi e della guerra così che la pace del più forte si affermi eliminando qualunque freno e opposizione». Quindi «zero avalli dal Papa e dal Vaticano. La messa a Roma cercava risonanza in ambienti tradizionalisti. Flop per il teorico di un potere assoluto che attraverso la tecnologia vuole cancellare senso dell’umano e democrazia. La Chiesa ha gli anticorpi».