La Stampa, 15 marzo 2026
Porte chiuse e giallo sugli inviti all’evento di Thiel
Riceviamo e pubblichiamo: «Contattare le persone privatamente senza spiegare come si siano ottenuti i loro contatti è di una scortesia che non compete a me illustrarLe. La prossima volta, però, avrò il piacere di segnalare il Suo numero alla Polizia Postale. Sono contento che il dott. Thiel non abbia voluto quasi nessun giornalista presente alle sue lezioni. Ancora una volta, è un visionario: sa che, benché irrilevanti, siete voi i veri manipolatori dell’opinione pubblica».
Questo è solo un passaggio della mail che ci ha inviato Alberto Garzoni, presidente dell’Associazione Vincenzo Gioberti che ha preso in carico buona parte dell’organizzazione del ciclo di conferenze sull’Anticristo che Peter Thiel terrà da oggi, per quattro giorni, a Roma. Appuntamento alle 15.
Il luogo, rimasto segreto fino all’ultimo, è stato comunicato agli invitati, selezionatissimi, tra ieri notte e stamattina. Da quanto ci è stato riferito, si tratterebbe di Palazzo Taverna vicino a piazza Navona.
Dopo la notizia pubblicata da La Stampa, l’Associazione di ispirazione ultra-tradizionalista con sede a Brescia e legami con gruppi cattolici conservatori nel Regno Unito, è uscita allo scoperto, con un comunicato, una lettera e vari post irriverenti sui social. Nel resto della mail Garzoni precisa che il gruppo ha recentemente preso le distanze dal generale Roberto Vannacci, dopo la sua uscita dalla Lega. Al di là delle ingenuità di chi non frequenta microfoni e taccuini, è interessante rilevare un dato: il miliardario della tecnodestra non vuole giornalisti tra i piedi. D’altronde l’ingresso alle sue lezioni è riservato, e chi parteciperà dovrà lasciare lo smartphone disattivato.
L’imprenditore fondatore di Paypal e di Palantir, libertario, appassionato di filosofia e teologia, grande sponsor di Donald Trump e consigliere-finanziatore del vicepresidente JD Vance, è il teorico di un regime tecnocratico, come destino ineludibile dell’Occidente. E i suoi giovani discepoli italiani lo assecondano. Nel comunicato dell’Associazione c’è la traccia di molto del suo pensiero: «La libertà incompatibile con la democrazia liberale», lo Stato come forma politica «inadeguata», la «partitocrazia» che priva di futuro i giovani, «l’avanzata minacciosa della sharia islamica», l’identità cristiana dell’Europa. Temi, alcuni, che sono cari al mondo conservatore ma che declinati in un certo modo hanno irrigidito gran parte della destra italiana. Thiel è stato impietoso con il pontefice americano, al punto da considerare lo stesso papa Leone XIV uno degli strumenti dell’Anticristo, per le sue critiche all’estensione senza controllo dell’Ai, oggetto anche della sua prima enciclica.
La forte irritazione che c’è in Vaticano si riflette nell’imbarazzo che si percepisce nel governo, che pure, come avvenuto in altri Paesi, potrebbe avere interesse a discutere con il magnate della Silicon Valley che ha portato Palantir, colosso dell’analisi dati, a essere leader nel settore militare e di intelligence. Palazzo Chigi comunica che non ci sono incontri previsti tra Thiel e Giorgia Meloni. La Difesa spiega che non c’è nulla in agenda per il ministro Guido Crosetto. Stessa risposta per il leader della Lega Matteo Salvini, che però potrebbe non escludere di incontrarlo, se dovesse arrivare la richiesta. D’altronde, Thiel lo scorso agosto è stato ospite gradito nell’Ungheria di Viktor Orban, e pochi giorni fa è stato accolto tra grandi sorrisi dalla prima ministra ultraconservatrice del Giappone Sanae Takaichi. Ma anche un governo non di destra come quello francese ha allacciato rapporti: lo scorso gennaio il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha avuto un colloquio con lui senza che questo risultasse in agenda.
La destra italiana sembra spiazzata, ancora più di come avvenuto per Elon Musk, prima osannato e invitato ovunque e poi quasi del tutto disconosciuto, dopo lo strappo con Trump e i tentativi ripetuti di ingerenza dei suoi uomini in Italia. La Stampa ha fatto una chiacchierata con Francesco Giubilei, che tra le altre cose è direttore della Fondazione Alleanza Nazionale, presidente della Fondazione Tatarella, volto televisivo del melonismo e uomo che sul fronte ideologico e culturale cura le relazioni internazionali per il partito che vuole restare guida dei conservatori italiani.
Tra dieci giorni sarà a Dallas per la convention Cpac a cui parteciperà una delegazione di FdI. Giubilei ha scritto un post per avvertire che un conto è seguire i seminari di Thiel a Roma, un altro «proporre la tecnodestra americana come modello per il conservatorismo italiano». «Gran parte del mondo cattolico ha enormi perplessità su questi oligarchi americani – spiega a La Stampa – In questi anni noi, come destra italiana abbiamo fatto un importante lavoro che non può essere disperso. Siamo con il papa che si ispira alla Rerum Novarum, l’enciclica della dottrina sociale della Chiesa. Thiel offre teorie che vanno verso il transumanesimo, in cui le realtà tecnocratiche si sostituiscono anche allo Stato. Una matrice anarco-libertaria che poco ha a che fare con noi. Vale per lui e per Musk». Resta comunque un uomo molto vicino a Trump e Vance, e altri, Vannacci e Salvini, potrebbero avere meno remore ideologiche.
Gli incontri sono avvolti in un grande mistero. Sarà curioso capire chi comporrà la platea degli invitati. Sul luogo invece ci sarebbero stati diversi dinieghi.C’è chi ha ipotizzato anche l’Auditorium della Conciliazione, di fronte alla Basilica di San Pietro. Una sfida al papa. «Non lo avrei mai permesso» risponde a La Stampa Francesco Carducci, presidente della società che gestisce l’Auditorium ed ex candidato di FdI. Pare anche che la messa in latino non sarà celebrata alla Basilica di San Giovanni dei Fiorentini, proprio a pochi passi da via della Conciliazione e dal Vaticano. Per pregare contro l’Anticristo si riuniranno altrove.