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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Vercelli, prima asta europea dedicata al retrogaming

Una platea di collezionisti con la paletta in mano, davanti un banditore che prende nota dei rialzi e aggiudica i lotti al miglior offerente. Le opere chiuse ognuna dentro una teca trasparente e sigillata. Solo che all’asta non ci sono quadri antichi, orologi di lusso, preziosi vari. Ma videogiochi. Cartucce mai giocate, ancora nella loro box originale. Come Space Invaders del 1981, o la versione console de I Goonies del 1986. Poi ci sono i titoli più blasonati, Prince of Persia, Zelda, Super Mario. Stima base complessiva dei 50 pezzi: 35mila euro. Ma non c’è da stupirsi se poi il prezzo sarà doppio o con tre zeri in più. Vercelli ha ospitato la prima asta istituzionale in Europa dedicata ai videogiochi gradati. Ossia certificati con un processo tecnico standard che ne verifica l’autenticità e ne fissa il valore.
Da gioco a investimento
Una pratica diffusa da tempo negli Stati Uniti e di rapida diffusione su questa sponda dell’Atlantico. D’altronde i videogame sono una cosa seria, hanno un mercato che seppur soggetto a fluttuazioni e bolle speculative ha quotazioni sempre più stabili. E quindi attira capitali, investitori interessati a diversificare. Disposti a spendere anche centinaia di migliaia di euro per una vecchia console mai accesa o un videogame integro. Oggetti che a determinate condizioni garantiscono liquidità immediata, al pari di certe bottiglie pregiate o borse vintage griffate. Il fenomeno è noto, è conseguenza del boom del retrogaming e costola della “nostalgia economy”. Secondo report specializzati, nel 2025 sono stati venduti globalmente vecchie console e videogame per circa 4,5 miliardi di dollari, e si stima che il mercato possa raddoppiare entro il 2031.
Ma perché una copia di Donkey Kong del 1986 è stata venduta lo scorso anno a 370mila dollari e un esemplare gemello può valerne qualche migliaio al massimo? Scarsità del bene sul mercato, stato di conservazione, affidabilità del processo di autenticazione. In America a occuparsi di questa operazione sono società come Wata, Vga, Cgc. Qui da noi da meno di un anno c’è anche The Games Market, fondata da Alberto Trussardi insieme ad altri tre soci.
I lotti nell’asta organizzata con Galleria Allegrini di Brescia e Meeting Art sono stati gradati dal suo sistema proprietario, strutturato in sei fasi e conforme allo standard mondiale ISO 9001. “Prima di arrivare al grading – spiega il 37enne – era necessario creare una comunità”. Conoscersi, contarsi. Così The Games Market ha preso vita nel 2024 come un portale che traccia in tempo reale le fluttuazioni e i prezzi a cui vengono scambiati centinaia di migliaia di titoli videoludici. “Funziona da borsino personale, con l’andamento dei titoli”, come a Piazza Affari.

“Senza lo sviluppo dell’IA non sarebbe stato possibile”, ammette. “Abbiamo 2.800 collezionisti che ogni giorno passano su TGM almeno 45 minuti: sono loro gli utenti forti”. Ogni 1.000 registrati si produce un controvalore di 2,5 milioni di euro. Creata la comunità, è arrivato il sistema di grading, articolato in più passaggi e dal costo di circa 100 euro.
L’ispezione visiva esterna, la scansione a raggi X a bassa intensità, il test sull’integrità dei sigilli di garanzia, l’analisi del comitato di esperti, collezionisti riconosciuti dalla comunità ma anche professionisti del settore. Interviene quindi il cervellone di TGM che ispeziona il web per conoscere quante copie di quel modello sono sul mercato. Infine arriva il voto, da 1 a 10, sulla qualità dell’esemplare che viene gradato e posto in una teca a prova di manomissione.
Il giudizio è così congelato, certifica il valore tecnico del prodotto da collezione ma una volta incapsulato la quotazione sale. Un fattore che ora convince anche investitori esterni, che guardano al retrogaming come un asset per il proprio portafoglio. “In questi primi otto mesi abbiamo certificato 700 prodotti – continua Trussardi – 120 sono risultati manomessi o falsi”. Il grading è nato anche per questo, per evitare truffe e creare un ambiente sicuro per gli scambi. Ora il grande salto, i pezzi vengono battuti all’asta. E qui si gioca un’altra partita. Il prezzo finale lo fa anche il legame affettivo, personale, del collezionista con un certo titolo. Quanto vale un ricordo?