corriere.it, 15 marzo 2026
Forte dei Marmi, alberghi e stabilimenti in vendita
Forte dei Marmi una nuova Montecarlo? Da Vestivamo all’americana degli Agnelli a località esclusiva del lusso in mano ad arabi, russi e straricchi. La suggestione è di Paolo Corchia, patron dell’albergo President di Forte dei Marmi. Dice: «Negli ultimi due anni sono passati di mano 8 alberghi destinati a diventare 5 stelle in mano a famiglie degli Emirati Arabi, come Al Kalifa di Dubai. Una camera può costare 2.500 euro al giorno, quando nel mio albergo il costo si aggira sui 400-500 euro a notte. Ogni giorno mi telefonano per comprare alberghi».
E intanto, continua, anche molti storici stabilimenti balneari cambiano proprietà.
A fine 2025 è stato venduto il bagno Belvedere, storicamente della famiglia Baldini: a rilevarlo il magnate russo Kurgin Timofey che ha già acquistato i vicini stabilimenti Montecristo di Levante e Montecristo di Ponente e l’antistante ristorante La Barca. Su una novantina di bagni si stima che un terzo sia passato di mano, acquistato da russi, arabi, fondi finanziari e famiglie storiche dell’imprenditoria italiana come Barilla, Del Vecchio e Berlusconi (Alessia, figlia di Paolo e nipote di Silvio, gestisce il bagno Alcione).
Forte dei Marmi è in vendita.
L’arrivo dei nuovi magnati preoccupa i titolari dei bagni storici. «Avremo un aumento smodato dei prezzi, la distruzione di un modello familiare che ci ha resi unici e una crisi nel resto del paese che vedrà nel viale a mare una sorta di muro di Berlino, al di la dal quale, tutti faranno di tutto, non preoccupandosi del resto del paese, anche da un punto di vista occupazionale, perché si portano i loro lavoratori, le loro aziende e i loro fornitori», polemizza Luigi Bianchi del bagno Umberto.
Spiega Roberto Santini, patron del bagno Piero: «Tra gli acquirenti vedo tre categorie di persone. Chi prende una spiaggia come estensione della propria attività. Chi invece è interessato a operazioni finanziarie. Infine imprenditori con grandi disponibilità che vogliono portare managerialità, penso a Barilla, alla nipote di Berlusconi, Bocelli. Il loro modello si integra e non snatura. Il punto sono le operazioni meramente finanziarie».
Bianchi sembra un’anima in pena nel vedere sparire, così lui teme, la «sua» Forte: «Si affermano sempre di più bagni con ristoranti di alta qualità. La preoccupazione è quella di assicurarsi chef stellati anziché bagnini esperti per il salvataggio in mare. I nuovi padroni comprano e rivendono nella logica dei fondi immobiliari».
E, aggiunge Stefano Giannotti, presidente dei balneari di Forte dei Marmi, i nuovi padroni «rubano» l’ombra della spiaggia «che diventerà sempre più inaccessibile ai tanti proprietari delle seconde case e alla clientela storica di Forte». Per Corchia, Forte sarà «sempre più internazionale, sempre più simile a Montecarlo…».
La vendita degli stabilimenti balneari è anche il frutto dell’incertezza provocata dalle aste. Di fronte ad un futuro incerto, chi ha buone offerte preferisce vendere. Il governo di centrodestra, ritenuto finora il maggiore alleato dei balneari nella battaglia contro la Bolkestein, è oggi nel mirino: «Siamo ancora in attesa del bando sulle concessioni annunciato dal ministro Salvini. La nostra categoria è stata abbandonata e illusa dalla politica e dal Governo», ha tuonato nei giorni scorsi Fabrizio Fontani, presidente del Sib di Pisa.
C’è chi rimpiange Draghi. Come ad esempio Sergio Sighieri del Bagno Tirrenia: «Nel decreto Draghi si riconoscevano gli investimenti effettuati, il minimo sindacale, mentre quello attuale ha solo dato un paio di anni per l’effettuazione delle gare e senza norme certe».
Così il rischio è che i pesci grossi mangino i piccoli. Dice Fabrizio Lotti, piombinese, vice presidente nazionale dei balneari di Confesercenti: «Si sono costituite aziende con dietro grossi investitori che cercheranno di prendere più concessioni possibili per poi o vendere o dare in affitto ai vecchi balneari. Insomma tipo grosse agenzie immobiliare sparse lunghe le coste».