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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Referendum, bruciate in piazza immagini di Nordio e Meloni

Un cartello con Giorgia Meloni che tiene al guinzaglio il ministro Carlo Nordio, con sotto la scritta «No al vostro referendum», è stato dato alle fiamme assieme alla foto della premier che stringe la mano a Netanyahu. La protesta contro la riforma della Giustizia si è saldata a quella contro la guerra. E a Roma, ieri, è finita così. Con una denuncia per vilipendio ai responsabili e solidarietà a pioggia alla presidente del Consiglio che rilancia un video del costituzionalista ed ex parlamentare Pd, Stefano Ceccanti: «Non è tacciabile di essere un mio sostenitore, ma spiega in pochi secondi perché votare Sì. Un invito ad andare oltre le appartenenze politiche e le contrapposizioni ideologiche».
«Prevalga il confronto allo scontro», auspica il presidente del Senato La Russa. E quello della Camera, Fontana, invita a «non esondare in atti che rischiano di alimentare inutili tensioni». «Chi ha avvelenato il confronto se ne assuma la responsabilità» chiede il ministro Zangrillo (FI). Condanna «ferma» anche dal leader M5S Conte, che invita a «rifiutare la violenza che si presta a strumentalizzazioni». Solidarietà dal presidente del comitato Giusto dire No, Enrico Grosso, e dall’Anm: «Il nostro invito ad abbassare i toni varrà sempre».
Nordio ringrazia tutti. «In particolare il comitato per il No, Grosso e l’Anm». Auspica «pacatezza e lealtà sui reali contenuti». Ma, avvisa, «gli eccessi aggressivi non mi intimoriscono». Il presidente delle Camere penali, Francesco Petrelli, però accusa: il clima è stato «infuocato dall’Anm con falsità e allarmismi. La riforma non ha nulla di autoritario, ma si è voluta inculcare la paura».
Paura e dubbi serpeggiano. Molti tra i garantisti. Magi (+Europa): «Ho sostenuto la riforma per aumentare le garanzie, ma è pasticciata e il governo è uno dei più antigarantisti. Nordio e Meloni dicano cosa sarà dei difetti di scrittura per togliere la paura che i pericoli evocati dal No si realizzino». Rischi evidenziati dal dem Boccia: «Il Sì sventra la Costituzione». Ed evocati da Cesare Parodi, capo dell’Anm: «La magistratura è un presidio contro i soprusi». Conte (M5S) punta sul voto anti governo: «Se prendono un calcio in faccia dai cittadini, è chiaro che crolla tutto». Linea opposta quella della leader del Pd Elly Schlein: «Noi Meloni la battiamo alle elezioni, sul referendum il voto è nel merito». «Conte confonde il referendum con le elezioni del 2027», replica il sottosegretario Mantovano. E assicura: «La riforma non è una bacchetta magica, ma cambierà molto nell’amministrazione della giustizia perché oggi c’è un mix perverso tra giudizio disciplinare, avanzamento nella carriera e iscrizione a una corrente». Il vicepremier Antonio Tajani (FI) invita a sostenere il Sì per «restituire sacralità» ai magistrati. E Matteo Salvini, tra i 1.500 gazebo della Lega, è sicuro che «silenziosamente molti a sinistra voteranno Sì».