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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Giuli studia le lettere tra la Biennale e Mosca

Domani arriveranno le carte da Venezia e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, comincerà ad esaminarle insieme ai suoi tecnici per capire se l’ affaire «Padiglione russo» alla Biennale, che s’aprirà il 9 maggio, mostri criticità e sia passibile, perciò, di sanzioni internazionali. Ben 22 Paesi europei sono già pronti ad intervenire per bloccare tutto. La lista dei documenti richiesti venerdì scorso dal Mic – «con la massima urgenza» – al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, è lunga: dai certificati che illustrano le «modalità di allestimento e di gestione» del Padiglione di Mosca, fino alla «copia integrale della corrispondenza fra la Biennale e le autorità russe» degli ultimi tre mesi. Perché il sospetto di Giuli, esternato giovedì scorso a pochi intimi in una riunione serale tenuta al Collegio Romano, è che Buttafuoco e i russi abbiano «trovato insieme un modo di aggirare le sanzioni» per arrivare all’obiettivo di aprire a maggio il Padiglione, dopo la sospensione durata oltre 4 anni per la guerra a Kiev.
Domani, dopo una domenica di relax (Giuli davanti alla tv per Como-Roma, Buttafuoco nella sua Sicilia), comincia una settimana importante sul fronte del duello a distanza, tutto a destra, tra il ministro e il presidente della Biennale. E la data segnata in rosso sul calendario è quella di giovedì prossimo, 19 marzo, quando Buttafuoco a Venezia aprirà la cerimonia per la fine del restauro del Padiglione Centrale della Biennale. Un appuntamento a cui lui stesso, martedì scorso a Roma, al termine della conferenza di presentazione del Padiglione Italia, aveva dato per certa la partecipazione di Giuli. Che invece adesso non è più scontata («È ancora in forse, non c’è nulla di deciso», dicevano ieri dall’entourage del ministro) e potrebbe acuire lo scontro già in atto. Mercoledì 18 marzo alle 11, al Mic, Giuli proclamerà la «Capitale italiana della Cultura 2028», poi deciderà se lasciare Roma o no per la Laguna.
Intanto, continuano le polemiche ed è sempre più netta la differenza di vedute sulla presenza del Padiglione russo a Venezia tra la Lega e FdI, alleati di governo: «Giuli sbaglia – ha ribadito ieri il leader del Carroccio, il vicepremier Matteo Salvini – come sbagliava chi non voleva alcune bandiere e alcuni atleti alla Paralimpiade (il riferimento anche qui è agli atleti russi, ndr). Lo sport, l’arte, la cultura, la musica, il teatro, il cinema avvicinano. Almeno su questo non dovrebbe esserci conflitto». Di tutt’altro avviso, il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea: «La posizione del ministro della Cultura è di buon senso e rispecchia la volontà di gran parte degli Stati europei».
Così, il capogruppo del M5S al Senato, Luca Pirondini, annuncia che chiederà l’audizione in Parlamento di entrambi, Giuli e Buttafuoco, «perché quello che sta andando in scena è uno scontro ideologico indecoroso dentro la destra, sulla pelle di una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo». Il M5S, però, sta con Buttafuoco. «Noi continuiamo a pensare – conclude Pirondini – che quella indicata dal presidente della Fondazione, con la sua “Biennale della tregua”, sia la strada giusta: usare la cultura come spazio di dialogo, non come arma politica. Per noi il principio è semplice: l’arte non si censura».