Corriere della Sera, 15 marzo 2026
Gas russo, lite Lega-Forza Italia
Dopo il passaggio alle Camere di Giorgia Meloni, dopo l’annuncio di Trump di voler scongelare gli acquisti di petrolio russo, i partiti italiani – e soprattutto la maggioranza di governo – si dividono proprio sulle sanzioni contro Mosca.
Per una volta le parti si invertono: i distinguo non riguardano le opposizioni, ma la maggioranza che finora, almeno negli atti istituzionali, è stata compatta rispetto alla guerra di Mosca contro Kiev, e che invece in queste ore si divide: da un lato Forza Italia e i centristi, dall’altro la Lega e, con un ruolo nel centrodestra ancora da capire, Futuro nazionale del generale Vannacci. Nel mezzo il partito della premier, Giorgia Meloni.
Proprio Vannacci nei giorni scorsi, sui social, aveva anticipato il tema: «È venuto il momento per l’Europa e per l’Italia di sospendere l’embargo su gas e petrolio alla Russia». La crisi petrolifera di queste ore ha accelerato e rilanciato il concetto. Ovviamente a Palazzo Chigi la prendono né più né meno come un boutade, e in questo caso Giorgia Meloni non potrebbe essere più distante dalla Casa Bianca, e perfettamente allineata invece in quel formato europeo – con Berlino, Parigi e Londra – che ha apertamente criticato gli annunci sugli acquisti di energia russa da parte di Donald Trump.
Ieri è arrivata però anche la presa di posizione del leader leghista Matteo Salvini, coerente con la linea che il Carroccio a sua guida ha sempre tenuto sulle sanzioni alla Russia. «Gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni nei confronti del petrolio che arriva dalla Russia e io ritengo che l’Italia e l’Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta», dice il vicepremier.
Come in altre occasioni, in un gioco delle parti che è ormai è cristallizzato, ci mette un attimo a rispondere l’altro vicepremier, il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani: «Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute, l’Italia è stata tra i Paesi promotori per spingere Mosca a un cessate il fuoco». Netto anche il leader centrista Maurizio Lupi: «Siamo contrarissimi a eliminare le sanzioni sul gas russo e al suo acquisto. L’aggressione di Putin non accenna a diminuire, anzi, si è intensificata e ha colpito infrastrutture civili». Se la premier resta in silenzio, almeno ufficialmente, anche nel suo partito, Fratelli d’Italia, si preferisce per il momento glissare. Meglio evitare di sollevare altra polvere.
Del resto appena quattro giorni fa la presidente del Consiglio, in Parlamento, ha ribadito che «l’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e Ue, la pressione economica sulla Russia», guardando al ventesimo pacchetto di sanzioni europee come a «un passaggio necessario».
È invece (quasi) compatto sulla necessità di mantenere le sanzioni alla Russia tutto il fronte progressista. Da Matteo Renzi ad Angelo Bonelli, sino a Riccardo Magi di +Europa. Invece i Cinque Stelle, con la deputata Chiara Appendino, la pensano come la Lega: «È una questione di sopravvivenza economica».