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 2026  marzo 15 Domenica calendario

Trump, appello per Hormuz: «Inviate le vostre navi»

La terza settimana di guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran inizia con l’evidente inasprimento e allargamento dei combattimenti. Le conseguenze in termini di perdite di vite umane, oltre a danni economici e ambientali, stanno assumendo proporzioni gigantesche e appaiono destinate a peggiorare ulteriormente.
Quella che agli occhi di Donald Trump e Benjamin Netanyahu doveva essere quasi una passeggiata destinata a concludersi con la rapida caduta del regime degli ayatollah, defenestrati dalla rivoluzione interna incoraggiata dai raid aerei, si sta rivelando una crisi gravissima dai contorni incerti, incontrollati e molto pericolosi. La giornata di ieri si è aperta con l’allargamento del conflitto al vicino Iraq, dove le milizie sciite locali finanziate dal governo di Bagdad, ma agli ordini di Teheran, intensificano i tiri di razzi e droni verso gli obiettivi americani e della coalizione occidentale. Già in piena notte un razzo aveva colpito l’ambasciata Usa a Bagdad. Non è la prima volta dal 28 febbraio, non ci sono state vittime, e anche ieri non sono segnalati morti o feriti. Però l’edificio è stato danneggiato e larga parte del suo personale non indispensabile ha già evacuato verso la Turchia. L’allarme ha raggiunto anche la vicina rappresentanza diplomatica italiana, dove l’ambasciatore e i suoi collaboratori sono stati radunati per alcune ore con elmetto e giubbotti antiproiettile in una stanza-bunker pensata per le emergenze. L’edificio della rappresentanza italiana era già stato rinforzato dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nell’aprile 2003 e negli anni insanguinati da terrorismo e attentati che ne erano seguiti. Oggi i muri perimetrali e il tetto sono protetti con spessi strati di cemento armato e i vetri delle finestre sono blindati.
L’attacco all’ambasciata Usa è stato poi rivendicato dai Kataib Hezbollah, una delle milizie più note tra la ventina di gruppi armati sciiti che oggi contano circa 200.000 guerriglieri in Iraq. La loro minaccia è rapidamente cresciuta negli ultimi giorni: il regime di Teheran sta mobilitando i suoi alleati per creare il caos nella regione. Giovedì prima dell’alba erano stati loro a sparare il drone verso l’aeroporto di Erbil, dove si trova la base italiana muro a muro con quella americana. Intanto le stesse milizie minacciano di colpire in tutto il Paese sia gli hotel che i luoghi di ritrovo frequentati dagli occidentali. Cresce anche il pericolo di rapimenti e infatti verso sera i diplomatici Usa hanno invitato tutti i cittadini americani a evacuare l’Iraq al più presto.
Continuano intanto sia i bombardamenti congiunti israelo-americani sull’Iran che quelli israeliani contro il gruppo Hezbollah sciita in Libano. La guerra coinvolge ormai non solo obiettivi militari, ma anche fabbriche e attività economiche. Sembra che una dozzina di medici e paramedici libanesi sia stata uccisa dai raid israeliani nel Sud del Paese. Una quindicina di operai iraniani pare siano invece morti sotto le bombe israeliane contro la loro fabbrica di frigoriferi e impianti di riscaldamento nella città di Isfahan. Nella notte tra venerdì e sabato i raid Usa hanno anche preso di mira bersagli militari a Kharg, l’isola nel Golfo Persico che dagli anni Sessanta è il maggior terminal di Teheran, da cui oggi transita circa il 90 per cento dell’export energetico iraniano. Ma adesso Trump minaccia di allargare il raggio d’azione e colpire i depositi e le infrastrutture energetiche dell’isola se Teheran non dovesse cessare i raid contro le navi cargo che transitano per lo stretto di Hormuz. Non è neppure escluso che il Pentagono non decida di utilizzare le truppe di terra: circa 5.000 marine si sono imbarcati in Giappone sulle navi da guerra dirette verso il Golfo.
Ma la risposta delle Guardie della Rivoluzione iraniana resta di sfida: i pasdaran intendono attaccare qualsiasi imbarcazione che tenti di «attraversare lo Stretto». Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, chiarisce che Hormuz è aperto per le navi dei Paesi che non sono alleati di Washington.
A sua volta, Trump esorta gli altri Paesi a inviare le loro unità da guerra per contribuire alla scorta dei cargo in quelle acque e menziona, tra gli altri, Gran Bretagna, Francia, Cina, Giappone e Corea del Sud. Portavoce del ministero della Difesa britannico affermano di stare esaminando il dossier. Teheran reagisce invitando i cittadini americani ad abbandonare gli Emirati e le zone attorno alle aziende controllate da statunitensi. In particolare, i droni iraniani hanno già colpito gli Emirati, ma adesso gli attacchi aerei potrebbero prendere di mira le infrastrutture civili su larga scala.