il Fatto Quotidiano, 14 marzo 2026
Polonia, Nawrocki dice no al fondo per le armi Safe di Tusk
“Teheran non farà dimenticare Kiev, la guerra in Iran non eclisserà il conflitto ucraino. Se la Russia lo pensa, si sbaglia, “nulla ci distoglierà dall’Ucraina. Il nostro sostegno non vacillerà”. Con queste parole, molte pacche sulle spalle e qualche abbraccio, il presidente francese Macron ha accolto ieri l’omologo ucraino Zelensky, arrivato all’Eliseo per discutere di sicurezza globale, proprio mentre gli occhi del mondo restano puntati sull’aggravarsi della crisi nel Golfo e, soprattutto, lo sguardo dell’alleato statunitense non si distoglie da un campo di battaglia sito molto, molto lontano dall’Ucraina. “La determinazione dell’Unione europea, così come quella degli altri partner nel mondo, deve restare ferma e agire in modo da non lasciare alcuna illusione alla Russia. La Russia deve porre fine a questa guerra”.
Zelensky, nel cuore dell’Ue, l’ha ripetuto ancora una volta, ringraziando l’alleato parigino con cui ha discusso anche della pressione sanzionatoria da aumentare sulla cosiddetta “flotta ombra” di petroliere di Mosca (ma proprio nel giorno in cui il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato l’alleggerimento – almeno temporaneo – di alcune misure restrittive sul petrolio russo, per facilitare un abbassamento dei prezzi dell’energia globale e Trump ha rifiutato l’aiuto sui droni di Kiev). All’Ucraina rimangono molti amici in Europa, ma non si trovano in Ungheria. Un nuovo incidente incrina i già fragilissimi rapporti Budapest-Kiev: la settimana scorsa, sette cittadini ucraini che trasportavano denaro e oro sono stati arrestati in Ungheria e sono finiti sotto indagine per presunto riciclaggio di denaro. Kiev ha subito puntato l’indice contro gli ungheresi: arresti e sequestri sono solo un espediente per far riprendere i flussi di petrolio dall’oleodotto Druzhba (quello che trasporta greggio dalla Federazione all’Ungheria, ed è ora bloccato).
Ieri i magiari hanno restituito i veicoli bancari della Oschadbank ai funzionari doganali, ma vuoti: dentro, non c’erano più né soldi, né metalli preziosi che valevano in tutto 82 milioni di dollari. Secondo l’istituto finanziario ucraino, ora contante e oro rimangono “illegalmente detenuti in Ungheria”; per il ministro degli Esteri Andrii Sybiha si tratta di “atto senza precedenti di banditismo e racket di Stato”. La guerra contro la Russia fa litigare anche in Polonia. Il presidente Karol Nawrocki, sostenuto dal Pis, ha posto il veto alla legge governativa che determina la spesa di 43,7 miliardi di euro stanziati nell’ambito del programma europeo di prestiti in cambio di armi, il cosiddetto Safe. La ragione, secondo il presidente, è la tutela delle generazioni future, che non saprebbero come ripagare un debito che mette a rischio la sovranità nazionale. Di una Polonia sotto choc ha parlato ieri il premier polacco Tusk: “Eravamo preparati a questa eventualità, perché sempre più segnali indicavano che il presidente avrebbe deciso di porre il veto per ragioni che restano poco chiare”. A Tusk però mancano i voti per ribaltare la decisione in Parlamento. A causa del veto, scrive Reuters, il governo dovrà eventualmente attingere da un fondo per le forze armate e non potrà erogare quasi 2 miliardi di dollari destinati alla guardia di frontiera e la polizia.