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 2026  marzo 14 Sabato calendario

Il sequestro della nave Sea Eye 5 era illegittimo

Il sequestro della nave Sea Eye 5, trattenuta per 20 giorni a Pozzallo, a giugno del 2025, è stato illegittimo: il Tribunale civile di Ragusa ha accolto il ricorso promosso dalla ong tedesca, annullando il provvedimento emesso dalla prefettura, il verbale e la multa contestati, e ha condannato il ministero dell’Interno al pagamento delle spese di lite.
«Eravamo convinti della fondatezza del ricorso perché dagli atti emergeva chiaramente la dinamica dei fatti». L’avvocato comisano Marco Comitini, che insieme ai colleghi Ulrich Robert Stege e Dario Belluccio ha difeso i rappresentanti della ong tedesca Sea Eye e il comandante della nave, commenta così la decisione del Tribunale civile di Ragusa che ha dichiarato illegittimo il sequestro della nave umanitaria Sea Eye 5, rimasta ferma per venti giorni nel porto di Pozzallo nel giugno del 2025.
Il giudice ha accolto il ricorso presentato dall’organizzazione annullando sia il provvedimento di fermo sia la sanzione amministrativa contestata all’equipaggio e ha condannato il ministero dell’Interno al pagamento delle spese di lite. La vicenda risale al 14 giugno dello scorso anno quando la Sea Eye 5 individuò nel tratto di mare davanti alla Libia un gommone in difficoltà con 65 persone a bordo.
Dal momento dell’avvistamento l’equipaggio avviò una serie di comunicazioni con i centri di coordinamento dei soccorsi marittimi di Libia, Germania e Italia per segnalare la presenza dell’imbarcazione in pericolo. Secondo quanto ricostruito negli atti dalla Libia non arrivarono indicazioni operative e fu quindi il centro di coordinamento italiano, l’Mrcc di Roma, ad assumere di fatto la gestione del soccorso. Dopo il recupero dei migranti alla nave fu indicato come porto di sbarco Taranto, distante circa 390 miglia nautiche dal punto in cui si trovava l’imbarcazione.
Durante la navigazione però emersero problemi legati alle condizioni sanitarie di molte delle persone soccorse. Tra i migranti c’erano ustionati dal carburante, persone disidratate, in stato di ipotermia e con difficoltà respiratorie dovute all’inalazione dei fumi del motore. La situazione portò anche alla richiesta di due evacuazioni mediche urgenti che furono effettuate con mezzi della Guardia costiera prima dello sbarco in Italia. Il comandante segnalò inoltre alle autorità marittime di non avere sufficienti riserve idriche per affrontare la lunga navigazione verso Taranto e chiese l’assegnazione di un porto più vicino.
In un primo momento da Roma fu prospettata la possibilità di trasferire a Pozzallo soltanto le persone più vulnerabili e proseguire poi la rotta verso Taranto con il resto dei migranti a bordo. Una soluzione che però non venne ritenuta praticabile dall’equipaggio anche per l’impossibilità di effettuare una valutazione sanitaria dei naufraghi. Alla fine l’Mrcc autorizzò lo sbarco di tutti i migranti nel porto di Pozzallo. Subito dopo l’arrivo della nave scattò però il sequestro amministrativo dell’imbarcazione insieme alla sanzione prevista dal decreto sicurezza.
Contro quel provvedimento la ong decise di presentare ricorso al tribunale civile di Ragusa. Nella sentenza il giudice ricostruisce l’intera sequenza delle comunicazioni tra la nave e le autorità italiane. Secondo il tribunale l’arrivo a Pozzallo non fu il risultato di una disobbedienza alle indicazioni ricevute ma la conseguenza delle interlocuzioni con il centro di coordinamento italiano che aveva assunto la gestione del soccorso. La condotta dell’equipaggio, si legge nel provvedimento, è risultata conforme alla normativa sul soccorso in mare perché la nave non si è sottratta alle richieste di informazione né alle indicazioni operative ricevute ma ha semplicemente rappresentato alle autorità la situazione concreta a bordo. Per queste ragioni il giudice ha annullato il sequestro e le sanzioni amministrative. Il ministero dell’Interno dovrà inoltre rifondere le spese legali sostenute dalla ong.
La decisione del tribunale è stata accolta con soddisfazione dalla difesa e dall’organizzazione che gestisce la nave. «C’è stata grande gioia per questo risultato», aggiunge Comitini. Dopo il dissequestro la Sea Eye 5 ha ripreso regolarmente la sua attività nel Mediterraneo.