la Repubblica, 14 marzo 2026
Alla fiera Tefaf i grandi maestri dell’arte colpiscono ancora
I galleristi di tutta Europa e del resto del mondo sanno che Tefaf, la mostra d’arte in corso a Maastricht fino al 19 marzo, non è una fiera come le altre. Per la posizione strategica della città, al confine tra Belgio, Germania, Olanda, in una terra che nei secoli ha nutrito non solo grandi scuole di pittura, incisione, oreficeria, ma una ricchezza antica di commerci e imprenditoria, a Maastricht sbarcano ogni anno una pattuglia di direttori e curatori dei più importanti musei internazionali e un’armata di collezionisti dai solidi patrimoni.
La prima parola d’ordine è vetting: i pezzi esposti sono certificati dagli esperti di Tefaf che ne verificano provenienza e autenticità. Così in questo bazar dell’arte, una vera e propria wunderkammer – e spesso negli stand sono riprodotti i gabinetti di curiosità che impazzavano nelle corti e tra i nobili europei – si può soddisfare ogni gusto per il bello, dall’archeologia al design novecentesco, dalla pittura alla scultura al gioiello. Ma credere che si tratti di un mondo fuori dal mondo sarebbe un abbaglio.
Perché il mercato dell’arte è sempre sismografo delle scosse telluriche dell’attualità, e ciò che racconta in questo momento è un bisogno di rassicurazione e scelte sicure. Dopo due anni di flessione, il settore è tornato a crescere secondo l’ultimo Art Market Report di Art Basel e Ubs: un aumento del volume d’affari del 4 per cento nel 2025 sul 2024, per un valore totale globale di 59,6 miliardi di dollari, con il 63 per cento delle vendite realizzato nelle fiere come questa. E se la parte del leone a livello globale la fanno ancora i comparti del contemporaneo e del moderno, i cosiddetti Old Masters, la grande pittura europea fino al XIX secolo, vivono un momento favorevole. Non solo in Italia, dove i riflettori si sono accesi su due acquisizioni importanti da parte del Ministero della Cultura, l’Ecce Homo di Antonello da Messina, destinato al momento al museo dell’Aquila, costato circa 14 milioni di euro, e il Maffeo Barberini di Caravaggio, acquisito per Palazzo Barberini a 30 milioni di euro.
A livello internazionale, infatti, ci sono stati i record da Christie’s e Sotheby’s, con lo studio del piede destro della Sibilla Libica di Michelangelo battuto per 27,2 milioni di dollari, oltre sedici volte la stima iniziale, e un disegno di Rembrandt raffigurante un leone, aggiudicato per quasi 18 milioni di dollari.
«Si tratta del tipo di vendite che riaccende l’interesse del mercato» spiega Georgina Adam, firma di The Art Newspaper e grande esperta del settore. «Anche se per Tefaf il consuntivo delle vendite si fa a chiusura, è certo che c’è in atto una rivoluzione nell’interesse per la grande pittura e il disegno dei secoli passati, dopo almeno un ventennio di declino rispetto al contemporaneo. Ciò che noto tra i collezionisti più giovani è un certo eclettismo, la volontà di riunire pezzi diversi, e in ciò rientra anche un nuovo gusto per l’antico».
Le fa eco il giovane direttore della fiera, Will Korner: «Spesso il dibattito sul settore si concentra esclusivamente sui risultati di punta delle aste: vengono considerati come se rappresentassero l’intero mercato, ma non è così. È risaputo da sempre che le opere importanti mantengono il loro valore. Semmai, l’attuale incertezza globale non fa che rafforzare questo punto». Ciò che rende speciali questi capolavori è «la loro profondità, la loro storia. Chi colleziona si innamora di questo, di un racconto e non solo di un dipinto». Persino in questa temperie così complicata, la fiera – che è anche una fondazione dedicata alla promozione dell’arte, alla ricerca e al restauro – non rinuncia al suo soft power. Chiediamo al direttore se teme per il mancato arrivo dei clienti dei paesi del Golfo bloccati dalla guerra: «Teniamo molto a costruire un legame con questi giovani Paesi. Nonostante la situazione, sono già qui i rappresentanti del Louvre Abu Dhabi».
Viste le premesse, non stupisce che un primo, rilevante affare sia già andato in porto: la londinese Agnews Gallery ha venduto il magnifico Uomo con cappello rosso piumato (1654) di Willem Drost alla Leiden Collection di Thomas S. Kaplan, la più importante collezione privata al mondo di dipinti di Rembrandt. Non stupisce che Kaplan, nella sua ossessione per il maestro olandese, abbia deciso di aggiudicarsi – si mormora per 12 milioni di euro – un capolavoro firmato dal pupillo del maestro di Leida. La stessa Agnews ha portato qui a Maastricht anche il Salvator Mundi de Ganay, una versione del capolavoro leonardesco proveniente dalla sua bottega: se certo non farà il record dell’originale (venduto nel 2017 per 450 milioni di dollari) può ambire a un compratore generoso.
Tengono, anzi crescono, le quotazioni delle opere di artiste donne. In fiera sono esposti quest’anno vari dipinti di Artemisia Gentileschi. I collezionisti, soprattutto i musei (americani, ma anche europei), cercano di bilanciare la scarsissima presenza femminile nelle collezioni e vanno a caccia di opere. Così quest’anno in fiera sono in vendita varie opere attribuite ad Artemisia Gentileschi (tre versioni della Maddalena penitente, molto diverse tra loro, quotate tra i 3 e i 5 milioni di euro), opere di Elisabetta Sirani e Diana De Rosa, e un’interessante tela di Lavinia Fontana, esposta da Colnaghi, dipinta e firmata dalla pittrice bolognese nel 1592: rappresenta la committente, la nobildonna Isabella Ruini, con la sua dama di compagnia ed è sul mercato a più di tre milioni di euro. In attesa di scoprire chi si aggiudicherà questa scena in un interno, con la bella dama che osserva soddisfatta il contenuto del suo scrigno di gioielli, ci si può spostare nello stand del parigino Kugel, dove troneggia un magnifico orologio sormontato dal globo celeste in vetro, con i segni zodiacali. Apparteneva a Luigi XVI ed è datato 1785, quattro anni prima della Rivoluzione francese. Tempus fugit, sembra dirci, e la vita degli uomini è imprevedibile e incerta. Ma la bellezza esiste. E resiste.