Corriere della Sera, 14 marzo 2026
Fulminacci: il mio disco nato tra le macerie di una storia d’amore finita
Nato «in mezzo alle macerie» il nuovo disco di Fulminacci, intitolato appunto «Calcinacci», uscito ieri, dopo la partecipazione a Sanremo con «Stupida sfortuna» e accompagnato da un cortometraggio di cui il cantautore romano, settimo classificato e vincitore del premio della critica, è protagonista.
Le macerie sono quelle di una relazione lunga e importante che è finita e «forse solo scrivendo il disco ho ricostruito qualcosa», dice Filippo Uttinacci, 28 anni. «Ho la fortuna di fare un mestiere che è una sorta di terapia, quindi dico delle cose a me stesso e mi aiuto in questo modo». Pur molto riservato, si assume le responsabilità della rottura: «Diciamo che mi prendo io la colpa, ma si tratta di una di quelle storie in cui è tutto bellissimo finché a un certo punto non lo è più. Senza rabbia, senza rancore, con affetto». Tanto che, con la persona in questione, «abbiamo un rapporto stupendo» e, dopo Sanremo «mi ha scritto un messaggio bellissimo».
Fulminacci parla con entusiasmo del Festival da poco terminato: «So che sono arrivato settimo, ma mi sembra di avere vinto. Sono soddisfatto al 100% e anche sorpreso. Mi è sembrato di fare una cosa fatta bene, che è piaciuta». Anche del duetto con Francesca Fagnani su «Parole parole» è felice: «Ho fatto una scelta di eleganza, potenzialmente noiosa per il pubblico. Il mio sogno è vederla su “Techetechete’”. Non sono uno stratega nella vita, non ho furbizia. Ho giocato il mio gioco e non so cos’altro avrei potuto fare». Anche dalle dinamiche commerciali del mainstream si sente estraneo: «Ne sono lontano, non perché lo condanno ma perché non lo conosco. Il mio obiettivo nella vita è continuare a fare quel che faccio ora, fino alla morte». Ad aprile arriva il tour nei palazzetti: «Avrà un approccio analogico, ispirato ai live degli anni 70, giocato solo sulle luci». Vieterebbe i telefonini ai live? «Non mi frega niente, è una forma di costrizione quando tutti scrolliamo il cellulare dalla mattina alla sera. Io dico usalo e se ti perdi una cosa bella cavoli tuoi».