Corriere della Sera, 14 marzo 2026
Banksy svelato: «Ecco chi è»
Giovedì 26 marzo a Bologna, a Palazzo Fava, si inaugura una mostra (Banksy Archive 01. The School of Bristol 1983-2005) che di fatto ricostruirà l’immaginario di questo artista simbolo di un’epoca, quella del mistero, dell’impegno, di una creatività che sembra voler sfuggire dagli stereotipi degli antichi maestri. Banksy, appunto (la sua Girl with Balloon è stata votata come l’opera più amata mai prodotta nel Regno Unito). A pochi giorni dall’apertura della mostra arriva intanto una conferma a quello che, nel 2008, aveva ipotizzato il «Mail on Sunday»: Banksy, il più noto street artist mondiale, sarebbe in realtà Robin Gunningham, nato nel 1973 a Bristol. Che però, nel frattempo, proprio per tutelare l’anonimato che ha contribuito ad alimentare la leggenda intorno ai suoi graffiti realizzati con stencil e vernice, ha cambiato legalmente nome ed è diventato David Jones, uno dei nomi più comuni in Gran Bretagna. Un nome che – tanto per rimanere nell’universo dei nuovi miti – era anche quello di battesimo di David Bowie, che con il suo alter ego Ziggy Stardust aveva ispirato il ritratto di Banksy della regina Elisabetta.
La conferma arriva da una inchiesta della Reuters firmata da Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, inchiesta che ha incrociato tutti i particolari noti sul popolarissimo artista, a partire da ogni foto e video dove Banksy compare anche a volto coperto, con nuovi decisivi documenti (in particolare, quelli su un arresto avvenuto nel 2000 a New York). Partendo da un’opera realizzata da Banksy in Ucraina nel 2022 e seguendo le tracce dell’artista i giornalisti Reuters sono arrivati anche alla conclusione che Robert Del Naja, il frontman dei Massive Attack (gruppo inglese fondatore del genere trip hop), negli anni fortemente sospettato di essere Banksy, è certamente un collaboratore dell’artista con cui potrebbe avere realizzato anche alcune opere a quattro mani.
Tutto era cominciato, secondo l’inchiesta Reuters, dalle macerie di un piccolo angolo di Ucraina che aveva accolto un gesto che sembrava provenire da un mondo lontano, un ricordo di quel ricco e misterioso universo chiamato Banksy. La notte del 2022, in un villaggio fuori Kiev, Horenka, devastato dalla guerra, tre uomini si sono fatti strada tra le rovine di un edificio bombardato. Uno di loro, senza maschera e con protesi ai piedi e al braccio, rappresentava forse il simbolo di una resilienza che sfida ogni distruzione. Gli altri due, in felpa grigia e berretto da baseball, si sono armati di stencil e bombolette spray, trasformando un muro distrutto in una tela surreale. In pochi minuti, un’immagine potente si è materializzata: un uomo con la barba, immerso in una vasca da bagno tra le macerie, che con un gesto quieto si strofinava la schiena. Dopo l’apparizione dei murales in Ucraina, Banksy aveva pubblicato un video su Instagram che confermava che le opere erano sue: la registrazione mostrava anche un pittore in felpa grigia a Horenka, ripreso da dietro, con il volto nascosto.
Con l’apparizione dei murali in Ucraina si è aperto un nuovo capitolo. Si è parlato di un possibile coinvolgimento di Del Naja, che operava in quella regione con Giles Duley, un fotografo e documentarista con un passato di guerre e traumi, amputato di due arti in Afghanistan. La presenza di Duley e la sua connessione con il mondo della musica e dell’arte ha alimentato altre teorie e sospetti. Vari testimoni hanno sostenuto di averlo incontrato in Ucraina, presso un hotel di Kiev; altri hanno verificato il suo passaggio al confine con la Polonia poco prima dell’apparizione delle opere.
Settimane dopo, un giornalista Reuters ha visitato Horenka con una selezione di foto di artisti di graffiti spesso sospettati di essere Banksy e ha mostrato le immagini ai residenti per capire se qualcuno lo riconoscesse, venendo a sapere che era stato avvistato a Kiev un famoso musicista britannico, una tra le persone spesso sospettate di essere l’artista, ovvero Robert Del Naja. Reuters ha poi intervistato dozzine di esperti e insider del mondo di Banksy: nessuno ha voluto parlare della sua identità, ma molti hanno fornito dettagli sulla sua vita e carriera. Sono state esaminate foto dell’artista, la maggior parte delle quali lo inquadrano di spalle o con il volto nascosto. Tra i documenti presi in esame, ci sarebbe una confessione manoscritta dell’artista riguardo a un precedente reato minore di disturbo della quiete pubblica, che rivelerebbe senza alcun dubbio l’identità reale dello street artist. Lo storico avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha scritto a Reuters che l’artista «non accetta che molte delle informazioni contenute nella vostra inchiesta siano corrette». Senza fornire ulteriori dettagli. E il mistero Banksy continua.