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 2026  marzo 14 Sabato calendario

Italia, Fitch mantiene BBB+. Ma la manifattura perde lo 0,6%

Fitch, una delle grandi agenzie di rating internazionali, ha confermato ieri il giudizio sui titoli del debito pubblico italiano, promossi dalla stessa agenzia nello scorso mese di settembre al livello BBB+, che esprime un’adeguata capacità di rimborso per un debitore comunque esposto a condizioni avverse. L’outlook è stabile. «Il rating dell’Italia è sostenuto da un’economia ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto, nonché dai benefici dovuti alla stabilità istituzionale e finanziaria, derivanti dall’appartenenza all’UE e all’eurozona – fa sapere l’agenzia —. Il rating è inoltre supportato da elevati livelli di ricchezza e da indicatori di governance relativamente solidi. Questi punti di forza sono controbilanciati da un debito pubblico molto elevato e da limitate prospettive di crescita a medio termine, che limitano la flessibilità fiscale e la capacità di riduzione del debito», che resta la principale vulnerabilità. «Prevediamo che il rapporto debito/Pil raggiunga un picco del 137,8% nel 2026, prima di iniziare una traiettoria discendente. Il nostro scenario di base – afferma Fitch – prevede una riduzione di almeno 1 punto percentuale di Pil all’anno a partire dal 2027, grazie ad avanzi primari sostenuti e a una crescita nominale moderata» che nel ’26 e ’27 sarà dello 0,8%.
Il giudizio di Fitch inaugura una lunga sessione di esami primaverili per la finanza pubblica italiana. A fine mese, il 27, è atteso il nuovo verdetto da parte di Moody’s, il 17 aprile quello di Dbrs e il 15 maggio il voto di Standard and Poor’s.
Al ministero dell’Economia, nel frattempo, è cominciato il lavoro per la messa a punto del Documento di Finanza Pubblica, con il quale ad inizio aprile, si farà il punto sullo stato dei conti. Il nodo su cui ruotano le scelte politiche dietro ai numeri è l’uscita dalla procedura di infrazione Ue per il deficit, che limita gli spazi di bilancio anche per le spese militari. L’Istat, per ora, ha stimato un indebitamento del 3,1%, ma si tratta di un dato provvisorio e nel governo resta l’ottimismo sulla possibilità di restare sotto al 3 e uscire dalla procedura.
Dopo aver chiuso il 2025 con una crescita del Pil dello 0,5%, l’economia italiana in questi primi mesi dell’anno registra un ulteriore rallentamento della produzione industriale e, soprattutto, un deciso incremento dei prezzi. Per giunta il conflitto in Medio Oriente, ha sottolineato ieri l’Istat, mette pressione sui prezzi del greggio, determinando una tendenza generale al ribasso delle economie mondiali. Se la Cina conferma le sue prospettive di forte crescita (+5%) e la Ue galleggia (+1,3% nel ‘25), deludono gli Stati Uniti, che chiudono il ‘25 con un più 2,1%, con un quarto trimestre molto deludente, ed un aumento dei prezzi al consumo ben oltre le aspettative.
In Italia, nel quarto trimestre dell’anno scorso, l’economia è cresciuta dello 0,3%, come in Germania, più che in Francia (0,2), ma meno che in Spagna (0,8%). La produzione industriale, anche a gennaio, ha segnato una flessione: meno 0,6% rispetto a dicembre e meno 0,6% rispetto a gennaio ’25. Solo il dato dell’ultimo trimestre, rispetto al precedente, appare positivo, con un più 0,7% che fa sperare in una ripresa attesa ormai da anni.
L’inflazione è giunta all’1,6%, ancora sotto la media europea, ma in decisa accelerazione, avverte l’Istat. I dati più positivi per l’economia continuano a venire dall’occupazione, e di solito sono forieri anche di buone entrate fiscali e, dunque, di buone notizie per il bilancio pubblico. Gli occupati continuano a crescere, nel ’25 hanno superato i 24 milioni, il tasso di disoccupazione è ai minimi storici, anche se il mercato italiano del lavoro, nota l’Istat, appare squilibrato, con un tasso di inattività strutturalmente più alto della media europea.