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 2026  marzo 14 Sabato calendario

Islanda nella Ue, non perdiamo tempo

Nordico, femminile, o ispirato da una reazione alle mire di Donald Trump sulla Groenlandia, questo si chiama decisionismo. Non solo l’Islanda vuole entrare nell’Unione europea, ma vuole farlo rapidamente, superando in dirittura d’arrivo altri Paesi candidati e puntando a diventare «entro un anno e mezzo» il ventottesimo membro. Un referendum, che si svolgerà il 29 agosto (alla fine del cammino, poi, è previsto un voto parlamentare), dovrà dare il via libera alla ripresa dei negoziati che furono congelati nel 2013 quando 11 capitoli su 33 si erano conclusi positivamente e abbandonati nel 2015. Non ci sarà più il sole di mezzanotte del periodo estivo, ma va bene lo stesso. «Qualche volta non devi farti guidare dai sondaggi, ma guidare tu stesso» dice Thorgerdur Katrin Gunnarsdottir. La ministra degli Esteri nel governo guidato dalla premier socialdemocratica Kristrun Frostadottir si è assunta il ruolo di portavoce della scelta compiuta a Reykjavik. C’è però da dire, senza sminuire il suo coraggio, che gli ultimi rilevamenti attribuiscono un leggero vantaggio (52% contro il 48%) al «sì» all’Europa.

«Sarà di beneficio sia per l’Islanda sia per l’Ue negoziare adesso, non nell’arco di due anni, ma adesso» ha detto in un’intervista a Politico Gunnarsdottir, entrata in Parlamento nel 1999, già ministra dell’Istruzione e della Pesca. Le quote e la gestione delle acque territoriali furono proprio una delle ragioni del fallimento del progetto di adesione, ma il clima oggi è di ottimismo. L’ex giocatrice e arbitra di pallamano, leader del partito Rinascita (liberale), mette l’accento sulle questioni strategiche in un momento, osserva, di «turbulenza geopolitica». «È anche molto importante dare alle nostre imprese – aggiunge – un riparo e una salvaguardia all’interno dell’Unione». Fare tutto presto e bene, insomma. La forza di attrazione dell’Europa sembra per certi versi rivitalizzata nel disordine mondiale. E l’Ucraina, invece? Deve aspettare, frenata dalle perplessità generali e ostacolata dal sabotaggio di Viktor Orbán. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha deluso le aspettative di Volodymyr Zelensky che guardava al 2027. «Fissare una data è impossibile», gli ha detto. Bruxelles non è mai stata la capitale del decisionismo.