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 2026  marzo 14 Sabato calendario

Iran, Morti altri sei soldati americani

Ogni giorno Stati Uniti e Israele superano il record di raid delle 24 ore precedenti. Tel Aviv minaccia di «ridurre il Libano come Gaza», Washington mette una taglia di 10 milioni sulla nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. La Repubblica Islamica continua a rispondere e anche i suoi attacchi sembrano fare più male. La guerra non si placa, tutto il contrario. Finirà, dice Trump, «quando me lo sentirò nelle ossa».
Bombe e parole. Il ministro della Guerra Pete Hegseth racconta che gli Usa avrebbero colpito oltre 15 mila obbiettivi. A questi vanno aggiunti i 7.600 dichiarati da Israele per un totale di 22.600. A Teheran come a Beirut c’è il terrore. Attacchi continui, poco sonno, ambulanze e pompieri ovunque. Secondo l’Onu gli edifici danneggiati sarebbero almeno 22 mila di cui 17 mila civili in tutto il Paese. Almeno i numeri non litigano: 22.600 attacchi, 22.000 palazzi colpiti. Per Hegseth i leader iraniani sono «disperati, nascosti sottoterra come topi». Ma il regime teocratico non pare in fuga e non lascia trapelare paura.
Nel centro di Teheran si è tenuta ieri una manifestazione di sostegno alla Repubblica Islamica. Il primo slogan: «Morte all’America». Uno degli uomini di punta del regime, Ali Larijani, era in piazza sfidando i droni che volano sulla città e le forti esplosioni che pure si sono sentite poco lontano. Sopravvissuto e tornato al sicuro, Larijani ha scritto su X: «Signor Hegseth, i nostri leader sono stati, e sono ancora, tra la gente. Mentre i suoi di leader, dove sono? Forse ancora sull’isola di Epstein!».
Gli Stati Uniti starebbero premendo sugli Stati del Golfo perché passino dalla difesa all’attacco. Invece di intercettare solamente droni e missili iraniani diretti sul proprio territorio, che volino verso le basi Usa o verso strutture economiche, Washington vorrebbe che usassero la loro aviazione per colpire la Repubblica Islamica. Caccia in maggioranza di produzione americana, come l’aerocisterna precipitato giovedì in Iraq. Morti i sei militari statunitensi dell’equipaggio. Non avevano sistemi di eiezione. Il Pentagono nega che l’aereo sia stato colpito da fuoco ostile o amico, lasciando la colpa al guasto tecnico.
Resta attivo il piano di usare i peshmerga curdi per infiltrazioni via terra proprio dall’Iraq. Nel frattempo, Washington ha dirottato nella regione un gruppo anfibio con diverse navi appoggio e 5 mila Marines pronti allo sbarco. Potrebbero essere utili forse nello stretto di Hormuz. Non ci sarà una «ritorsione» francese per la morte sotto un bombardamento iraniano nel Kurdistan iracheno di un soldato dell’esagono. «Non siamo in guerra», ha detto il presidente francese Macron.
Teheran e gli alleati libanesi di Hezbollah riescono più dei primi giorni a penetrare le difese sia nel Golfo sia in Israele. Sembra che arrivino ora missili con testata a frammentazione, vietati dalle convenzioni, ma capaci di coprire un’area molto ampia. Ieri l’autostrada Gerusalemme-Tel Aviv sarebbe stata danneggiata proprio da una sub munizione.
Bombe e volantini. In una pausa dei raid, Israele ha fatto piovere su Beirut migliaia di foglietti. Uno verde invita a collaborare con tanto di QR per entrare in contatto con i servizi segreti israeliani. L’altro rosso minaccia che se Hezbollah non si arrende l’intero Libano farà «la fine di Gaza». In città decine di migliaia di sfollati dormono in automobile, sotto i cavalcavia, nelle scuole, sul lungomare. Sono sicuramente già più di un milione anche se a registrarsi sono stati appena 860 mila. Ai senza casa bisogna aggiungere gli abitanti di Beirut che hanno lasciato la città per prudenza.
Il Libano è nel caos. Colpito il contingente Unfil con soldati nepalesi. Bombardato un ospedale a Beirut: dodici le vittime tra medici e infermieri. L’Italia stanzia 10 milioni in aiuti ai profughi. A gestirli saranno anche le Ong italiane presenti nel Paese. Riccardo Mioli è in Libano per Intersos. «Sono state colpite zone dove non si potevano immaginare obbiettivi militari. Aree piene di profughi con vittime tra donne e bambini e personale di soccorso». Israele è accusato di usare la tecnica del doppio colpo che talvolta in Ucraina è stata adoperata dalla Russia. Prima uno strike e quando arrivano i soccorritori un secondo. È così che è morto un parroco cristiano pochi giorni fa. «Non abbiamo prove, ma certo le vittime tra paramedici e soccorritori sono troppe, così come i bambini uccisi in quelli che credevano essere rifugi. Il sospetto di una violazione delle leggi umanitarie internazionali c’è».
Da Gerusalemme, il ministro della Difesa Israel Katz ha minacciato il Libano di «ulteriori perdite territoriali» se Hezbollah non disarmerà. «Beirut ha mancato il suo obbligo di rendere inoffensiva la milizia e perciò ne paga il prezzo». In «visita di solidarietà sotto le bombe» a Beirut il Segretario generale dell’Onu. Antonio Guterres ha chiesto aiuti umanitari per 300 milioni alla comunità internazionale. Il presidente libanese Joseph Aoun ha sostenuto che nessun disarmo potrà cominciare senza cessate il fuoco.