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 2026  marzo 14 Sabato calendario

Parte il raid Usa su Kharg

«Pochi istanti fa, su mia direzione, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei bombardamenti più potenti nella Storia del Medio Oriente e ha completamente annientato ogni obiettivo militare nel gioiello della corona dell’Iran, l’isola di Kharg», ha annunciato il presidente Donald Trump ieri notte sul suo social Truth. Per ora, ha sottolineato Trump, «ho scelto, per ragioni di decenza, di non spazzare via le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia, se l’Iran o chiunque altro dovesse fare qualcosa per interferire con il passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz rivaluterò immediatamente la mia decisione».
Una settimana fa, quando Israele aveva colpito 30 depositi di carburante in Iran si era creato il primo vero screzio tra i due alleati nella loro operazione militare congiunta in Iran. Gli israeliani avevano preannunciato l’attacco, ma la sua portata era andata al di là di quanto si aspettavano gli americani. «Al presidente non piace questo attacco, vuole salvare il petrolio, non bruciarlo. E questo ricorda alla gente i prezzi più alti della benzina», aveva detto un consigliere di Trump ad Axios. Nell’amministrazione Usa c’è il timore che attaccare infrastrutture come quelle petrolifere usate dai civili in Iran possa essere controproducente e possa spingere la popolazione ad appoggiare il regime. Inoltre, colpire gli impianti petroliferi ha un impatto sui mercati e il presidente vuole evitare un ulteriore aumento del prezzo del petrolio, che nel frattempo ha superato i 103 dollari al barile (un aumento del 40% dall’inizio della guerra).
L’attacco di ieri notte ha la funzione di avvertimento al regime: la possibilità di colpire gli impianti per il greggio di Kharg è una carta «pesante» che il presidente americano mostra di tenere in mano nel confronto ma spera di non dovere usare. Poiché uno degli obiettivi principali per Trump in questo momento è lo sblocco del transito petrolifero nello Stretto di Hormuz, senza il quale l’uscita dalla guerra verrebbe vista come una sconfitta americana, il presidente sta cercando di abbattere ogni mezzo militare iraniano che possa minacciare le petroliere e ha annunciato venerdì scorso che la stessa Marina statunitense – se necessario – potrebbe scortarle. Nel frattempo ha anche esortato gli equipaggi delle petroliere ad avere «il coraggio» di attraversare lo Stretto di Hormuz, ripetendo che l’Iran «non ha più una Marina». Con lo stesso fine, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha assicurato ieri che «non ci sono prove chiare» che l’Iran vi abbia piazzato nuove mine nello Stretto.
Dall’isola, a 25 chilometri dalla costa iraniana, passa il 90% delle esportazioni di greggio della Repubblica Islamica con una buona quota diretta verso il mercato cinese. Da sempre i suoi impianti rappresentano un segmento strategico, come ricordava Guido Olimpio in un recente articolo in queste pagine, e per questo gli ayatollah hanno cercato di potenziarli ma anche di tutelarli. Allo stesso tempo Kharg è storicamente stata vista dagli americani come un bersaglio strategico. Già in un’intervista nel lontano 1988 Trump aveva suggerito che bisognava prendere il controllo dell’isola. Al presidente Jimmy Carter fu presentata nel novembre 1979 una proposta di intervento per strappare Kharg all’Iran, ma era rimasta sul tavolo.
Nella notte di ieri i bombardieri dell’aeronautica militare statunitense hanno colpito tutti gli obiettivi militari presenti a Kharg, inclusi i depositi di missili e di mine, ha detto un funzionario al New York Times. Trump aveva dichiarato il giorno prima in un’intervista con Fox News Radio pubblicata ieri che una invasione terrestre dell’isola non era «ai primi posti nella lista» delle possibili operazioni militari anche se «potrei cambiare idea». Alcuni hanno visto nell’annuncio di altri 2500 marines e una nave di assalto anfibia un indicatore di una potenziale operazione terrestre, ma un assalto presenta rischi, e la Casa Bianca è consapevole che una parte importante del sostenitori del presidente preme perché gli Stati Uniti escano al più presto da questa guerra.