Corriere della Sera, 14 marzo 2026
«L’Italia tratta con l’Iran su Hormuz». Roma smentisce.
Alcuni Paesi europei tra i quali la Francia avrebbero aperto discussioni con Teheran in cerca di un accordo per permettere alle loro navi un passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz, bloccato di fatto dall’Iran. Lo ha scritto ieri il Financial Times citando due fonti, una delle quali avrebbe aggiunto che anche l’Italia ha fatto tentativi in questa direzione.
Secca smentita dall’Italia, mentre a Parigi l’Eliseo, il Quai d’Orsay (il ministero degli Esteri) e anche la Difesa francese hanno preferito non rilasciare commenti ufficiali, senza confermare né smentire. La Francia in questi giorni non ha mancato di criticare l’attacco di Stati Uniti e Israele, e la scorsa settimana Emmanuel Macron ha chiamato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian chiedendogli di «assicurare la libertà di navigazione nello Stretto».
Donald Trump ieri ha invitato le petroliere ad attraversarlo lo stesso e a «mostrare un po’ di coraggio» perché «non c’è nulla da temere. Non hanno una marina e noi abbiamo affondato tutte le loro navi», ma l’atteggiamento degli europei resta molto più cauto. Nei giorni scorsi Macron ha dispiegato nella regione una missione navale senza precedenti (otto navi) guidata dalla portaerei Charles de Gaulle, ma ha precisato che l’obiettivo di scortare le petroliere è realizzabile solo in futuro, una volta che l’Iran non minaccerà più la navigazione con i missili.
Francia, Italia e Grecia partecipano già alla missione europea Aspides nel Mar Rosso e quello è il modello che potrebbe ispirare un analogo intervento nello stretto di Hormuz. Ma Parigi ha sottolineato anche ieri, dopo l’attacco nel Kurdistan iracheno che ha provocato la morte del soldato Arnaud Frion, che la presenza francese nella regione resta «strettamente difensiva».
Per passare nello stretto di Hormuz senza che la mossa venga interpretata come una sfida o una partecipazione alla guerra, per adesso è necessario l’accordo di Teheran e questo sarebbe il senso dei contatti citati dal Financial Times. Ma fonti francesi indicano che gli sforzi diplomatici sono volti soprattutto a creare la coalizione con partner europei, il Canada, l’India e i Paesi del Golfo, per scortare le navi una volta che la guerra sarà finita, più che negoziare con l’Iran un passaggio sicuro a conflitto ancora in corso.
Il governo italiano smentisce invece senza esitazioni la ricostruzione secondo cui Roma insieme a Parigi avrebbe aperto dei canali di dialogo con l’Iran per cercare di garantire la libera circolazione navale nello stretto di Hormuz. Interpellate dal Corriere, sia fonti di Palazzo Chigi che del nostro ministero degli Esteri, e in aggiunta fonti dei nostri apparati di sicurezza, smentiscono categoricamente che siano stati presi contatti di alcun tipo, esclusivi, con le autorità iraniane. Quanto pubblicato, viene rimarcato da tutte le fonti, «non è vero».
Questo però non significa, precisano ancora fonti del governo, che la presidenza del Consiglio non si stia muovendo insieme agli alleati del G7, o insieme alle altre capitali dell’Unione europea, per cercare di trovare uno strumento di rafforzamento militare per garantire la circolazione dei commerci nello stretto di Hormuz.
Un’attività diplomatica che è allo stato embrionale, vista la complessità della situazione della crisi, e che in caso viene svolta alla luce del sole, e in continuo e stretto coordinamento sia con gli Stati Uniti, sia con Israele, sia con la Turchia e con i principali attori regionali, ovvero i Paesi del Golfo Persico. Insomma, nessun tipo di canale riservato, o confidenziale, aperto all’insaputa di altri attori, con le autorità iraniane.
La premier Giorgia Meloni, in una nota, ribadisce che «l’Italia resta fermamente impegnata nel promuovere un allentamento della tensione». E in serata il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani sottolinea che «non stiamo trattando con l’Iran per fare passare navi italiane da Hormuz». «L’Italia va avanti per la de-escalation, spingendo per un accordo tra le parti che porti al blocco della realizzazione dell’arma atomica da parte dell’Iran».