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 2026  marzo 14 Sabato calendario

Petrolio russo, no dell’Europa a Trump

Gli Stati Uniti aprono al petrolio di Mosca, allentando temporaneamente le sanzioni per ridurre la pressione sui prezzi dell’energia. L’Unione europea ha criticato duramente la decisione americana per le conseguenze sull’Ucraina. È di nuovo scontro tra le due sponde dell’Atlantico, guidate da visioni diverse nei confronti della guerra all’Iran ma anche verso la Russia. Il presidente ucraino Zelensky, in visita ieri dal presidente francese Macron, ha osservato che «la revoca delle sanzioni porterà in ogni caso a un rafforzamento della posizione della Russia» e che «questo allentamento da parte degli Stati Uniti potrebbe fornire alla Russia circa 10 miliardi di dollari per la guerra».
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha annunciato «un’autorizzazione temporanea per consentire ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare». L’ha definita una misura «mirata e di breve termine» che si applica solo al petrolio già in transito e «non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo». Una prima deroga alle sanzioni era stata riconosciuta all’India una settimana fa. Ma per l’Unione è una scelta sbagliata. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha scritto su X che «l’allentamento delle sanzioni aumenta le risorse russe per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina» e che la decisione americana è motivo di «grande preoccupazione, in quanto ha ripercussioni sulla sicurezza europea». Per l’Ue l’aumento della pressione economica sulla Russia è decisivo affinché Mosca accetti un negoziato serio di pace.
Se l’Ue finora ha balbettato nel criticare la guerra all’Iran di Stati Uniti e Israele, fatta eccezione per la Spagna, la sospensione delle sanzioni sul petrolio russo ha compattato gli europei fatta eccezione per i soliti noti come l’Ungheria. «Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia», ha dichiarato la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa riportando le parole pronunciate nei giorni scorsi dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. «La Russia ha guadagnato, secondo le nostre informazioni, dai 150 milioni di dollari al giorno in entrate aggiuntive dalla vendita di petrolio dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il che rende Mosca probabilmente il maggiore beneficiario di questo conflitto. Anche in questo contesto, non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia». Per la Commissione «il tetto massimo al prezzo del petrolio e le sanzioni contro la Russia sono ben mirate, e devono rimanere in vigore».
Questa volta il cancelliere tedesco Friedrich Merz, dopo la performance alla Casa Bianca dove non ha difeso lo spagnolo Sánchez dall’attacco di Trump, ha criticato con determinazione la scelta americana. Merz, in tuta mimetica da Andøya (a memoria non si ricorda un cancelliere che l’abbia indossata), nel Nord della Norvegia accanto al premier Jonas Gahr Støre, ha detto che «sarebbe sbagliato allentare le sanzioni ora, per qualsiasi motivo» e ha assicurato che «continueremo e dobbiamo continuare ad aumentare la pressione su Mosca». Anche per il presidente francese Macron «la situazione (in Ucraina, ndr) non giustifica in alcun modo di revocarle» le sanzioni. Per Londra «tutti gli alleati dovrebbero mantenere la pressione sulla Russia e le sue risorse di guerra». Sei dei Paesi del G7 sono allineati.