ilmessaggero.it, 13 marzo 2026
Luca Canfora morto sul set a Capri, indagato un collega.
Avrebbe fornito particolari che sarebbero stati smentiti dalle indagini. Avrebbe raccontato di una breve conversazione avuta con il collega all’esterno dei Giardini di Augusto, in un orario ben preciso. Versione chiara e circostanziata che è stata però smentita dalle immagini del sistema di videosorveglianza. Per questo la Procura ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati un collega di Luca Canfora, il costumista 51enne trovato morto nelle acque di Capri il primo settembre del 2023, ipotizzando nei suoi confronti l’accusa di false dichiarazioni al pm. Come è noto, la Procura di Napoli indaga per omicidio volontario. E, nell’inchiesta condotta dal pm Silvio Pavia, il giallo è fitto. Gli inquirenti hanno ascoltato come testimoni gran parte dei colleghi di lavoro di Canfora che in quell’estate di tre anni fa erano impegnati a Capri per la realizzazione di alcune scene del film Parthenope. Tra le testimonianze agli atti, anche quella del regista premio Oscar Paolo Sorrentino che ha dedicato a Luca uno dei film più sentiti della sua produzione.
Sentito una prima volta come persona informata dei fatti un anno fa, l’indagato ha ricordato di aver incontrato Canfora intorno alle 10.30 di quel primo settembre, all’altezza dell’ingresso principale del parco Giardini di Augusto. I due avrebbero scambiato poche chiacchiere, nel corso di una pausa di lavoro, prima di salutarsi. Ma è una ricostruzione smentita dalle immagini delle telecamere che riprendono l’intera area del set caprese. Immagini che consegnano alla Procura di Napoli l’unico elemento certo di questa storia: è stato infatti possibile definire l’ingresso di Luca Canfora, ma anche di tutti gli altri addetti ai lavori, all’interno del set; ed è stato possibile anche definire l’uscita di tutti i soggetti che erano entrati all’interno di Giardini di Augusto. Tutti tranne uno: Luca Canfora. Insomma: si sa quando entra nel parco, ma non si capisce da dove esce e quando esce. Un buco, reso ancora più buio dalle dichiarazioni messe agli atti come testimone dal collega del 51enne scomparso, che a questo punto la Procura intende ascoltare in un interrogatorio garantito dalla presenza di un difensore.
Ma i nodi di questa storia non si fermano qui. Inizialmente si era pensato a un suicidio, magari sulla scorta del condizionamento di una scena potente ed evocativa, quella in cui il fratello della protagonista del film decide di togliersi la vita gettandosi dal costone di Capri a ridosso di via Krupp. Ma l’ipotesi non regge. Il volo si sarebbe arrestato molto prima di arrivare in mare, vista la presenza di rocce e spuntoni nel punto in cui è stato rinvenuto il cadavere. Anche l’autopsia ha inoltre evidenziato l’inconciliabilità della pista del volo (o della caduta) dall’alto. Sono stati due gli esami effettuati dalla Procura, anche sulla scorta di una istanza del fratello del costumista (assistito dall’avvocato Giuseppe Rossodivita), che ha ottenuto la riesumazione del cadavere: le autopsie non hanno fatto emergere segni che possono essere ricondotti al volo, alla caduta o al lancio dall’alto. Poi ci sono altri aspetti al vaglio: nessuno si è accorto di un uomo precipitato in mare. Eppure quello specchio di acqua era particolarmente affollato. Si ritorna al punto di partenza: si sa quando Luca entra sul set, ma non quando esce dal posto di lavoro. E non si capisce come sia finito in mare. Poi: che fine ha fatto il telefono cellulare, che ha invece continuato a funzionare per almeno 24 ore dopo la morte del costumista? E che fine hanno fatto il portafogli e la felpa rosa di Luca, oggetti che avrebbero potuto galleggiare nell’ipotesi di una caduta in acqua? Storia piena di nodi, resta difficile sostenere l’accusa di omicidio. Uno scenario che potrebbe spingere la Procura di Napoli a chiudere il caso, magari con una richiesta di archiviazione zeppa di punti interrogativi e di suggestioni sulla strana fine del costumista sparito all’improvviso da un set cinematografico.