repubblica.it, 13 marzo 2026
Volevano smascherare il padre ma l’intercettazione è illegale
Non c’è giustificazione o nobile intento che tenga. Intercettare in modo abusivo una persona con una microspia è illegale. Lo ha deciso la Cassazione con una sentenza di pochi giorni fa. E così conferma la condanna in appello per tre figli, il marito di una di loro e la madre dei tre.
I cinque, tutti campani, avevano installato un registratore vocale nell’auto di una di loro (la madre, ndr) per cercare di smascherare il tradimento del padre. Un blitz organizzato su una chat chiamata “Fratelli 007” dove era ben chiaro che l’intercettazione “non voleva captare comunicazioni tra terzi” ma accertare l’adulterio del padre. Fatto che si è verificato, in poco tempo, quando viene registrata una conversazione tra i due amanti.
Quell’incursione è stata decisa perché lo scopo era quello di comunicare alla comunità dei testimoni di Geova, di cui la famiglia fa parte, quello che la congregazione definisce un peccato grave per il quale è prevista l’espulsione del fratello o della sorella che ha infranto le regole. Ma quell’indagine familiare è stata scoperta dai due amanti e così è partito il primo processo, in Appello la condanna per i cinque per avere installato la microspia, mentre per quattro (esclusa la moglie, ndr) è arrivata la pena anche per il reato di diffamazione.
Una decisione non accettata dai cinque che hanno fatto ricorso in Cassazione. Ma per i giudici della Suprema corte con quelle intercettazioni non è stata tutelata “la riservatezza e la libertà delle comunicazioni”. E non è una scriminante il fatto che si dovessero accertare questioni “in un contesto privato”. Non c’è nemmeno il cosiddetto “diritto di cronaca”. Perché in quella verità non c’è un interesse per l’opinione pubblica di quanto accertato in quell’auto. E l’interesse della comunità religiosa dei testimoni di Geova di conoscere i comportamenti contrari alle regole interne non può essere messo sullo stesso piano dell’interesse pubblico.
In quattro, adesso, possono sperare di eliminare dalla loro storia giudiziaria la condanna per diffamazione. Per gli Ermellini c’è infatti da rivalutare, con un nuovo processo in appello, il reato di diffamazione perché l’unica ad accusare i “Fratelli 007” è stata l’amante. Mentre gli “anziani” della congregazione si sono avvalsi della riservatezza sulle informazioni arrivate sul loro fratello, non rivelando la fonte.