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 2026  marzo 13 Venerdì calendario

Intervista a Senhit

Non sarà solo Sal Da Vinci l’unico italiano a gareggiare all’Eurovision Song Contest dal 12 al 16 maggio alla Wiener Stadthalle di Vienna. Ci sarà anche Senhit che nella competizione rappresenterà San Marino dopo la vittoria del Song Contest, lo scorso 6 marzo al Teatro Dogana. 
Quarantasei anni, Senhit Zadik Zadik, è nata e cresciuta a Bologna da genitori di origine eritrea, ma da anni gira il mondo per ragioni artistiche e professionali. La vittoria sul Titano apre le porte ad una conversazione sulla carriera dell’artista emiliana. Con la sua città d’origine il legame è forte. «Avrei potuto vivere altrove grazie al mio lavoro – spiega – ma Bologna per me è un nido, ci sono i miei amici, c’è la mia famiglia». 
A San Marino Senhit ha vinto con «Superstar» un brano prodotto con Boy George. Volgendo lo sguardo al passato si scopre che ha collaborato con icone della scena mondiale come Steve Aoki, Benny Benassi e Tory Lanez, calcando i palchi del panorama dance e pop internazionale. Ma nel suo pantheon ci sono (anche) Francesco Guccini, Gli Stadio, Massimo Ranieri: «In realtà – dice – un fil rouge si trova sempre».
Senhit, pariamo dalla vittoria a San Marino. È la terza sul Titano dopo quelle del 2011 e del 2021. Se l’aspettava?
«Sono entusiasta, speravo tanto di farcela. Poi salita sul podio assieme a Kelly Joyce e Azucena e Inis Neziri, che avevano brani potentissimi e ho avuto paura di non riuscirci. Ero e sono ancora entusiasta del brano portato sul palco del teatro di San Marino, che ora avrà una sua giusta dimensione su quello della Wiener Stadthalle di Vienna per l’Eurovision».
«Superstar», Ci racconta la produzione di questo brano?
«Con gli autori abbiamo voluto creare un sound che fosse un po’ un manifesto del beat degli anni Ottanta. Prima è stata composta la musica, poi le parole. Ho chiesto di avere al fianco una forte personalità di quel periodo. Ho conosciuto Boy George, che ha prodotto il brano».
E come è andata?
«Molto bene, sono parecchio felice. Ma abbiamo anche discusso, perché lui aveva pensato anche ad altre soluzioni per quel che riguarda la resa finale della canzone. George è una persona tanto sfuggente quanto meravigliosa. Ora è in tour negli Stati Uniti e lo raggiungerò presto. Ecco, a proposito, essendo lui impegnato negli Usa non poteva essere presente a San Marino nei giorni del Song Contest. Ma il suo tour finirà ad aprile in tempo per l’Eurovision: sarà con me sul palco di Vienna. Me lo ha promesso».
Lei come attenderà le giornate di maggio?
«Io in questi giorni sono impegnata in un piccolo tour in Europa per proporre i miei brani tra Grecia, Bulgaria e Malta. Canterò anche “Adrenalina2, il brano con cui vinsi l’edizione 2021 del San Marino Song Contest. Sono i pre-party dell’Eurovision e sono veramente entusiasta, è un po’ la parte più bella di un periodo tanto intenso quanto spettacolare. Il contatto con il pubblico ma anche con i colleghi, gli altri artisti, gli show..».
Fermiamo il presente, torniamo indietro. Senhit, le va di raccontarci i suoi inizi, proprio dagli albori?
«Ho cominciato da giovanissima. In casa mia si è sempre respirata aria di festa e a riscaldarla c’era sempre il sacro fuoco della musica. Mia mamma ha sempre cantato per gli eventi in Africa, nel suo paese, l’Eritrea: siamo tantissimi in famiglia e io sono quella che tra i tanti ha trattenuto questa passione trasformandola in un lavoro. L’illuminazione, però, arrivò grazie al “Karaoke” di Fiorello, all’inizio degli anni Novanta. A Russi, un piccolo paese della provincia di Ravenna passava questo suo show itinerante. Ci andai, ma credevo di potermi proporre direttamente sul palco».
E invece?
«E invece avevo letto che bisognava fare un’ audizione. Così feci, cantai una cover. Era “Ragazzo fortunato” di Jovanotti. Passai l’audizione, ricordo che gli autori del programma mi dissero “sei una ragazza fortunata”. Passai la prima selezione, vinsi la puntata, mi regalarono il “Canta tu”. Tornai a casa a Bologna che, per così dire, ero diventata una piccola star. I miei genitori sono sempre stati genitori e non genitori amici. Genitori severi che mi hanno insegnato che il piacere è secondo al dovere. Ho avuto l’intuizione di chiedere a mio padre di iniziare un corso di canto, e così feci. Quindi tutto, in qualche modo, partì grazie ad un karaoke di Fiorello».
E poi arrivarono le grandi collaborazioni...
«Gaetano Curreri è stato un grande pigmalione sul fronte musicale. È stata la prima persona che ha creduto al progetto di Senhit. Avevo appena finito le mie esperienze nei musical e volevo testare tutte le discipline, danzare, cantare. Così dopo aver fatto qualche anno di università ho sempre chiesto a mio padre di iscrivermi ad un corso di teatro. Mio padre all’inizio disse: “Guarda che cantare non ti porta il pane in tavola”. Risposi che avrei dovuto provarci, ci litigai per un periodo lungo. Feci un musical con Massimo Ranieri, una piccola produzione piccola, poi mi chiamarono anche all’estero. Tornai a casa e firmai un contratto con il mio sponsor. Gaetano Curreri decise di essere il mio produttore».
Nell’album prodotto spicca «Dio è morto» di Francesco Guccini. Era il 2006. Oggi come riascolta questo brano? Rispetto a quanto visto all’Eurovision sembra quasi un contrasto...
«Con Curreri facemmo insieme questo album di cover e di “grazie” rivolto agli artisti bolognesi. Io scelsi di cantare Dio è morto, perché una canzone che ho sempre amato, come il suo autore, Guccini che per me è un su un piedistallo speciale, quasi etereo. Questa canzone ha quasi 50 anni ed è ancora molto attuale, ha un testo meraviglioso. Scelsi diversi brani, per la verità, ma fui molto determinata con questa canzone. Per quanto riguarda i contrasti la premessa è che sono stata sempre molto eclettica».
I primi palchi calcati quali furono?
«All’epoca mi conobbero i fan degli Stadio, ero diventata quasi una piccola mascotte. Erano i tempi della gavetta, ma mi sono fatta le ossa. Sono sempre stata una grande curiosa. Con la mia etichetta “Panini Interactive” ho avuto voglia di esplorare anche l’estero e grazie a questa mi sono spostata all’estero cambiando genere musicale. Ho sempre rifiutato le etichette, in generale e non solo nella musica».
Un genere non esiste?
«Pop nell’accezione bella di “per il popolo”, popolare. Ma la verità è che mi piace spaziare tra i generi. C’è contrasto tra Dio è morto e Superstar, ma io un fil rouge nell’intensità riesco sempre a tesserlo».
A chiusura, c’è un momento che ti ha particolarmente esaltato e che ricorda oggi della tua carriera?
«La prima volta che ho partecipato ad un musical, agli inizi degli anni 2000. Lì il mio Pigmalione fu Massimo Ranieri, lo spettacolo si chiamava “Il grande campione” Mi presero per il ruolo di coprotagonista, io ero una ragazzina. Ho conosciuto Massimo, lo ricordo con grande affetto, mi ha cresciuta a livello teatrale e gli sarò grata per sempre. A lui e alla sua produzione, sento tuttora molte di loro, una delle coriste di “Ballando sotto le stelle”, il programma Rai, Stefania Caracciolo. Fu uno dei momenti più belli».