corriere.it, 13 marzo 2026
In prigione l’ex magnate Benko vuole diventare falegname
Abbandonati i rendering dei grattacieli e i dossier a nove zeri, René Benko ha scelto di impugnare pialla e scalpello. L’uomo che per un decennio ha incarnato l’ascesa inarrestabile del mercato immobiliare europeo, ridisegnando interi quartieri anche in Trentino e in Alto Adige – tra cui, nel cuore di Bolzano, il colossale WaltherPark – ha ottenuto il via libera per iniziare un corso di formazione professionale come falegname all’interno del penitenziario di Innsbruck. Una svolta pragmatica per il quarantottenne tirolese, in custodia cautelare dal gennaio 2025 per il crack dell’impero Signa, che segna il passaggio definitivo dai vertici di Forbes ai laboratori del carcere.
Non un colpo di testa, ma una necessità dettata da un orizzonte giudiziario che continua a farsi più cupo. La detenzione preventiva è stata recentemente prorogata fino ad aprile dal Tribunale Superiore di Vienna, che ravvisa ancora “il pericolo di reiterazione del reato”. Secondo il suo legale, Norbert Wess, Benko ha ormai esaurito la fase di analisi compulsiva dei fascicoli processuali che lo ha assorbito per oltre un anno e, complice l’assenza di nuovi filoni investigativi immediati, ha preferito il lavoro manuale alla stasi della cella. È la parabola di un ex re Mida dell’immobiliare che torna alle basi: proprio lui che, senza aver conseguito la maturità, aveva iniziato la sua fortuna trasformando soffitte in attici di lusso prima di scalare vette come il Chrysler Building a New York o l’Hotel Bauer a Venezia.
Mentre l’ex magnate impara a levigare il legno, fuori dalle sbarre il suo impero continua a perdere pezzi in un effetto domino inarrestabile. Proprio in questi giorni la Laura Privatstiftung, la fondazione di famiglia che porta il nome di sua figlia, ha presentato istanza di insolvenza a Innsbruck. Un crack nel crack innescato dall’ordine di versare circa 900 milioni di euro al fondo sovrano Mubadala di Abu Dhabi. Il compito dei curatori fallimentari appare titanico: dovranno districarsi in un labirinto di centinaia di società sparse in diversi Paesi, un’architettura finanziaria un tempo gestita da collaboratori strettissimi come il commercialista bolzanino Heinz Peter Hager, anch’egli finito nel mirino della magistratura.
Sul fronte giudiziario la strada è tutta in salita. Benko ha già collezionato due condanne in Austria per frode fallimentare e bancarotta: una a due anni di reclusione e una seconda a quindici mesi, quest’ultima con la condizionale per la presunta sottrazione di contanti e gioielli alla massa fallimentare. Sebbene il magnate continui a professarsi innocente e abbia presentato appello, i giudici di Innsbruck non sembrano inclini alla clemenza. C’è poi il capitolo italiano, che agita le cronache tra Trento e Bolzano. La Procura distrettuale di Trento, nell’ambito della maxi inchiesta “Romeo”, sta cercando di fare luce su un presunto sistema di relazioni opache dietro alle operazioni immobiliari nel Nord Italia. Nonostante l’imputazione coatta disposta dal gip di Trento, l’avvocato Wess è categorico: “Possiamo escludere con alta probabilità che Benko si presenti al processo in Italia”. Una posizione blindata da una sentenza austriaca che nega l’ammissibilità dell’estradizione. Se il processo italiano andrà avanti, lo farà con l’imputato principale collegato, al massimo, per rogatoria internazionale.
Nel frattempo, del fasto del “periodo d’oro” resta solo il feticismo delle aste giudiziarie. Se in Austria i cimeli di Signa sono andati a ruba, anche in Italia gli arredi di Villa Ansaldi sul Garda hanno attirato i collezionisti: 1.800 lotti battuti all’asta la scorsa estate, dallo zerbino al portasigari di lusso, fino al libro degli ospiti con le firme di Silvio Berlusconi e Niki Lauda. Un inventario della vanità che oggi stride con l’immagine di Benko intento a seguire una lezione di falegnameria. L’uomo che sognava di trasformare il cemento in oro dovrà ora dimostrare di saper dare forma al legno, cercando in un mestiere antico quella stabilità che i suoi castelli di carta finanziaria non hanno saputo reggere.