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 2026  marzo 13 Venerdì calendario

Intervista ad Andrea Delogu

Quale parola la definisce di più in questo momento?
«Resistenza. Non l’avevo mai usata per me, prima. E invece ora va bene, perché resisto a una vita nuova».
C’è un prima e un dopo, nel percorso umano di Andrea Delogu, 44 anni a maggio, la bambina nata sulla collina di San Patrignano da Walter Delogu e Titti Peverelli, ex ospiti della comunità di Vincenzo Muccioli. Ha scritto tre libri, ha recitato per il cinema, ha condotto programmi radiofonici e televisivi di successo (la troviamo ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì sulla soglia della Porta magica di Rai 2). Ha vinto l’ultima edizione di Ballando con le stelle con Nikita Perotti, adottato a pieno titolo dagli amici che compongono la sua famiglia di adulta, quella che si è scelta. C’è riuscita con metodo, con rigore, con disciplina. Gli stessi che applica quando a colazione decide cosa mangerà la sera, o quando già il lunedì pianifica il sabato sera. Niente, però, l’aveva preparata al 29 ottobre del 2025. Quel giorno, si è dovuta misurare con l’indicibile: suo fratello Evan morto un incidente in moto. Aveva 18 anni, 26 meno di lei, tutta la vita davanti. Andrea riesce a parlarne adesso, perché adesso riesce a guardare avanti. Non pronuncia mai il suo nome. Eppure, lui è qui anche ora, protetto dal pudore della sorella, nella maturità del suo sguardo, nella consapevolezza di una ferita che magari un giorno farà meno male, ma resterà il ricordo vivo di chi non c’è più.
Essere cintura nera di karate 2° Dan aiuta ad attutire un simile colpo?
«Mi stanno aiutando i dieci anni di analisi alle mie spalle, non i prossimi 10: quelli serviranno a lenire una ferita che non si chiuderà mai. Ci tengo, che rimanga aperta, voglio continuare a sentire questo dolore, imparare a guardarlo in faccia e a gestirlo. Non voglio lasciarlo andare».
Evan dove riposa?
«Vicino a casa sua, a Bellaria Igea Marina. Sono andata solo una volta a trovarlo. Ma lui non è lì. Per me è come se non fosse ancora completamente successo».
È abituata a pianificare tutto. Com’è stato lo scontro con l’imprevedibile?
«L’imprevedibile è una variante negli studi televisivi, dove non puoi controllare proprio tutto, devi surfare su quello che accade. Ma ho capito che nella vita vera non c’è niente che puoi prevedere. Pensare di farlo, organizzando le giornate al secondo, è solo una piccola illusione per stare più tranquilli. Ora ho il cuore spezzato, sono più disillusa, ma sto lasciando arrivare le cose come vengono. E tante sono belle».
Me ne dica una.
«Ad aprile farò una vacanza con mia madre. Non so ancora dove, deciderà lei. Una volta la portai a Dubai e si offese perché avevamo viaggiato in economy. “Ma come, dicevi che mi avresti trattato come una regina e non siamo nemmeno in business?”. E comunque poi lì eravamo in un 5 stelle lusso e ho riguadagnato i punti...».
Cosa ha scoperto di sé in questi mesi?
«Può sembrare banale, ma in un secondo tragico ho riscoperto la mia famiglia, che davo per scontata. Mi sono riavvicinata a un padre con cui avevo allentato i rapporti. E ho scoperto la mamma di mio fratello, Livia: ho capito perché mio padre se ne sia innamorato e perché mio fratello la vedesse come una madre meravigliosa. Sono grata a mia sorella Barbara, che ha nove anni più di me, e a mia madre: loro ci sono sempre».
Oltre alla sua famiglia di origine, c’è la famiglia che si è scelta: i suoi amici. Cito per tutti Ema Stokholma. Sul Corriere mi disse che le era grata per la comprensione, l’attitudine all’ascolto. Lei di cosa le è più grata?
«Ema è stata la prima persona, oltre alla mia famiglia, a farmi capire che valevo, a interessarsi davvero a me. Un giorno avevo la febbre ed è venuta a casa a prendersi cura di me. Io avevo paura di disturbarla, e invece lei, con la sua erre moscia, mi rimise a posto: “Ma sei cretina?”. Ci conoscevamo da poco, non era scontata la sua premura. Quel giorno mi ha insegnato una cosa importantissima».
Quale?
«Che potevo anche chiedere, non solo dare, come ero abituata. Ogni giorno lei mi insegna che c’è altro, oltre il lavoro. Lo sto capendo in questi mesi».
Il lavoro è anche la sua passione.
«Sì, è vero. Il mio più grande desiderio è sempre stato comunicare. Però a un certo punto, pur di farlo, mi sono dimenticata di vivere. Mi sono sfuggite delle cose di mano: le sto recuperando adesso».
Per esempio, cosa?
«Da poco sono andata a ballare con i miei amici tornando a casa alle due e mezzo, per me tardissimo. Io sono quella che va a letto presto perché la mattina si deve svegliare fresca e pronta per lavorare. Ho ricominciato a fare cose che facevo da ragazzina, quando però in discoteca ci andavo per lavorare, per fare la barista, la pierre, la vocalist».
Come si è sentita la sua bambina interiore quando le ha fatto ballare Dirty Dancing a Ballando?
«È stato devastante: ho sempre sognato quel ballo accanto a Patrick Swayze nel villaggio vacanze. Alla riunione preliminare con Milly Carlucci e con gli autori per valutare la mia partecipazione al programma, ho detto subito: vengo solo se mi fare ballare Dirty Dancing».
Con quell’esibizione ha stravinto.
«Io ero mancata due settimane dagli allenamenti. Quando abbiamo comunicato a Milly che lo avremmo fatto, lei è stata fantastica: se te la senti, vai. Il rischio era il salto».
Le hanno dato tutti 10.
«È stato inaspettato, folle. Quando ho riacceso il cellulare, quella notte, avevo 60 messaggi di giornalisti che mi chiedevano un’intervista. Per me è stato un cerchio che si chiudeva».
Nikita Perotti è stato all’altezza di Johnny/Swayze?
«Sì, era lui! Con me ha saputo pesare i silenzi, è stato in ascolto di ciò di cui avevo bisogno. Ora è nella chat dei miei amici storici: Ema, Alex, Mirko, Giulio e Grazia. E pensare che all’inizio non ero contenta che me l’avessero assegnato».
Perché?
«Mi sembrava troppo giovane. Io sono “tanta”: come fa ad alzarmi questo?».
Desiderava un partner con cui scoccasse la scintilla sentimentale?
«Ah no, quello no! Avevo giurato a mia madre che non avrei mai avuto nessuna storia d’amore a Ballando. Neppure se ci fosse stato Brad Pitt. Forse non avrei resistito solo a Keanu Reeves...».

Giacché parliamo di amori, glielo chiedo adesso. È stata paparazzata con il manager Alessandro Marziali: è il suo nuovo fidanzato?
«Per me è cominciata una vita nuova, e in questa nuova vita ho incontrato lui. È un rapporto che mi sta dando molto e con cui voglio andare cauta. È una persona a cui tengo molto».

Novità professionali in vista?
«Anzitutto vorrei dire grazie alla Rai. Hanno fatto per me cose che non erano scontate. Non parlo solo di Ballando, dove sono stati davvero tutti meravigliosi, ma anche della Porta magica, programma al quale voglio bene per come riesce a far sentire speciali gli ospiti: fu sospeso per due settimane».
A teatro, 40 e sto è stata una prova di maturità, autoironia e incoscienza, vinta con la sua generosità verso il pubblico. A 50 e sto manca un bel pezzo: sta lavorando a qualcos’altro?
«Sì, sto scrivendo uno spettacolo nuovo che andrà in scena nel 2027. Questa volta sarà corale e sicuramente si riderà. 40 e sto è stato bellissimo, ma anche stancante: avevo fatto 78 date, sfruttando i weekend liberi. Fisicamente mi aveva provata».
Tra poco la vedremo al cinema, giusto?
«Sì! Sono coprotagonista di una commedia romantica di Simone Aleandri assieme a Lino Guanciale, Ilenia Pastorelli e Claudio Colica, tutti attori che fanno divinamente il loro mestiere. Lino Guanciale è un signore raro, delizioso, educato. Interpreto una prof: mi somiglia per la testardaggine, ma non per l’ingenuità».
Lei è conduttrice, scrittrice, attrice. In quali panni si sente più a suo agio?
«In quelli di conduttrice. A me piace fare tv. E ho imparato a farla grazie alla radio, che mi ha insegnato il ritmo. Mentre a dare peso alla storia umana me lo ha insegnato il teatro, che ho studiato».
Perché ha smesso di fare radio?
«Non ho smesso in assoluto. Adesso è incompatibile con l’impegno richiesto dalla Porta magica. Io sono secchiona, in radio arrivavo sempre tre ore prima per prepararmi. La radio è stata una scuola importantissima, dove ho imparato a non contare sulla bellezza: hai solo la tua voce, e se sbagli non puoi sorridere per fraternizzare con il pubblico. Tante volte sono tornata a casa in lacrime per i miei errori».
Il suo rigore mi ricorda quello di Raffaella Carrà.
«L’ho conosciuta, era stupenda. Con me è stata adorabile. E lo dico perché è facile essere carini con me oggi, ma allora io non ero nessuno».
L’ultima volta che ha sentito Renzo Arbore, suo grande sponsor?
«Proprio ieri mi ha mandato un bellissimo messaggio. Sono cresciuta con quella televisione lì: a San Patrignano guardavamo nei Vhs Indietro tutta, La Corrida... Se penso alla grandezza di Corrado, che riusciva a ridere con i concorrenti, mai dei concorrenti... Mica è facile, sa?».
Di tutte le cose fatte, di quale è più orgogliosa?
«Sono orgogliosa dello spettacolo teatrale: è stato una scommessa vinta con le donne che sono venute a vedermi e che mi hanno detto di essersi riviste in me. Poi degli anni in radio. E del mio romanzo Contrappasso. Avevo già scritto due libri: La Collina con Andrea Cedrola, che era un memoir, e Dove finiscono le parole, che era un diario sulla dislessia. Dato che tutti mi chiamavano scrittrice, volevo capire se fossi un bluff».
E cosa si è risposta?
«È stata una grande soddisfazione, ma anche un dolore enorme: scrivere è faticoso. Rispetto tantissimo chi vive di scrittura, perché è una battaglia quotidiana con le parole».
Sta già pensando al prossimo libro?
«Lo scriverò, non so quando, per parlare di come gli altri vivono il nostro lutto. È una cosa che non sai finché non succede».
Lei cosa ha osservato?
«Tanti estranei lo hanno guardato come fosse una serie tv o un film. C’è chi ha creato su TikTok con l’intelligenza artificiale falsi video di me e di mio fratello che ci abbracciavamo. Capisco che fosse giusto dare la notizia. Non capisco chi ci ha marciato a beneficio dei clic. O chi, e mi dispiace dirlo, aveva conosciuto me ed Evan e si è sentito autorizzato a raccontare di noi».
Si volti indietro: cosa sognava la ragazzetta che presentava le sagre della polpetta e della rana fritta?
«Sognava di essere esattamente la persona che è adesso, un pochino più stabile mentalmente magari: non sapevo che sarebbe stato così complicato».
Lei è stabilissima.
«Tengo botta. A quei tempi sognavo una casa di proprietà e un lavoro che mi permettesse di andare al ristorante una volta alla settimana, perché con i miei genitori, fuori dalla comunità, a un certo punto non potevamo permetterci nemmeno la pizza».
Sanremo oggi lo sogna?
«Ogni anno escono indiscrezioni sui conduttori e salta fuori anche il mio nome. Io non ho fretta. Quando succederà, Sanremo mi troverà pronta. Ormai so fare la spaccata su due sedie!».
Ma è vero che era una celebrità nelle Filippine?
«Sì! Mentre studiavo teatro, andai a fare un provino per una produzione filippina: una sorta di Natale in crociera. Aspettando il mio turno, cadde una luce vicino a un fonico e io corsi a chiedergli se andasse tutto bene. Il produttore allora mi si avvicinò e disse: sei stata davvero gentile, sei presa!».

Ma vede? Il bene vince sempre!
«Abbiamo fatto 10 giorni di set in Italia e poi mi hanno chiamata per farne altri 10 di promozione nelle Filippine. Mi chiesero pure di fingere un affair con il protagonista, Dennis Trillo, uno Scamarcio locale. Anni dopo, andai da una parrucchiera a Bologna e lei, filippina, mi chiese: “Ma tu hai fatto un film con Dennis Ttrillo?”. Quanto ho mangiato bene laggiù».
La sua madeleine?
«I funghi: me li prepari in qualunque modo e sarò sua per sempre».
Fa ancora il botox?
«La prima volta, per due mesi rimasi con la fronte paralizzata: qualunque fosse il mio stato d’animo, l’espressione non cambiava. Diciamo che ho accettato di invecchiare con serenità».
Dove nasce la passione per I Griffin?
«Dalla prima volta che li ho visti. È stata come una puntura di spillo: avrei voluto inventare io quella cosa lì. Non sono gelosa e pochissimo invidiosa, ma rispetto all’intelligenza e alla struttura narrativa creata dagli autori, un po’ lo sono stata».
Finora chi l’ha emozionata di più?
«Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Conosco artisti, cantanti e scrittori che hanno cambiato la vita degli altri con la loro arte. Invece il presidente lo fa con la sua vita».
L’ha nominata cavaliere al merito. Dove tiene la pergamena?
«Nel mio piccolo bagno privato, dove entro solo io.
A casa mia non troverà foto mie, non voglio vedermi per ricordarmi che devo migliorare».
Perché non è mai andata a fare la conduttrice al Gialappashow?
«Non me lo hanno mai chiesto! È una ingiustizia, protesto ufficialmente. Io ho cominciato con i Gialappi e il Mago Forest facendo la Letteronza: per loro ho aperto la mia prima partita Iva».
Chiudiamo con un’altra parola, che credo la rappresenti molto: «Responsabilità».
«È vero, io non scappo mai. So esattamente tutte le volte che è colpa mia. Il peccato più grande nei nostri confronti è dare la possibilità a qualcun altro di scegliere, e sbagliare, per noi».