Libero, 13 marzo 2026
Il preside del Parini "occupa" la Hoepli in chiusura
Tra gli scaffali della Libreria Hoepli il tempo si ferma. E a volte torna indietro all’infanzia di migliaia di milanesi. Tra manuali tecnici, vocabolari e libri di scuola che hanno accompagnato intere generazioni, ieri è tornato a far sentire la sua voce il preside del Liceo Classico Parini, Massimo Nunzio Barrella.
Cartelli alla mano ha deciso di occupare simbolicamente la storica sede del centro. Un’occupazione pacifica e solitaria per protestare contro la liquidazione della società che rischia di chiudere uno dei luoghi simbolo della cultura cittadina. Il preside ha percorso i corridoi della libreria con lo sguardo di un lettore che vede in pericolo non soltanto un pezzo della propria adolescenza, ma un frammento della storia culturale di Milano.
Nel pomeriggio Barrella si è seduto ad aspettare e ha lanciato un appello. Una richiesta alle istituzioni – dal Comune al ministero della Cultura – perché si trovi una cordata di imprenditori pronta a rilevare la libreria e impedirne la chiusura. L’idea della protesta è maturata nei giorni scorsi, leggendo le notizie sulla crisi della storica casa editrice e sulla rabbia dei dipendenti che rischiano la cassa integrazione. Il tono è insieme indignato e nostalgico. «Avvertivo un’inquietudine da tre o quattro giorni e non mi davo pace. Quelle notizie mi hanno lasciato davvero rammaricato: la chiusura di Hoepli, che oltre ad essere libreria è anche casa editrice, è una sciagura per la città di Milano. Un impoverimento mortificante e inaccettabile». Il legame con Hoepli, del resto, è antico. Barrella racconta di frequentare quei piani dall’età di tredici anni. Qui ha passato pomeriggi da studente e poi sabati da adulto e lavoratore: ore a cercare titoli, sfogliare libri, chiedere consigli ai librai. Per molti milanesi è sempre stato un luogo di riferimento, dove si entra con un’idea vaga e si esce con un libro in più.
Per questo la chiusura non è percepita come la semplice fine di un’attività commerciale. «Sarà una ferita che rimarrà negli anni per l’ambiente culturale milanese», spiega il preside. La libreria, osserva, «non è solo un luogo di vendita: qui c’è la circolazione di idee attraverso libri che non si trovano in altri contesti. È un luogo di incontro, di scambio di idee e di consigli». «Per non parlare dell’angoscia che vivono i circa 90 dipendenti e le loro famiglie», sottolinea riferendosi a esperti e professionisti preparati, «un capitale umano di alto livello che ora viene disperso». La preoccupazione economica però è solo la punta dell’iceberg perché la chiusura di una libreria ha, prima di tutto, una valenza culturale e politica, e solo dopo imprenditoriale. Meno libri in circolazione infatti, osserva Barrella, significa anche meno pluralismo di idee. Il rischio è quello di un panorama culturale più povero e più uniforme. Per questo, dice, «Non voglio essere apocalittico, ma si rischia di essere più soggetti al potere di turno. Meno libri in circolazione significa un più alto rischio di un dominio del pensiero unico e conformista».
Intanto la mobilitazione continua. Sabato è previsto un flash mob davanti all’ingresso della libreria e il preside spera che partecipi «mezza Milano». Lui è passato ieri, dice, «per dare il mio piccolo contributo come lettore». L’importante, confida, è poter tornare un giorno – magari da anziano – a «passeggiare tra gli scaffali dei quattro piani che per quarant’anni hanno accompagnato» la sua vita. Intanto, mentre Barrella difende la libreria come si difendono le radici di infanzia, dalla società arriva la versione dei vertici. Secondo l’avvocato Laura Cavallari, legale della Hoepli S.p.A., la liquidazione volontaria decisa dall’assemblea dei soci è stata una scelta «molto sofferta ma necessaria» alla luce della situazione economico-finanziaria. La libreria, assicura, non è però ancora senza speranza: eventuali offerte di acquisto verranno valutate. Lo scorso anno, racconta la legale, sembrava esserci un’occasione concreta con la vendita della società a un grande gruppo editoriale italiano. L’accordo è però saltato per l’opposizione del socio di minoranza Giovanni Nava che, dal canto suo, parla di una «proposta di cessione a scatola chiusa». Dopo quella trattativa fallita, spiega Cavallari, la strada della liquidazione è diventata l’unica percorribile sul piano legale ed economico. L’obiettivo dichiarato resta comunque quello di salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro.