corriere.it, 13 marzo 2026
Operata alle tube di Falloppio resta incinta: risarcita
Per una donna decidere di non essere più madre non è facile. Una scelta ponderata, talvolta non esente da sofferenza e ripensamenti. Lei però aveva scelto, non voleva più diventare madre e per questo si era sottoposta all’intervento per la chiusura delle tube di Falloppio. L’operazione c’è stata, è andato tutto bene, ma i sanitari non hanno legato le tube. Peccato che la paziente non era stata informata e, convinta di non essere più fertile, è rimasta incinta. È uno dei casi finiti sotto la lente della magistratura contabile lo scorso anno.
L’azienda sanitaria ha dovuto pagare un importante risarcimento danni per la gravidanza indesiderata della paziente. È stato violato il diritto all’autodeterminazione nelle scelte sulla procreazione. Per il danno subito da Asuit sono stati citati in giudizio due medici. La Procura della Corte dei Conti ha chiesto un danno pari a 225.376 euro e alla fine uno dei due sanitari ha pagato 47.329 euro. L’altro ha tentato di difendersi in aula, ma a fine novembre i giudici hanno riconosciuto la responsabilità della professionista. In totale hanno pagato 114.941 euro. Una dottoressa ha invece risarcito 51.159 euro ad Asuit per aver effettuato una serie di visite mediche specialistiche in nero nell’ambulatorio dell’azienda sanitaria. La professionista aveva fatto passare le visite private come prestazioni in telemedicina, esenti dal ticket in base a una legge emanata ai tempi della pandemia. Ma è stata scoperta. La segnalazione alla Corte dei Conti è partita dalla stessa Asuit. La dottoressa ha pagato e il procedimento è stato archiviato.
Nell’attività della Procura regionale spunta anche Trento Rise. Sul tavolo dei magistrati la famosa operazione che aveva fatto ottenere a Deloitte la maxi consulenza da 7 milioni e 474mila euro, al centro dell’indagine, anche penale, sul consorzio nato per produrre ricerca e innovazione e finito in liquidazione dopo una lunga serie di guai giudiziari. A dicembre 2024 la Corte dei Conti ha condannato l’ex presidente del consorzio, il professor Fausto Giunchiglia, il responsabile della Deloitte Consulting, Roberto Bona di Informatica Trentina, Andrea Grianti (ex Trento Rise) e Deloitte Consulting srl a pagare 743.557 euro a favore dell’associazione Trento Rise. I liquidatori erano stati assolti. Ma la Procura chiedeva oltre tre milioni.
La sentenza, dopo un anno e quattro mesi dall’ultima udienza, non ha convinto la Procura regionale che ha impugnato in appello. Secondo la Procura i giudici avrebbero travisato la domanda, ritenendo sussistente una sola posta di danni, differente da quella contestata nell’atto di citazione a giudizio. Si torna davanti al giudice. La Procura in appello chiede 1 milione e 646mila euro.