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 2026  marzo 13 Venerdì calendario

Il tribunale dei minori: «Adozione a coppie gay sposate»

«Qualora persistesse il divieto di accesso all’adozione internazionale per le coppie unite civilmente, si produrrebbero effetti irragionevoli, discriminanti e non giustificati». Così per la prima volta un tribunale, quello per i minorenni di Venezia, si schiera a fianco di una coppia gay che chiede di poter adottare un bambino all’estero. Lo fa con un provvedimento che rimette il caso alla Consulta, che quindi dovrà dire se l’articolo 29 bis della legge che regola le adozioni sia incostituzionale nella parte in cui non le consente alle coppie omosessuali unite civilmente.
La richiesta della coppia
Quello dei due quarantenni veneziani che hanno sollevato la questione di fronte al tribunale è un amore che dura da molti anni. Scrivono i giudici (anche sulla base di una relazione di psicologi e assistenti sociali): «Mostrano un legame molto solido e intenso (…) una coppia matura, equilibrata, traspare fiducia e stima nell’altro (…) caratterialmente sono l’opposto ma questo non li divide, piuttosto li integra». Si sono uniti civilmente nel 2019 e in aula hanno raccontato il loro «grande desiderio di famiglia, di poter dare amore a un bambino», ma anche le discriminazioni affrontate per il loro orientamento sessuale: tornerebbero utili, dicono, per insegnare a un figlio come affrontare le difficoltà della vita. Sanno che la loro è una battaglia difficile: «Non vogliamo essere dei pionieri ma solo valutati per ciò che siamo e che potremmo offrire in termini di accoglienza e possibilità a un bambino senza riferimenti». Il loro obiettivo, se la legge verrà cambiata, è di adottare un bimbo ospite di un orfanotrofio all’estero.
Il rinvio del tribunale
Il tribunale per i minorenni di Venezia non ha dubbi: la coppia «ha risorse idonee a farsi carico di minori in stato di abbandono». Ma la legge parla chiaro: le adozioni sono riservate alle coppie sposate, e lo scorso anno la Corte costituzionale ha «aperto» ai single. Ma mai alle unioni civili. «È assurdo – dice l’avvocata Valentina Pizzol, che assiste la coppia – se i nostri clienti divorziassero, ciascuno di loro potrebbe adottare un bimbo e dopo anche ricostituire l’unione civile, aggirando così l’ostacolo». Nel provvedimento, il tribunale sostiene che la normativa, per com’è formulata ora, è discriminante sia per la coppie unite civilmente che per i bambini, e contrasta anche con i principi della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo. Si parte dalla costatazione che la società è cambiata: tra nuove leggi e (molte) sentenze, il riconoscimento di «composizioni sociali diverse da quelle tradizionali è stato negli anni graduale ed esteso a vari ambiti della vita di relazione e genitoriale». Quindi, di fatto, «il matrimonio nel nostro ordinamento non ha più l’attitudine esclusiva a qualificare il rapporto di filiazione». Secondo i giudici veneziani, il «giusto punto di equilibrio tra il diritto del minore a vivere in un ambiente stabile e armonioso, e quello della coppia legata da un’unione civile ad accogliere tale minore come genitori adottivi, porta a ritenere che il divieto non corrisponde più a una finalità legittima e meritevole di tutela. Ma anzi si traduce in una sostanziale discriminazione».
Il principio
Una norma che impedisce l’adozione internazionale a due uomini uniti civilmente non ha «alcuno scopo legittimo e non trova una ragione plausibile alla luce del principio di uguaglianza».
Soddisfatta anche l’altra avvocata della coppia, Eleonora Biondo: «Questa ordinanza del tribunale è l’opportunità per una piccola rivoluzione che porti a superare un divieto che è contrario ai principi della nostra Costituzione e non solo».