Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 13 Venerdì calendario

Giuli contro Buttafuoco sull’invito alla Russia

Chi ha parlato ieri sera col ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha ascoltato parole durissime. Ormai è guerra aperta tra lui e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, sulla questione del Padiglione russo che riaprirà i battenti il 9 maggio in occasione della sessantunesima Esposizione internazionale dell’Arte. Ed ecco, dunque, quello che, secondo chi c’era, avrebbe detto il ministro Giuli: «C’è grande preoccupazione per il danno che Pietrangelo Buttafuoco sta arrecando alla Biennale che ha isolato dal mondo libero. Ha trovato insieme con i russi un modo di aggirare le sanzioni... e sperava che questo non creasse problemi. Dall’inizio dell’anno sapeva che la Russia esigeva di rientrare nel suo padiglione e non l’ha comunicato al suo ministro prima di febbraio inoltrato, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto e facendo finta di aver avuto un via libera da Palazzo Chigi che non aveva».
Uno sfogo amaro, il suo, dopo che nel pomeriggio aveva chiesto di dimettersi a Tamara Gregoretti, giornalista, autrice televisiva, sorella di Sabina, storico braccio destro di Maria De Filippi. Con nove gelide righe di comunicato: «Il ministro della Cultura ha chiesto alla rappresentante del Mic nel consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia». Il motivo? «Gregoretti, nominata nel cda il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione, pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione».
Solo che ieri Tamara Gregoretti ha risposto picche: «Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del cda non rappresentano coloro che li hanno nominati né a essi rispondono in base al Dlgs 19/98, articolo 7, comma 2».
La reazione di Giuli? Sprezzante: «La signora che non si è dimessa rappresenta ormai solo Buttafuoco». Risposta molto tecnica, quella della consigliera, che però non chiude affatto la partita, visto che 22 Paesi europei hanno già scritto a Buttafuoco chiedendogli di «riconsiderare» la sua scelta a favore della Russia. E a questo punto può accadere di tutto: dall’assenza di mezza Europa alla cerimonia inaugurale del 9 maggio fino al ritiro choc del Padiglione Italia da Venezia da parte del Mic.
Nel cda della Biennale oltre a Buttafuoco e alla Gregoretti, siedono il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha già detto di essere favorevole alla presenza russa e il governatore del Veneto, il leghista Alberto Stefani, che certo non oserà schierarsi contro Matteo Salvini, il vicepremier, che anche ieri, smarcandosi dagli alleati di governo, ha detto: «La cultura così come lo sport esprime un messaggio universale di unione. Così com’è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso». Il cda, dunque, marcia compatto. Ma le pressioni aumentano: «Auspico che ci possa essere un ripensamento della Biennale», ha detto il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI). Esprime invece «sostegno» a Buttafuoco il M5S. Mentre Azione attacca Salvini: «Ancora una volta è pronto a fare il megafono del Cremlino». «Ormai nella maggioranza il sentimento filoputiniano torna a battere nel cuore di molti – s’indigna il segretario di +Europa, Riccardo Magi – Meloni non si stupisca se l’Italia perderà i fondi europei».
Ieri uno dei portavoce della Commissione Ue, Thomas Regnier, lo ha ribadito: «Con la Biennale abbiamo un progetto in corso da 2 milioni di euro. Ma ci sono standard etici che vanno rispettati. In caso di violazioni si sospende o si risolve il contratto».