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 2026  marzo 13 Venerdì calendario

Ancora bombe su Teheran e Beirut

Israele distrugge le banche di Hezbollah in Libano e l’Iran mette nel mirino quelle americane nel Golfo. Trump dice che potrebbe far finire la guerra in fretta? Teheran ribatte: decidiamo noi quando finisce. Trump in un’ora può lasciare al buio la Repubblica islamica? Il plenipotenziario iraniano Larijani replica: blackout nel Golfo in meno di mezz’ora. La nuova Guida suprema dell’Iran minaccia per la prima volta Israele e Usa? Bibi Netanyahu gli risponde: «Ormai Israele è una potenza globale».
A sentire la retorica delle due parti, la guerra è destinata a durare. Nessuno ammette mai le difficoltà: toni e azioni paiono conseguenti. La guerra si intensifica invece di rallentare, si estende invece di contenersi.
Il premier israeliano ha detto che «già oggi l’Iran non è lo stesso di prima e noi stiamo stringendo alleanze regionali impensabili». L’ayatollah Mojtaba Khamenei e il leader di Hezbollah Naim Qassem non «hanno assicurazione sulla vita» e il neo capo dell’Iran «è una marionetta dei pasdaran». I bombardamenti «stanno creando le condizioni per un cambio di regime. Alle fine, però dipenderà dagli iraniani stessi». Intanto lui e Trump si sentono ogni giorno. L’obiettivo è impedire all’Iran di proteggere «sottoterra le risorse atomiche e missilistiche».
La censura nasconde i danni e magnifica i successi. Impossibile sapere quanti missili restano a Iran ed Hezbollah e quanti intercettori a Israele e Usa. Gli Stati Uniti dichiarano di aver colpito circa 6.000 obiettivi. Comprese 60 navi e 30 posamine. L’Iran risponde con 3 mercantili colpiti ieri nel Golfo e due petroliere attaccate nel porto iracheno di Bassora. Si ribelleranno prima gli iraniani sotto le bombe o la base Maga per i prezzi dal benzinaio?
Alcuni fatti sono alla luce del sole. Gli ordigni che bucano la difesa di Israele sono aumentati. Tel Aviv sostiene che cadano in aree deserte, ma non è dato conoscere i danni alle basi militari Usa o israeliane. La Francia, invece, denuncia il ferimento di 6 suoi soldati in una base nel Kurdistan iracheno, mentre gli italiani evacuano. Nuova pare anche la capacità di sincronizzazione di Iran ed Hezbollah. I loro missili e droni arrivano insieme nei cieli israeliani e ne saturano meglio le difese.
Ieri lo Stato ebraico ha annunciato su X la chiusura dei luoghi di culto nella città vecchia di Gerusalemme. La causa: i «raid a poche centinaia di metri» dal Muro del Pianto, dalla moschea di Al-Aqsa e dalla chiesa del Santo Sepolcro. Il video, però, risaliva almeno al primo marzo.
Dall’Iran escono video che mostrano Basij e pasdaran bersagliati dai jet israeliani. Le forze armate di Tel Aviv confermano la caccia tra le strade della capitale iraniana. Secondo l’Onu già oltre 3 milioni di iraniani sono sfollati.
In Libano continua il tiro al bersaglio sugli operativi di Hezbollah. Uccisi due alti ufficiali, ma il conto dei morti, civili inclusi, è salito a 690 di cui circa 100 bambini. Israele ora ordina ai libanesi di evacuare oltre il fiume Zahrani, 20 chilometri a nord del precedente limite che era il fiume Litani.
Possibile crimine di guerra, secondo Amnesty International, la campagna israeliana contro la al-Qard al-Hassan, la banca di microcredito considerata braccio finanziario di Hezbollah. Le banche americane nel Golfo evacuano il personale per timore della ritorsione iraniana. Il presidente Joseph Aoun ha accusato Israele di «flagrante violazione delle regole di guerra» per gli strike nei campus universitari di Beirut che hanno ucciso due professori. Otto i morti sul lungomare della città per un altro missile. Israele si giustifica parlando di operativi di Hezbollah, ma raramente presenta prove.