lastampa.it, 12 marzo 2026
Tetraplegico per un pugno, beffa per Paolo Sarullo: nessun risarcimento e una tassa di 44 mila euro
Quattro volte vittima. Prima l’aggressione brutale che gli ha cambiato la vita, poi le condanne agli aggressori ritenute non proporzionate rispetto al danno, quindi la quasi certezza di non ricevere il risarcimento stabilito dal tribunale. E ora anche il conto dello Stato. La storia di Paolo Sarullo, il 25enne di Albenga rimasto tetraplegico dopo un pugno ricevuto durante una rapina per il furto del monopattino, il 19 maggio 2024, aggiunge un nuovo capitolo amaro: oltre 44mila euro di imposta di registro da pagare sulla sentenza che ha riconosciuto il suo diritto al risarcimento di circa 1,5 milioni di euro per Paolo e 500 mila euro per la mamma, Miranda. Ma i responsabili dell’aggressione sarebbero nullatenenti e, probabilmente, quelle somme resteranno sulla carta.
Nel frattempo, però, per rendere esecutiva la sentenza occorre registrarla e pagare le imposte. Una cifra che, in teoria, dovrebbe essere pagata dai condannati. «In realtà – spiega Rossella Lamarra, presidente della Fondazione Uniti per Paolo Ets e componente della famiglia del giovane – finché loro non pagano, la sentenza non è esecutiva. Se Paolo vuole procedere, deve anticipare la somma, altrimenti la sentenza non produce effetti. E se non paga, lo Stato può comunque recuperare l’importo direttamente da lui».
Un paradosso: chi ha subito il danno deve anticipare le spese di una decisione che, molto probabilmente, non porterà alcun risarcimento. «Queste persone non hanno né pagato le spese legali né pagheranno quanto stabilito dalla condanna – aggiunge Lamarra – e tantomeno le imposte».
Due anni fa Paolo era stato aggredito da un gruppo di giovani ad Albenga. Un pugno, la caduta, il trauma alla testa: da allora la sua vita è cambiata per sempre. Oggi affronta una lunga riabilitazione, sostenuto dalla famiglia e dalla rete di solidarietà che si è creata attorno alla sua storia. Intanto la vicenda approderà anche in Parlamento. Il 25 marzo Lamarra sarà a Roma, alla Camera dei deputati, per presentare i progetti della Fondazione Uniti per Paolo e accendere i riflettori su una situazione che solleva interrogativi. «Speriamo che da Roma arrivi un aiuto – dice Rossella Lamarra –. Ci sarà anche qualcuno della Regione e interverranno diversi ministri. Sarà l’occasione per parlare dei nostri progetti e di ciò che sta accadendo. Ci aspettiamo la massima partecipazione da parte delle istituzioni».
La Giornata contro la violenza giovanile
Tra le iniziative della fondazione ci sono anche proposte dedicate alla prevenzione della violenza tra i giovani. «Presenteremo due disegni di legge per istituire la Giornata nazionale contro la violenza giovanile – spiega Lamarra –. Una proposta è più tecnica, l’altra prevede la giornata il 19 maggio. Il progetto pilota nasce dall’Istituto Falcone di Loano. Interverremo nelle scuole con contest, borse di studio e progetti dedicati alla promozione della non violenza. I ragazzi potranno partecipare con idee e iniziative e i migliori lavori saranno premiati con borse di studio».
La storia di Paolo continuerà a essere raccontata anche in televisione, ospite della trasmissione “Dritto e rovescio”, ma non nell’immediato. «Abbiamo deciso di lasciarlo un po’ tranquillo – spiega – perché quello che doveva dire l’ha già detto. Ora deve concentrarsi sulla riabilitazione». Le difficoltà però restano grandi. Tutte le spese legali sono a carico del giovane e l’unico sostegno stabile arriva dal Comune di Albenga, che eroga un contributo mensile di 500 euro per la mamma, che ha lasciato il lavoro per assisterlo. «Il disagio sociale riguarda tutti – conclude Lamarra –. La nostra è una battaglia senza bandiere e vogliamo pensare a tutte le famiglie che vivono situazioni simili a quella di Paolo».