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 2026  marzo 12 Giovedì calendario

Adebayo, mister 83 punti aiutato dagli avversari: la farsa spacca l’Nba

Il primo canestro è arrivato dopo 17 secondi, tre palleggi, la spalla contro il petto dell’avversario, un passo indietro e swish, il fruscio secco della retina. L’ultimo è venuto quasi due ore dopo, con un libero segnato a un minuto e 16 secondi dalla fine. In mezzo, Adebayo ha infilato la palla dentro altre 54 volte, con sette tiri oltre la linea da tre punti, altri trentacinque dalla lunetta, dodici da dentro l’area. Ottantatré punti in totale, due in più di Kobe Bryant nel 2006, seconda prodezza della storia Nba dopo i 100 di Wilt Chamberlain nel 1962. Bene, bravo, Bam. Solo che.
Adebayo però è uomo da 16 punti a partita…
Solo che Adebayo in carriera segna in genere 16 punti a partita. È un centro, un signor centro che costruisce attacchi, passa benissimo la palla, spaventa gli avversari dall’alto dei suoi due metri e sei, e della sua arte difensiva. È un giocatore che fa funzionare il sistema di Miami più di quanto lo riempia di tiri. Non esattamente il prototipo del cannoniere compulsivo. Se qualcuno avesse dovuto immaginare il nome di un giocatore in grado di segnare più del Kobe Bryant 2006, Adebayo sarebbe venuto in mente dopo un quarto d’ora. Forse.
Washington e l’esigenza di perdere
Così l’America si sta dividendo tra chi è rimasto a bocca aperta per l’incantesimo e chi pensa esista una grossa differenza tra una magia e qualche trucco da prestigiatore. Per arrivare a ottantatré, Adebayo ha messo insieme alcune offerte speciali. Con una partita decisa nel punteggio già all’intervallo, l’operazione è diventata quasi di ragioneria: drive, contatto e lunetta. Ripetere. Contare. Ripetere. Ha sommato 43 tiri liberi, pure questo un record Nba, 16 solo nell’ultimo quarto. Ha osato triple che nemmeno Stephen Curry avrebbe pensato di poter segnare. Ha usufruito della decisione di Washington di difendere – come dire – con una certa gentilezza. Il telecronista di Miami è un signore elegante e l’ha definita una difesa «non conflittuale». Washington è una squadra che ha bisogno di perdere più che può. Deve arrivare fra le ultime otto per salvare le sue prossime prime scelte al Draft. Solo quando Adebayo ha passato quota 70, i Wizards hanno avvertito il fastidio di entrare nella storia dalla porta sbagliata. A quel punto, la partita è diventata definitivamente una cosa a metà strada fra il vaudeville e il circo. Washington ha iniziato a fare fallo sui compagni di Adebayo per impedire a lui di tirare. Loro hanno risposto sbagliando intenzionalmente i liberi per restituirgli il possesso.
La rabbia di Los Angeles. record rubato
Quando Bryant segnò i suoi 81 contro Toronto, i Lakers stavano perdendo e avevano bisogno di quei punti per rimontare. Solo alla fine Kobe alzò lo sguardo al tabellone e pensò: diamine, stasera ne ho fatti proprio tanti. Per questo a Los Angeles l’hanno presa malissimo. Lo speaker dei Lakers ha annunciato l’impresa prima della palla a due con Minnesota e il pubblico ha fischiato. Il Los Angeles Times ha scritto che i record sono fatti per essere battuti, non rubati. I record hanno sempre avuto bisogno di un piccolo margine di improbabilità. Wilt Chamberlain arrivò a 100 in una palestra di Hershey davanti a quattromila persone. Per decenni è sopravvissuta come una leggenda orale. La partita non fu trasmessa in televisione, non ci sono immagini. Come per 700 dei famosi 1.200 gol di Pelé.
I record non conoscono modestia
Forse è il prezzo da pagare all’epoca che viviamo. Lo sport professionistico vive dentro una doppia contabilità, quella degli eventi e quella dei primati. La Nba molto più di qualsiasi altro mondo. Non c’è mattina in cui non ci svegliamo scoprendo che qualche ventenne è diventato il quarto più giovane di sempre ad aver segnato almeno 12 punti con la mano sinistra, prendendo otto rimbalzi con quella destra più tre assist dietro la schiena. Cose così. Le partite si muovono al ritmo di una competizione, i record a quello dello show. A volte coincidono, a volte si aiutano, altre volte la partita diventa il contenitore necessario per produrre un numero che rimanga scolpito. Quando Adebayo ha scavalcato Bryant, il suo coach Erik Spoelstra ha avuto la decenza di toglierlo dal campo. Certo, sarebbe stato bello vedere Bam alzare una mano a 80, un punto prima di Kobe, e dire: coach, io esco. Ma i record non conoscono la modestia. Solo gli ultimi romantici possono pensarlo