la Repubblica, 12 marzo 2026
Mosca da sei giorni senza web sui cellulari
In varie regioni russe le interruzioni di Internet sono la nuova normalità già da mesi. Ora anche gli abitanti della capitale si stanno abituando a fare a meno dei cellulari. Dal 5 marzo i moscoviti fanno fatica a connettersi a Internet tramite gli operatori di telefonia mobile. In alcune zone funziona tutto, a poche strade di distanza nulla o la connessione appare alcuni minuti per poi scomparire di nuovo, mentre altrove soltanto alcuni siti sono accessibili.
Al sesto giorno di disagi, il Cremlino è stato costretto a commentare: i blackout resteranno in vigore «finché sarà necessario per garantire la sicurezza dei cittadini». «Il regime di Kiev sta utilizzando metodi sempre più sofisticati per i suoi attacchi e sono necessarie contromisure tecnologiche per garantire la sicurezza dei cittadini», ha dichiarato il portavoce Dmitrij Peskov, confermando che le autorità russe hanno adottato «misure sistemiche» «nel rigoroso rispetto» della legge.
Il 3 marzo è entrata in vigore la legge che autorizza l’Fsb, l’intelligence erede del Kgb, a disconnettere i servizi di comunicazione, da Internet alla telefonia. Non solo. Nelle scorse settimane l’accesso a WhatsApp e Telegram è stato limitato. Il pretesto è che violerebbero la legge, ma il reale obiettivo è promuovere l’app di messaggistica nazionale Max che non offre la crittografia end-to-end delle conversazioni e che si teme possa diventare un potente strumento di sorveglianza. L’accesso alle due app e alle migliaia di siti bloccati è ancora possibile grazie all’uso di “reti private virtuali” (Vpn), ma le autorità stanno iniziando a bloccare anche questi servizi.
Secondo fonti del quotidiano economico Rbk, le interruzioni a Mosca sarebbero dovute a un test su larga scala della funzionalità della cosiddetta “lista bianca”, l’elenco approvato dal ministero dello Sviluppo digitale dei siti web che devono continuare a funzionare anche durante i rallentamenti o le interruzioni implementate dalle autorità. «Questo test è in corso nelle regioni da un po’ di tempo e ora ha raggiunto Mosca».
Ma intanto, con il traffico mobile che rappresenta il 50-70% di tutto il traffico Internet in Russia, si contano già danni tra i 3 e i 5 miliardi di rubli in particolare per i servizi di taxi, car sharing, corrieri e commercio al dettaglio. I moscoviti non riescono a chiamare un taxi, ordinare cibo a domicilio, trasferire denaro o accedere ai servizi pubblici. Disagi che non sperimentavano dallo scorso 9 maggio quando, per timore di attacchi ucraini durante la Festa della Vittoria, le autorità avevano consigliato ai residenti di praticare un “detox digitale”.
Dal primo aprile, inoltre, stando a diversi media, l’autorità di controllo di Internet Roskomnadzor avvierà il blocco completo di Telegram, l’unica app di messaggistica a essere riuscita a sfidare con successo le autorità russe in passato. Nel 2018, quando Roskomnadzor aveva avviato il suo primo tentativo di blocco su larga scala, Telegram aveva eluso le restrizioni e alla fine aveva trionfato. Ma chiunque sperasse in una replica nel 2026 rimarrà deluso. La Russia ha portato la sua tecnologia di blocco a un livello completamente nuovo. «Dopo quattro anni di conflitto – dicono gli attivisti – la cortina di ferro sta nuovamente calando sulla Russia».