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 2026  marzo 12 Giovedì calendario

Kate Hudson outsider agli Oscar

La gara come miglior attrice agli Oscar 2026 sembra decisa da tempo, già prima della chiusura delle votazioni lo scorso 5 marzo: la favoritissima è Jessie Buckley che grazie a Hamnet da settimane colleziona trofei ovunque. Ma nella cinquina delle interpreti – dove compaiono Emma Stone (Bugonia), Renate Reinsve (Sentimental value) e Rose Byrne (Se solo potessi ti prenderei a calci) – c’è chi sta già festeggiando: Kate Hudson, nominata per Song Sung Blue. Una melodia d’amore. H a vinto la gara più difficile, quella contro sé stessa.
Già candidata nel 2001 come non protagonista per la Penny Lane di Quasi famosi di Cameron Crowe, la figlia di Goldie Hawn e del cantante Bill Hudson – anche se a farle da padre, da quando aveva tre anni, è stato Kurt Russell —, classe 1979, ha realizzato il sogno di farsi ascoltare come cantante, dopo una carriera costellata di commedie anche al servizio di registi come Robert Altman, Rob Reiner, James Ivory, Garry Marshall, Berry Levinson.
In Song Sung Blue. Una melodia d’amore di Craig Brewer (uscito da noi l’8 gennaio con Universal), interpreta Claire Sardina, l’anima della tribute band di Neil Diamond, i Lightning & Thunder, al fianco di Mike, interpretato da Hugh Jackman. Si fecero una fama nel giro delle tribute band di Milwaukee negli anni ’80 e ’90, come raccontato nel documentario di Greg Kohs del 2008 dedicato alla coppia, richiestissima dai festival locali ai matrimoni.
«All’epoca di Quasi famosi volevo cantare ma avevo paura. Mi dicevo: se faccio un disco non reciterò più», ha raccontato l’attrice nelle interviste piovute in questi mesi sulla stampa Usa, sempre assetata di storie di ripartenze. «A quei tempi era difficile passare i confini. Se andava male, era un fallimento totale. Quindi meglio non rompere ciò che non è rotto». Si è convinta a provare dopo la pandemia, occasione per molti di bilanci esistenziali. «Sono felice della mia vita familiare, è sempre stata la mia priorità – ha tre figli, il primo avuto da Chris Robinson, leader dei Black Crows, il secondo dal frontman dei Muse, Matthew Bellamy, la terza dal nuovo compagno – ma non ero soddisfatta di me. Era come se non avessi messo tutto sul tavolo. La mia produzione creativa mi alimenta. È la mia passione. Mi sono sentita più libera oggi di quando ero giovane». La sveglia, ha ricordato, è suonata seguendo l’ottantenne Paul McCartney sul palco di Glastonbury. «La mattina dopo mi sono ritrovata a pensare: non sono solo un’attrice. Sono stata una musicista per tutta la vita e non ho mai avuto il coraggio di fare nulla di mio in questo campo. Voglio correre il rischio di fallire».
Si è messa al lavoro su un album, Glorious, ma ancora doveva superare un tabù. «Avevo una paura tremenda di cantare sul palco. Una volta realizzato l’album, ho iniziato a allenare nuovi muscoli per trovare la mia strada verso i live. E mostrarmi vulnerabile». Il film è arrivato come una ciliegina sulla torta, ha spiegato. «Le cose iniziano a accadere quando fai scelte diverse per te stesso». Hugh Jackman ha fatto il suo nome al regista proprio dopo averla sentita esibirsi sulla Cbs nel 2024, per promuovere il suo disco. Aveva già cantato in un film, Kate, in Come farsi lasciare in 10 giorni in un duetto al karaoke con Matthew McConaughey. Ma questa volta è stato diverso, le performance musicali le hanno permesso di conquistare la nomination.
Figlia, nipote (suo zio paterno è stato un produttore musicale), figlioccia d’arte, Kate Hudson non ha mai rinnegato lo status di nepo-baby. Alla prima newyorkese di Song Sung Blue ha riunito tutti, felici e sorridenti: Goldie Hawn e Kurt Russell, il compagno Danny Fujikawa, il primogenito Ryder Robinson, ventenne, con cui era volata a Londra per il concerto dei Radiohead che lei vide per la prima volta alla stessa età, ai tempi di Quasi famosi. È arrivata anche la vera Claire Sardina, oggi 64enne, per cantare con lei e Jackman alcuni classici di Diamond, come la celebre Sweet Caroline.
E proprio la musica l’ha portata a conoscere meglio le origini paterne, mezze italiane. Il padre Bill, che se ne andò di casa quando lei aveva 18 mesi, suonava in una band, The Hudson Brothers, con i due fratelli minori, Brett e Mar. «Mio nonno paterno era un violinista, anche la nonna e la bisnonna siciliana erano portate per la musica. Non è come se fossi cresciuta in una famiglia di musicisti, ma fin da piccola io mi sedevo al piano e scrivevo le mie canzoni. È il mio lato Hudson, ora lo so».