Corriere della Sera, 12 marzo 2026
Dazi, nuova mossa Usa
Dopo che la Corte Suprema ha bocciato i dazi imposti sulla base della legge «Ieepa» (International Emergency Economic Powers Act), il presidente Trump ha già fatto ricorso a un’altra legge per imporre il 10% a tappeto per 150 giorni; poi è necessaria l’approvazione del Congresso. Ieri è partito il passo successivo: il rappresentante Usa per il commercio Jamieson Greer ha annunciato un’indagine per identificare «atti, politiche e pratiche da parte di alcune economie, relativi all’eccesso di capacità strutturale e di produzione». Il termine è usato per riferirsi a sussidi alle industrie, a manipolazione di valuta, a produzione industriale in eccesso sulla domanda interna. In un briefing con i giornalisti, Greer ha elencato i Paesi sotto indagine: «Cina, Unione europea, Singapore, Svizzera, Norvegia, Indonesia, Malaysia, Cambogia, Thailandia, Corea, Vietnam, Taiwan, Bangladesh, Messico, Giappone, India». L’indagine avviene sulla base della sezione 301 del Trade Act del 1974. E Greer ha spiegato che gli Stati Uniti vorrebbero concluderla prima dello scadere dei 150 giorni (previsti dalla sezione 122 di quella stessa legge) per imporre i dazi globali del 10%, cioè il 24 luglio.
«La politica commerciale del presidente resta la stessa: proteggere i posti di lavoro americani e assicurare un commercio equo con i nostri partner. La politica resta la stessa anche se gli strumenti che usiamo cambiano a seconda delle decisioni dei tribunali e di altre circostanze», ha detto Greer. «La nostra visione è che alcuni nostri partner commerciali chiave hanno sviluppato una capacità di produzione svincolata dagli incentivi di mercato della domanda interna e globale. Questa capacità in eccesso porta alla sovrapproduzione, a persistenti surplus commerciali, ad una capacità industriale sotto-utilizzata. C’è una varietà di ragioni per cui queste condizioni possono verificarsi... inclusi sussidi, salari compressi, attività non commerciali di imprese statali, barriere di mercato che impediscono l’ingresso di prodotti esteri, protezioni inadeguate dell’ambiente o dei lavoratori, prestiti sovvenzionati...».
L’Ue ha già un accordo con gli Usa. «Gli accordi restano in piedi – ha detto Greer – Tuttavia, una indagine sulla base della sezione 301 potrebbe portare a dazi o ad altre azioni». Alla domanda se l’indagine possa aumentare tensioni con l’Ue, Greer ha risposto: «Parte delle tensioni deriva dal fatto che l’Ue ha fatto circa lo zero percento di quello che avrebbe dovuto in base all’accordo commerciale con noi. L’Europa ha leggi ancora in discussione e barriere non tariffarie irrisolte da mesi. Il livello di tensioni dipenderà probabilmente dalla domanda se l’Europa porterà a termine i suoi impegni mentre procediamo con l’indagine». Gli Usa intendono usare la sezione 301 anche per altre indagini: la prima, se gli altri Paesi hanno leggi che vietano le importazioni di beni prodotti con i lavori forzati. E poi indagheranno sulle tasse sui servizi digitali, sui prezzi dei farmaci e altri temi. I negoziati avvengono con l’Ue non con singoli membri. Ma intanto ieri Trump è tornato a minacciare la Spagna dopo le critiche sulla guerra in Iran: «Non stanno cooperando per niente, potremmo tagliare il commercio».