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 2026  marzo 12 Giovedì calendario

Il via libera alle riserve strategiche

Dopo avere inviato nel Mediterraneo orientale la portaerei Charles De Gaulle, missione «difensiva» ma comunque segno della volontà di non restare a guardare da troppo lontano, Emmanuel Macron ieri ha convocato d’urgenza – in videoconferenza – la prima riunione del G7 da quando Stati Uniti e Israele hanno sferrato l’attacco all’Iran.
Al termine del colloquio con i leader di Canada, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, il presidente francese (cui spetta quest’anno la guida del G7) ha fatto il punto della situazione e rivendicato la decisione comune – «preparata dal G7» – di liberare 400 milioni di barili dalle «nostre riserve strategiche, quando dico noi mi riferisco alla trentina di Paesi che fanno parte dell’Agenzia internazionale dell’energia». Una quantità che Macron ha paragonato a circa 20 giorni di uscita di barili dallo stretto di Hormuz, oggi di fatto chiuso per volere dell’Iran.
La crisi energetica
L’obiettivo del G7 era innanzitutto di dare una risposta concreta alle preoccupazioni dei cittadini quanto al rincaro del carburante, e i 400 milioni di barili a questo servono.
«Stiamo avendo un impatto formidabile», ha detto Donald Trump durante la videochiamata, ed è certo che le decisioni del G7 e dell’Agenzia dell’energia tendono ad alleggerire il grande problema che il presidente americano deve affrontare in queste ore, ovvero la crisi energetica globale e il rialzo dei prezzi della benzina provocati dall’attacco all’Iran. Per il resto, Macron ha sottolineato alcuni punti critici dell’intervento israelo-americano (a cui la Francia non partecipa e che la Francia non approva, ha più volte ripetuto Parigi negli ultimi giorni): «Spetterà al presidente degli Stati Uniti chiarire sia i suoi obiettivi finali sia il ritmo che vuole imprimere alle operazioni». Il che significa che questi obiettivi per adesso restano confusi, anche in virtù delle dichiarazioni contraddittorie che arrivano dall’amministrazione americana sulla fine imminente o meno della guerra. A questo proposito, Macron ha rimarcato che «l’Iran continua ad aggredire diversi Paesi della regione. E dunque le sue capacità non sono ridotte a zero e nello stesso tempo diversi gruppi legati all’Iran continuano ad agire. Penso in particolare a ciò che accade in Iraq o in Libano».
I leader occidentali hanno ribadito la necessità di assicurare la libertà di navigazione, minacciata anche dalle mine che potrebbero essere poste dall’Iran. Macron però ha precisato di non avere «alcuna conferma, né da parte dei servizi alleati né da parte dei nostri servizi segreti», dell’uso di mine nello stretto di Hormuz, cosa che «sarebbe una scelta pesante» da parte di Teheran.
La diplomazia
Continuano i negoziati con i partner europei – ma anche con India e Giappone – per formare una grande coalizione che possa scortare le petroliere nello stretto di Hormuz, «ma solo una volta che siano cessati i combattimenti», dicono le fonti del Quai d’Orsay, perché la priorità è non partecipare allo scontro in atto.
Nel corso della riunione la premier italiana Giorgia Meloni ha proposto che venga organizzato un confronto tra il G7 e il Consiglio di cooperazione del Golfo (che riunisce Bahrein, Kuwait, Iraq, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti). Alla videoconferenza hanno partecipato anche la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che si sono detti d’accordo con Emmanuel Macron – e quindi in disaccordo con Donald Trump – sul fatto che «non è il momento di allentare le sanzioni alla Russia» come modo per rispondere alla crisi energetica.
L’aiuto di Kiev
Macron ha ripetuto che la guerra in Medio Oriente non deve in alcun modo «ridurre la nostra attenzione nei confronti dell’Ucraina», e anzi ha sottolineato il fatto che «molti di noi hanno potuto salutare il coinvolgimento degli ucraini, che sono venuti molto rapidamente in supporto di molti Paesi del Golfo per offrire le proprie capacità e le proprie innovazioni in materia di lotta contro i droni».
Il fatto stesso che il G7 di ieri abbia potuto tenersi è un primo successo, gli evidenti disaccordi sulla guerra non ne hanno provocato poi un fallimento evidente, e i 400 milioni di barili tolti dalle riserve sono una risposta concreta alla crisi. Resta il carattere paradossale delle alleanze variabili all’interno del G7, con gli Stati Uniti inclini a levare le sanzioni sul petrolio russo e a fare un favore a Putin contro l’Ucraina, e la Francia e gli altri Paesi schierati con Kiev fino al punto di ringraziare Zelensky per l’aiuto portato alle monarchie del Golfo – alleate degli Usa – colpite dai droni di Teheran.