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 2026  marzo 11 Mercoledì calendario

Repubblica Democratica del Congo, i cinesi lasciano le miniere

Nell’Est del Congo ancora in guerra, qualcosa di nuovo si sta muovendo sul versante delle miniere d’oro. «Un cambiamento “epocale”, relativo alla proprietà dei siti auriferi artigianali di Mwenga, che riaccende la speranza degli abitanti». Ma anche il timore di subire nuove forme di colonizzazione di stampo americano. «Le compagnie cinesi stanno lasciando le miniere d’oro», conferma ad Avvenire don Davide Marcheselli da Kitutu, villaggio sperduto, e fino a pochi giorni fa del tutto isolato, nel Sud Kivu. «Lo vediamo con i nostri occhi, così come vediamo i nuovi dirigenti subentrare: ci siamo incontrati con loro». Che l’avvicendamento sia frutto dell’accordo di “pace” siglato a Washington il 5 dicembre scorso, e della formula minerals- for-security «è presto per dirlo». Ma ci sono fondati motivi per ritenere che il diktat americano abbia fatto leva sui precedenti proprietari collegati a Pechino. L’“effetto Trump” nell’Est del Congo contiene però una pericolosa componente autoritaria e una “deterrenza armata”. «A seguito di bombardamenti su siti minerari occupati illegalmente da compagnie cinesi, diversi cittadini asiatici sono stati uccisi – confermano fonti locali – e pertanto l’ambasciatore di Pechino in RD Congo ha fatto partire tutti i suoi connazionali dal sud Kivu».
Al posto delle società cinesi subentra il gruppo Strategos Mining & Exploration, a maggioranza congolese con addentellati canadesi. La multinazionale si occupa infatti del recupero e riattivazione di precedenti asset minerari, in questo caso ceduti dalla società canadese Banro, che è stata acquisita. Alla Chiesa locale l’arrivo di Strategos appare come un «possibile varco per riaprire il dialogo con le vittime delle miniere d’oro e negoziare risarcimenti economici». Il 25 febbraio scorso «c’è stato un incontro tra i rappresentanti di Strategos e i portavoce della società civile e delle famiglie delle vittime, compresa Advem – spiega Marcheselli, sacerdoteattivista -. A noi è parso che Strategos sia intenzionata a ripristinare la legalità».
Don Davide si occupa da anni di far valere i diritti delle “vittime dell’oro”: sotto accusa le aziende a capitale cinese BM Global Business, Congo Blueant Minéral, Oriental Ressources Congo, Yellow Stone e Water Ressources, New Oriental Mineral e Regal Mining.
Insicurezza sul lavoro, scarsa attenzione ai diritti degli operai e dell’ambiente sono tra le accuse rivolte a Pechino. Nel 2022, stanchi di subire, l’attivista Félicien Myaka e le famiglie di chi aveva perso la vita in miniera, hanno creato Advem, tramite la quale rivendicano oggi giustizia.
«Il nostro obiettivo è metterci in rete, girare video, tirare fuori le persone dall’anonimato», dicono. Che l’avvicendamento tra cinesi e congolesi comporti più legalità e giustizia è tutto da vedere: «la paura che Strategos faccia solo i propri interessi, è forte», dice ancora don Davide. Tuttavia bisogna tentare anche questa strada per ridare dignità a chi ha subito tremendi abusi. «Abbiamo incontrato i nuovi responsabili, li abbiamo ospitati qui in parrocchia, abbiamo parlato chiaramente con loro e ora aspettiamo di vedere se veramente si impegneranno per la tutela dell’ambiente e della popolazione locale». A fronte di tutto questo, la guerra nel Nord e nel Sud Kivu non è mai finita: «non so come si possa pensare il contrario!», dice il sacerdote. Attacchi armati, insicurezza e paura restano tutt’ora l’incubo delle popolazioni dell’Est, mentre l’M23, pur decapitato, occupa sia Goma che Bukavu.
L’accordo “di pace” siglato tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo non funziona, ripetono tutti gli interlocutori con i quali siamo in contatto. Ad avanzare è solo la protezione dei siti minerari, compresi quelli di cobalto nella zona di Kolwezi, controllati dai contractors dell’americano Erik Prince, avvistati ad Uvira. «La presenza delle forze d’occupazione dell’M23 a Sange e nei villaggi della Piana di Ruzizi fino a Kamanyola, continua a causare enormi sofferenze, specialmente alle famiglie dei difensori dei diritti umani», denuncia l’associazione locale Acmej. Kidumu Philemon, figura di spicco della società civile di Sange, è stato prelevato da casa sua lo scorso 20 febbraio ed è sparito nel nulla. «Il nostro collega Faraja Kininga e diversi giornalisti, sono ricercati dalle forze di occupazione» e devono nascondersi, dice Acmej. Una perdita di vite giovanissime, le migliori forze del Paese, che avviene nel silenzio sostanziale della comunità internazionale.