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 2026  marzo 11 Mercoledì calendario

Il batterio immortale venuto (forse) da Marte

Cosa passa nella testa di uno scienziato che schiaccia un batterio con una pressione 30mila volte più alta di quella dell’atmosfera terrestre. E quale sarà la sua reazione nel vedere che tre microrganismi su cinque sopravvivono al trattamento. Se il batterio in questione è il Deinococcus radiodurans, il filo rosso del ragionamento appare subito chiaro. E ci porta direttamente su Marte.
Il batterio Conan
Di fronte a loro, gli scienziati della Johns Hopkins University che hanno escogitato il test estremo non avevano infatti un microbo qualunque. Deinococcus radiodurans è un batterio praticamente indistruttibile, non a caso soprannominato Conan. È stato ritrovato in perfetta salute tra le rovine di Chernobyl: il nome radiodurans indica proprio la sua capacità di tollerare radiazioni capaci di uccidere ogni altro essere vivente. Sopravvive al freddo estremo e in assenza di acqua entra in uno stato di quiescenza che lo rende ancora più resistente alle radiazioni.
In passato altri scienziati lo avevano bombardato con dosi radioattive 28mila volte più alte di quelle che uccidono un uomo, e lui aveva superato l’esame. Nel 2015 gli astronauti lo avevano tenuto per un anno fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale, esposto alle pericolose radiazioni cosmiche, e Conan non aveva battuto ciglio. Un altro dei suoi habitat è il Cile, dove si trova il deserto più arido del pianeta.
L’ipotesi della vita arrivata dallo spazio
Se oggi gli scienziati americani hanno aggiunto la prova dello schiacciamento (con i risultati pubblicati sulla rivista Pnas Nexus), è perché hanno immaginato uno scenario che potrebbe spiegare come la vita sia arrivata sulla Terra.
La capacità di sopravvivere in ambienti radioattivi e privi di acqua, infatti, potrebbe aver permesso a Deinococcus radiodurans di arrivare sul nostro pianeta dal cielo, dopo un lungo viaggio nello spazio.
Fra i possibili luoghi d’origine il candidato principale è Marte. In passato il pianeta rosso ospitava l’acqua (anche oggi sono stati rilevati oceani sotterranei) e sulla sua superficie sono state trovate molecole organiche complesse per le quali non è esclusa un’origine biologica.
Ma come ha fatto un batterio nato su Marte a mettersi in viaggio nello spazio e arrivare fino alla Terra? Gli scienziati della Johns Hopkins hanno un’ipotesi: l’impatto con un meteorite.
L’esperimento estremo
La pressione di 2,4 gigapascal cui hanno sottoposto Conan nel loro laboratorio per un microsecondo (nella fossa delle Marianne si arriva a un decimo di gigapascal) è un’approssimazione di quella che Deinococcus radiodurans avrebbe potuto subire se fosse stato colpito e scagliato nello spazio da un meteorite. È possibile che a bordo di un frammento di roccia abbia viaggiato fino a un pianeta vicino: appunto la Terra.
Le tessere del puzzle che disegnano questo scenario sono ancora poche per far emergere un quadro convincente. Ma sono coerenti. L’ipotesi che la vita sul nostro pianeta sia arrivata dal cielo a bordo di una roccia, chiamata litopanspermia, è corroborata anche dal ritrovamento di molecole organiche complesse sugli asteroidi e di resti di meteoriti marziani caduti sulla Terra.
Finora però nessuno fra i batteri sottoposti all’esperimento della pressione estrema (si era arrivati fino a 10 gigapascal con le spore di Bacillus subtilis o con Escherichia coli) era sopravvissuto.
I tentativi falliti di uccidere Conan
Oggi gli scienziati americani hanno inserito delle colonie di Conan fra due dischi metallici liscissimi, poi gli hanno sparato contro un proiettile con un’angolazione di 20 gradi fino a 480 chilometri all’ora. Alla fine dell’esperimento hanno contato i microrganismi sopravvissuti: fino a 2 gigapascal di pressione (un meteorite non fra i più grandi) la loro quota era rimasta vicina al 90%. “Ci aspettavamo di trovarli tutti morti già ai primi tentativi” ha raccontato Lily Zhao della Johns Hopkins. “Invece erano veramente difficili da uccidere”. Alla fine a rompersi è stato l’apparecchio usato per l’esperimento.
“La vita – commenta Kaliat Ramesh, ingegnere esperto di materiali sottoposti a condizioni estreme e coordinatore dell’esperimento – potrebbe in effetti sopravvivere dopo essere stata scagliata da un pianeta verso un altro pianeta. È un’idea che cambia il modo di immaginare quale sia stata l’origine della vita sulla Terra”.
Anche le missioni che progettano di recuperare campioni di roccia da Marte per analizzarli nei nostri laboratori dovranno prendere delle precauzioni, alla luce di queste ipotesi. Potrebbero dare un passaggio anche a dei nuovi Conan.