corriere.it, 11 marzo 2026
Condannato «scroccone seriale» bandito da 32 paesi
C’è chi dice che prediliga gli hotel del centro e del nord Italia. Nel tempo deve aver acquisito una certa esperienza in fatto di suite e hotel lussuosi. Sceglie sempre in modo oculato, presentandosi come noto top manager nel campo della moda o della comunicazione. Questa volta si era finto un responsabile della società Amazon Italia Logistica srl, promettendo di pagare il conto, salvo poi sparire nel nulla.
L’uomo dalle mille identità e professioni che ha accumulato tredici condanne, l’ultima del Tribunale di Bolzano lo scorso febbraio, ieri -10 marzo – ha raggiunto quota quattordici. Il giudice Rocco Valeggia l’ha condannato a due mesi per insolvenza fraudolenta, dovrà anche pagare 4.000 euro alla parte civile e altri 3.000 euro di spese legali. La difesa d’ufficio, rappresentata dall’avvocata Claudia Salvador, ha tentato di minare l’impianto accusatorio, contestando l’ipotesi del piano premeditato, non provata secondo il legale. Non è bastato a evitare la condanna. Il giudice ha però escluso la recidiva, nonostante le decine di procedimenti aperti in tutta Italia.
Campano di origini, ma residente nel comune brianzolo di Seregno, Alfonso Patrizio Russo, 48 anni, ha già collezionato una sessantina di denunce in tutt’Italia, una trentina solo in Alto Adige. È stato bandito da trentadue Comuni. La collezione di denunce e procedimenti non sembra aver modificato le sue abitudini. Volto ormai noto in tutte le strutture d’Italia, negli anni di lui aveva parlato anche la trasmissione Rai «La vita in diretta» e «I fatti vostri». Non si è sottratto ai microfoni e alle telecamere. «Al massimo ho fatto solo qualche leggerezza», si era giustificato. «Non sono furbo», diceva. «Tutto fatto in buona fede». Ma quando si presentava alla reception i documenti erano falsi. Nei diversi hotel ha lasciato spesso conti stratosferici, svuotando minibar e usufruendo di tutti i confort possibili, spa compresa.
In Alto Adige aveva lasciato un conto da pagare di 1.850 euro, in Trentino quasi 3.000 euro. Più precisamente 2.680 euro pensione completa per una suite in un hotel di lusso della val di Fassa, più altri 300 euro di extra. Non si era fatto mancare nulla. L’uomo aveva prenotato un soggiorno in alta stagione, nel mese di luglio, presentandosi come un manager di un certo prestigio. Affabile e abile era riuscito a convincere tutti, salvo poi dileguarsi di nascosto. Per simulare la sua presenza nella stanza e trovare il tempo di fuggire aveva lasciato la chiave elettronica inserita nel dispositivo della stanza, «rinunciando» anche alla colazione. Il soggiorno a «sbafo» risale al 2022.
I responsabili della struttura hanno tentato invano di contattarlo sia telefonicamente che via email. Tutto inutile. Aveva solo lasciato detto di mandare la fattura ad Amazon Italia. «Sono il responsabile», aveva detto. Salvo poi sparire di nuovo e non saldare il conto, nonostante i numerosi solleciti. A metà gennaio era stato condannato dal Tribunale di Como, ma ci sono precedenti anche in Valtellina e in altre numerose strutture ricettive del nord Italia.