Corriere della Sera, 11 marzo 2026
Il Sole, il meteo e il simbolo del Nord
«Tempo: previsione prossimi giorni». Ahi ahi... Perfino il mitico archivio dell’Ansa, riferimento per tutti i cultori italiani dei data center, ripete per decine e decine di volte lo stesso equivoco. A chi chiede nel motore di ricerca del leggendario «Sole delle Alpi» offre trecento e passa risposte confondendo le antiche glorie padane col meteo: «Settimana instabile, in arrivo piogge». Solo una manciata di anni fa un manifesto sui muri settentrionali, ispirato da Gilberto Oneto, ministro della Cultura del «governo» leghista tuonava la gloria di quel «sole»: «Quando un popolo come quello padano cammina, piega la storia». Tra i primi entusiasti, ignaro che sarebbe poi finito tra le braccia di Vannacci, c’era Mario Borghezio: «Sulle nostre bandiere ritorna, dalla notte dei tempi, un simbolo antico ed augurale, la ruota solare graffiata da millenni sulle rocce delle Alpi». Umberto Bossi confermava: «Il Sole delle Alpi è il simbolo del Nord. Non è un simbolo politico ma culturale dei popoli che abitano le Alpi». Il futuro boss Matteo Salvini confermava: «Il Sole delle Alpi esiste da 500 anni sulle nostre chiese, sui nostri palazzi, sulle nostre fontane. È come se qualcuno contestasse a Venezia le bandiere col leone di San Marco. È il simbolo di una terra, di una storia». E tale era l’entusiasmo (eran tempi in cui l’Ansa certificava: «Battendo per 2-0 in finale la formazione degli Aramaici (Siria) la squadra di calcio della Padania ha vinto la Viva World Cup a Gallivare in Lapponia») che il sindaco leghista di Adro (Brescia) tappezzò una scuola con uno sproposito di Soli delle Alpi. Centinaia. Finché qualcuno che aveva letto qualche libro in più, come il linguista Vermondo Brugnatelli, docente alla Bicocca di lingua berbera e cultore del dialetto lumbard, fece notare che «più che Sole delle Alpi andrebbe chiamato Sole dell’Atlante». E spedì al Corriere foto che mostravano il simbolo immortalato su libri antichi in arabo, tombe di cimiteri islamici, perfino il pulpito di una moschea. E fu l’inizio di un diluvio, col web che si popolò di foto di Soli delle Alpi su una stele etrusca a Vetulonia, un’urna cineraria umbra, una colonna dell’Abbazia di Camogli, un portale a Maramures in Romania, un altro del 1778 a Tramutola in Basilicata, un bassorilievo della Cattedrale di Venosa, un vaso attico al museo di Atene, una stele fenicia, una stele a Tarut in Arabia Saudita, una decorazione del palazzo di Assurbanipal e via così. Sic transit gloria mundi...