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 2026  marzo 11 Mercoledì calendario

Palmer Luckey e la Silicon Valley

Palmer Luckey nel 2012 era a Los Angeles per presentare il suo visore per realtà virtuale, nato dai suoi esperimenti nel garage di casa, mettendo insieme maschere da sci e smartphone. Aveva 19 anni, lo incontrammo: si presentò con camicia hawaiana e infradito. Neanche due anni più tardi, l’allora Facebook comprò la sua Oculus per due miliardi di dollari. Luckey resistette alla corte di Zuckerberg solo fino al 2016: le sue posizioni radicali, pro-Trump – distanti dall’allora Silicon Valley liberale —, lo spinsero al licenziamento. Un anno dopo fondò Anduril, dal nome di una spada de Il Signore degli Anelli. L’azienda produce armi, non magiche, almeno non come lo intendiamo di solito: si tratta di sistemi di difesa controllati dall’intelligenza artificiale. Tra i finanziatori del progetto, Peter Thiel, nome ben più noto della galassia Maga, co-fondatore nel 2003 di un’altra azienda che produce apparati militari automatici. Si chiama Palantir, come le «pietre veggenti» dell’epopea di Tolkien, altro nome parlante di un mix techno-fantasy che conta numerose aziende dedite all’arsenale «intelligente» Usa: dalla banca Erebor ai fondi Valar Ventures e Mithril Capital. In questi giorni di confronto sui paletti da imporre alle AI in ambito militare – con il «grande rifiuto» di Anthropic di scendere a compromessi con il Pentagono —, c’è una parte di Silicon Valley che prende una strada diversa rispetto a quella «hippie liberal» tradizionale. L’abbiamo già notato dai molti «inchini» tech all’insediamento di Trump. La differenza non è estetica: a 32 anni, Luckey si presenta alle riunioni con gli incravattati del governo sempre in camicia hawaiana e ciabatte. La questione è più legata all’etica, o meglio, all’assenza di questa. Nel nome della deterrenza, e del capitale. E con il sospetto di «leggerezza» nel definire senza troppi scrupoli il modo in cui faremo la guerra in futuro: mantenendo il controllo delle decisioni chiave oppure delegando tutto all’ottimizzazione della macchina. Come fosse un videogioco, si dice. Il prossimo progetto di Palmer Luckey? Tramite il credito costruito negli anni con Anduril, ottenere fondi per creare il clone definitivo del Game Boy, console di gioco Nintendo degli anni Ottanta. Il bambinone, geniale, rimane tale. Anche se dalle sue mani ora passa un pezzo della nostra umanità, e di come la troveremo, tra qualche anno, guardandoci allo specchio.