Corriere della Sera, 11 marzo 2026
Biennale, contro il padiglione russo la lettera di 22 Paesi europei
Il fronte si allarga. Non solo il governo italiano, che col ministro della Cultura Alessandro Giuli ieri è tornato all’attacco, ma ora anche l’Europa – insieme all’Ucraina e alla Norvegia – chiede a gran voce – con una lettera indirizzata da 22 Paesi al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco – di revocare la partecipazione della Russia col suo Padiglione all’edizione numero 61 dell’Esposizione internazionale dell’Arte, che partirà il prossimo 9 maggio. Ironia del destino: proprio in quella data, la Russia celebrerà il Giorno della Vittoria, festa nazionale, con un’imponente parata militare sulla Piazza Rossa di Mosca. Per Putin, sarebbe una doppia soddisfazione.
Ma anche Bruxelles condanna «fermamente» la presenza russa a Venezia e si dice pronta, con la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef, a esaminare «ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell’Ue in corso alla Fondazione Biennale». Messaggio chiaro: no al ritorno a Venezia della Russia dopo la sospensione nel 2022 coincisa con la guerra a Kiev, «inaccettabile nelle attuali circostanze», cioè con l’invasione ancora in corso e la pace lontana, come hanno scritto i ministri della Cultura e degli Esteri dei 22 Paesi, tra cui Francia, Germania, Spagna, Romania, Polonia...
La lettera non porta in calce la firma dell’Italia, Paese ospitante della rassegna, ma il ministro Giuli anche ieri ha ribadito la netta contrarietà di Palazzo Chigi. L’ha fatto in un videomessaggio, durante la presentazione al Collegio Romano (da lui disertata all’ultimo per «improrogabili impegni istituzionali») del «Padiglione Italia» a Venezia, che aprirà con la mostra «Con te con tutto» curata da Cecilia Canziani e le opere di Chiara Camoni. «Come ministro della Cultura – ha premesso Giuli – ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell’espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, la libertà». E ancora: «L’arte è libera quando è libero il governo che la mette in condizioni di esprimersi. E l’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente. Non si può dire lo stesso delle autocrazie...». Secondo Kiev, dall’invasione russa almeno 342 artisti ucraini sono stati uccisi, 1.685 siti e 2.483 infrastrutture culturali distrutti o danneggiati. Nella lettera dei 22 Paesi a Buttafuoco si citano le parole dell’artista Kirill Savchenkov mentre si ritirava dal Padiglione russo nel 2022: «Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili, i cittadini ucraini si nascondono nei rifugi e i manifestanti russi vengono messi a tacere».
Perciò, ha concluso Giuli, il Padiglione russo a Venezia verrà aperto «contrariamente all’opinione del governo italiano», per «la libera e autonoma scelta della Biennale che siamo tenuti a rispettare». E Buttafuoco, facendo finta di non capire, ha paradossalmente ringraziato il ministro, «perché questa diversità di posizione – ha detto – dettata dalle regole, dalle procedure e dalle leggi perfino quelle internazionali, conclama l’autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della Fondazione La Biennale». Ma i governi europei restano preoccupati – lo scrivono nella lettera – per il rischio significativo di una «strumentalizzazione» da parte di Mosca interessata a «proiettare un’idea di legittimità e accettazione internazionale in netto contrasto con la realtà della guerra in corso, la distruzione del patrimonio culturale ucraino e le sanzioni». Perfino il collettivo femminista russo Pussy Riot, da anni in lotta contro il regime di Mosca, annuncia proteste nei giorni dell’Esposizione al grido: «Aspettatevi resistenza».