Corriere della Sera, 11 marzo 2026
Iran e Ucraina, Campo largo diviso
Il meccanismo, se fosse scattato, avrebbe fatto ottenere a Conte un doppio risultato. Convincendo tutta (o quasi) l’opposizione a sottoscrivere un testo in cui si sollecitava il governo a promuovere un’iniziativa di pace in Ucraina, senza accenno alcuno al sostegno militare a Kiev. II leader dei 5 Stelle avrebbe assunto il ruolo del federatore, scippandolo a Elly Schlein, e avrebbe costretto il Pd ad allinearsi alle sue posizioni. «Tanto il Parlamento ha già votato gli aiuti militari all’Ucraina, è inutile tornarci», è stato il suo ragionamento per convincere il centrosinistra a firmare una risoluzione comune su Kiev da presentare oggi in Parlamento. Ma ancora prima che i riformisti, con Guerini in testa, si facessero sentire (e si sono fatti sentire), è stata la stessa Schlein a stoppare l’operazione. Operazione, va detto per amor di cronaca, più mediatica (l’altroieri i 5 Stelle facevano circolare la voce che l’accordo fosse in dirittura d’arrivo) che reale. Il no della leader dem aveva tre motivazioni. Primo, la segretaria è convinta che non debba esserci ambiguità sul sostegno, anche militare, alla resistenza ucraina. Secondo, per Schelin, «l’unità del Pd è la cosa più importante» e dire di sì all’ex premier avrebbe sancito una frattura con i riformisti dem (e non solo con loro). Terzo, la leader del Pd non ha intenzione alcuna di regalare il ruolo del grande federatore del centrosinistra al suo competitor.
Perciò, alla fine della festa, si va tutti divisi. I 5 Stelle rifiutano la proposta pd di andare in aula con un testo comune sull’Iran e in ordine sparso sull’Ucraina. Conte e compagni, per ripicca, presentano in Parlamento la risoluzione su cui il leader del Movimento 5 Stelle aveva immaginato di incastrare Schlein. Italia viva, Azione e +Europa hanno invece avviato una trattativa, su iniziativa di Benedetto Della Vedova, per presentare una risoluzione unitaria del cosiddetto Terzo Polo sia sull’Iran che sull’Ucraina. E Iv, dopo aver tentato lo sforzo unitario con tutto il centrosinistra, si è cimentata in questa nuova soluzione.
Dunque, il meccanismo non è scattato e Conte non è riuscito nel suo intento. Schlein non si è fatta mettere all’angolo. Ma la ritorsione del Movimento 5 Stelle di fronte all’atteggiamento del Pd, la decisione di andare da soli e non trovare un accordo nemmeno sull’Iran, inevitabilmente peserà nei rapporti tra Partito democratico e M5S.