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 2026  marzo 11 Mercoledì calendario

L’ascesa controversa di Mojtaba

Che l’ascesa di Mojtaba Khamenei non sia stata una transizione semplice lo avevamo intuito già una settimana fa, quando i media israeliani hanno iniziato a fare il suo nome in modo insistente. Oggi che il secondogenito di Ali è stato eletto nuova Guida suprema dell’Iran, emergono dettagli che rendono ancora più fumosi i contorni della sua nomina.
Fonti vicine a Teheran rivelano che Khamenei senior aveva confidato ai suoi fedelissimi di non volere un’eredità dinastica, perché la carica suprema non doveva diventare un feudo di famiglia. Qualcuno sostiene che l’abbia messo nero su bianco nel suo testamento. Come questa volontà sia stata ignorata resta un mistero, ma l’elezione di Mojtaba segna una svolta ereditaria che stride con lo spirito della Rivoluzione islamica del 1979, nata per abbattere scià e dinastie.
Dietro le quinte, però, il piano era in gestazione da anni. I registi sono i suoi alleati più stretti nelle Guardie della Rivoluzione: Ahmad Vahidi, attuale capo dei pasdaran; Mohammad Bagher Ghalibaf, ex Guardiano e oggi presidente del Parlamento; e soprattutto Hossein Taeb, uomo inflessibile che chiamano l’ombra di Mojtaba, con cui ha combattuto nella guerra Iran-Iraq. È stato capo dell’intelligence Irgc e il suo curriculum è segnato dal sangue: nel 2009 è stato lui a lanciare i Basij contro i manifestanti dell’Onda verde, orchestrando il massacro.
Fonti iraniane confermano che se alcuni pesi massimi del regime hanno spinto con decisione per la sua elezione, altre figure di primo piano si sono invece opposte senza mezzi termini. Tra queste ci sono Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e uomo che tiene in mano le sorti politiche del Paese, e Ali Asghar Hejazi, vice capo di gabinetto dell’Ufficio della Guida suprema. Un altro aspetto che alimenta i dubbi degli scettici ha a che fare con i numeri. Dopo il voto degli 88 saggi dell’Assemblea degli Esperti, le autorità religiose di Teheran hanno annunciato trionfanti l’elezione di Mojtaba: «Maggioranza schiacciante», hanno detto. Ma l’ayatollah Mohsen Heydari, membro dell’Assemblea, ha fornito dettagli preziosi. Ha spiegato che più di due terzi dei membri del consiglio si erano riuniti nella sessione finale, garantendo così il quorum necessario per la validità del voto: l’85-90% dei presenti ha espresso consenso per Khamenei junior. Heydari, però, ha precisato un punto cruciale: alcuni membri del Consiglio, compresi quelli residenti a Qom, non sono stati informati della riunione segreta e quindi non vi hanno partecipato, una mossa che non è passata inosservata. Secondo le ricostruzioni del sito di analisi Amwaj, anche altri due episodi avrebbero contribuito a spingere il nome di Mojtaba. Nei giorni passati sono stati i media israeliani a diffondere per primi la notizia che il figlio di Khamenei sarebbe diventato la prossima Guida Suprema, anticipando la conferma ufficiale. Questa informazione ha attivato subito Donald Trump, che si è detto contrario al nome – come se avesse un potere di scelta. La reazione del presidente americano ha fornito munizioni preziose a Taeb e agli altri pasdaran intransigenti del regime che spingevano da tempo per il loro candidato.
Come a dire: non faremo ora un favore al Grande Satana? Anche le improvvise scuse pubbliche del presidente cosiddetto riformista Masoud Pezeshkian ai Paesi del Golfo avrebbero finito per accelerare l’ascesa di Mojtaba. Un passo falso che avrebbe scatenato una reazione furiosa nell’establishment amplificando le pressioni interne che hanno colto l’occasione al balzo: «Abbiamo bisogno di una voce forte che guidi il Paese».
Un uomo forte che al momento è ferito e, di sicuro, nel mirino dell’esercito israeliano. Già si rincorrono voci sulle sue condizioni fisiche. L’attentato al complesso del leader supremo ha ucciso non solo il padre, ma anche la madre, la moglie e uno dei figli. Per giorni si è creduto che Mojtaba fosse tra i morti. Il fatto che non sia ancora apparso in pubblico – nemmeno in video – solleva più di un dubbio.